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Il Coworking, cambia la concezione del lavoro
Il Coworking, lavoro condiviso, è una realtà lavorativa in continua crescita. È un nuovo stile lavorativo basato sulla condivisione di un ambiente di lavoro e di risorse. Si tratta di condividere con liberi professionisti, freelance o persone che viaggiano spesso e finiscono per lavorare da sole, che svolgono lavori diversi, un unico spazio lavorativo. Possiamo immaginare il coworking come un grande spazio dove ogni libero professionista ha una propria postazione di lavoro, si può trattare di un stanza oppure di una postazione all’interno di un open space. Il coworking è un modo nuovo di concepire e intendere il lavoro che sta portando con sé un vero e proprio cambiamento culturale, economico e sociale. I vantaggi di utilizzare il coworking riguardano sia l’aspetto economico, in quanto abbattono i costi di affitto o d’acquisto di un ufficio proprio, sia l’aspetto sociale in quanto permette di instaurare nuove relazioni, nuovi contatti, nuove collaborazioni tra i professionisti che condividono lo spazio. Con la crisi e con un mercato del lavoro sempre più flessibile, i metodi tradizionali risultano ormai vecchi, oltrepassati. Lavorare da soli non è più conveniente, fare rete è la vera rivoluzione. Concepire un altro, un diverso modo di lavorare è il vero vantaggio. Il coworking, come abbiamo già detto, offre la possibilità di abbattere i costi fissi e di gestione di un classico ufficio, ma offre anche la flessibilità di impiego degli spazi e degli strumenti di lavoro, offre l’opportunità di creare e far parte di una comunità nella quale riconoscersi e nella quale condividere idee, progetti e stringere collaborazioni in un’ottica di convivenza sociale e confronto professionale. Con il coworking, il lavoro è ripensato in termini di collaborazione, di sinergia. Al centro torna l’individuo, il singolo con le sue relazioni. Le parole chiave del coworking, sono: Condividere, lo scambio di conoscenze non passa più solo attraverso Internet ma avviene attraverso la condivisione anche di spazi fisici e di strumenti di lavoro. Collaborare, creare collaborazioni tra professionisti. Costruire, alleanze, collaborazioni su attività, progetti, committenze. Connettere, fare rete. Abbandonare la condizione di isolamento e creare una comunità multi-professionale. Storia del coworking. Il primo spazio di coworking è nato a San Francisco nel 2005. In italia, il coworking è un fenomeno recente arrivato tra il 2008 e il 2010 e si è sviluppato seguendo tre strade. Il coworking ibrido: uno spazio nato come ufficio tradizionale e riadattato successivamente a spazio condiviso, il coworking importato: un network estero già avviato e funzionante che ha aperto filiali anche in Italia (es. The Hub, divenuto poi Impact Hub aperto a Milano nel 2010) e, infine, il coworking nativo: un’attività ideata fin dall’origine come coworking e sviluppata in Italia (es. Toolbox Coworking aperto a Torino nel 2010). In Sardegna, la realtà del c ...
Leggi di piùLa chiesa di santa Maria del Carmen, un tesoro nascosto
All’interno del centro urbano vi è una piccola chiesa di cui pochissimi conoscono la sua storia e alcuni ne ignorano persino l’esistenza. Fra le cause di questa “poca notorietà” vi è, presumibilmente, il fatto che l’edificio si trova ubicato su alcuni terreni privati (in prossimità della via Sicilia) non facilmente visibili dalle vie più frequentate del paese. «Le prime notizie dell’esistenza di questa chiesa intitolata a santa Maria del Carmen o del Carmelo a seconda dei documenti – spiega Fabiola Onnis, archivista e consigliera comunale – le si trovano in un testamento del lontano 1758 appartenente a tale Giovanni Sisinnio Sechi, notaio lunamatronese sposato con Anna Mancosu, nobildonna dell’epoca. Nel documento emerge come questa chiesetta, pur essendo di proprietà della coppia, rientrasse fra i benefici parrocchiali ovvero in quelle rendite dei beni assegnati al “sacerdote addetto” in virtù del dovere ecclesiastico che esercitava nella comunità di allora. In un altro testamento, quello della moglie di Sechi, si evincono alcune raccomandazioni fra cui quella di celebrare ogni 16 luglio, nella chiesa, una festa in onore di santa Maria del Carmine con “missa parada” e processione. Per l’occasione, si auspicava, che venisse macellata una vacca e che la sua carne venisse distribuita ai poveri del paese». L’edificio, oggi come allora, si presenta esposto a sud e a navata unica con tre nicchie sull’abside, queste tuttora esistenti. Il campanile, crollato da tempo, era a doppia vela; le sue campane, invece, sono ancora conservate presso la chiesa parrocchiale del paese. Vi era pure una sagrestia che comunicava con l’abitazione dei proprietari: ciò indica che, oltre che essere una cappella privata, la chiesetta venisse aperta anche al pubblico. Fra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo l’edificio era ben noto e fruibile dai cittadini dell’epoca: «La contessina Priama, figlia del notaio Sechi e di Anna Mancosu, – continua a spiegare Fabiola Onnis – ereditò una cospicua somma dai genitori tale da mettere in pratica le loro volontà: pertanto, alla fine del ‘700, la chiesa venne dotata di tutti gli arredi e i paramenti necessari. Tale atto di devozione venne ampiamente appoggiato dal canonico prebendato di Lunamatrona, il decano Obino Meloni, e dall’allora vescovo di Ales, Michele Aymerich, che lo stesso anno ne rilasciò l’atto di concessione». Per alcuni decenni questa chiesa si ritagliò quindi il suo piccolo spazio all’interno della vita ecclesiastica della comunità; tuttavia, già durante le prime decadi del ‘800, la sua importanza iniziò a venir meno con un lento e progressivo abbandono. Il motivo è senz’altro da ricercarsi sulla scarsa solidità della struttura e al fatto che le raccomandazioni testamentarie dei coniugi Sechi e della contessa Priama di preservare l’edificio vennero disattese dopo pochi anni dalla loro morte. La questione ci viene ben illustrata dal ...
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