>Le prime consistenti ondate migratorie dall’Italia verso la Lorena, la Renania e le Ardenne coincidono con lo sviluppo industriale che ha caratterizzato il bacino minerario di quella regione compresa tra Francia, Belgio, Germania e Lussemburgo a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo. Questi flussi si collocano in un contesto di crescente domanda di manodopera nel settore minerario e siderurgico e di espansione dell’attività̀ edilizia connessa alla rapida urbanizzazione imposta dallo sviluppo industriale. I primi emigrati italiani arrivano in Alsazia-Lorena e nella Renania-Palatino verso il 1875, dove sono impiegati nella costruzione di grandi opere ferroviarie e stradali; in Lussemburgo arriveranno soltanto verso il 1890 ma il loro numero aumenterà progressivamente fino a superare le 10000 unità nel 1910. Pur trattandosi originariamente di flussi stagionali, alcuni nuclei di operai italiani iniziano a insediarsi stabilmente a ridosso di fabbriche e miniere: a Esch-sur-Alzette, Dudelange e Differdange in Lussemburgo, a Longwy, Villerupt e Mont Saint-Martin in Francia, a Liegi, Charleroi e Arlon in Belgio, si formano veri e propri quartieri operai a forte presenza italiana. [caption id="attachment_19239" align="alignnone" width="680"]
Manifestazione di lavoratori a Esch-sur-Alzette nel 1931 (Fonte: Centre de Documentation sur le Migrations Humaines - Dudelange - Luxembourg)[/caption]
Allo scoppio della prima guerra mondiale il numero di emigrati italiani nella regione diminuisce per riprendere a crescere immediatamente dopo la sua fine. Dal 1922, con l’imporsi del fascismo, l’emigrazione italiana assume connotati politici con l’arrivo di un gran numero di antifascisti in Francia, Belgio e Lussemburgo; le autorità locali ne reprimeranno brutalmente le iniziative: il loro attivismo politico è considerato pericoloso dopo le proteste e gli scioperi che in quei primi anni ’20 hanno scosso le miniere e le fabbriche della zona.
Gli emigrati sardi non sono inizialmente numerosi ma aumenteranno costantemente durante gli anni della dittatura fascista. In particolare, saranno gli anarchici a preferire la regione transfrontaliera per il loro esilio. Uno dei primi sardi che arriva in Lussemburgo è Antonio Francesco Sanna, classe 1884, cuglierese, socialista anarchico e pacifista, già condannato in Italia a un anno di reclusione. Partigiano di Lussu, manifesta nel 1923 a Esch-sur-Alzette dove gli operai scendono in corteo per celebrare il primo maggio. Anche Nicola Porcu, classe 1892, di Villaputzu, ritenuto un violento e pericoloso antifascista, partecipa alla stessa manifestazione nella cittadina lussemburghese. Qualche mese dopo, è coinvolto a Differdange in uno scontro con i fascisti locali. In seguito, si sposta a Herserange, nei pressi di Longwy, sul lato francese del bacino minerario, partecipando attivamente alle iniziative degli anarchici locali. Inizialmente comunista, sposerà gli ideali dell’anarchia proprio sotto l’influenza dei circoli anarchici locali francesi e belgi. Assiduo sostenitore delle riviste “Il Risveglio Anarchico” e “Prometeo”, nel 1939 viene arrestato a Liegi con l’accusa di aver compiuto una rapina mano armata; invocherà l’intervento di Lussu dichiarando di essere vittima di una congiura fascista.
In Belgio si è stabilito anche Giovanni Demurtas, classe 1898, originario di Tonara; emigra nei primi anni ‘20 e lavora a Seraing, nella regione frontaliera. Schedato come comunista, nel settembre 1932 è arrestato a Liegi per incitamento alla guerra civile. Espulso dal Belgio, vi rientra clandestinamente e viene arrestato e detenuto nelle carceri di Namur. Si trasferisce quindi nella zona mineraria del sud del Lussemburgo da dove nel 1933 viene espulso dopo essere rimasto coinvolto in uno scontro coi fascisti locali a Esch-sur-Alzette. Si sposta in Francia e poi in Belgio e, nel maggio successivo, è accompagnato alla frontiera olandese. Nell’ottobre 1935 viene infine rimpatriato e, assegnato al confino per 5 anni come “antifascista all’estero”, inviato a Ventotene.
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L'anarchico Tomaso Serra, noto Il Barba, in un ritratyto degli anni giovanili.[/caption]
Nel 1922, dopo aver girovagato per l’Europa, Tomaso Serra, nato nel 1900 a Orosei, anarchico conosciuto anche come “Il Barba”, arriva a Longwy dove lavora in una fonderia. La direzione dello stabilimento ne apprezza l’intelligenza e la padronanza delle lingue – ne parla cinque – e lo nomina sorvegliante degli altiforni. Nel 1923 manifesterà anche lui a Esch-sur-Alzette per il primo maggio, entrando in contatto con gli altri antifascisti sardi presenti e stabilendo importanti relazioni coi circoli anarchici locali. Espulso dalla Francia, nell’ottobre 1927 entra in Lussemburgo: si fa chiamare Perra, dopo aver falsificato il suo passaporto correggendo la S in P. Considerato “un anarchico pericoloso”, è costantemente sorvegliato dalle polizie europee. Trova lavoro nell’impresa edile di proprietà del presidente dei fasci italiani lussemburghesi. Ne conquista la fiducia e si stabilisce nella pensione gestita dal segretario degli stessi fasci; questi gli affida, dietro compenso, l’incarico di compilare gli indirizzi sulla corrispondenza dell’organizzazione fascista destinata agli aderenti locali. Serra, in un’azione di controspionaggio, copia lo schedario così da poter verificare e impedire eventuali infiltrazioni - molto frequenti - di fascisti tra i gruppi anarchici italiani. Nel frattempo cambia lavoro e, dopo essersi procurato un nuovo passaporto, si fa chiamare Giuseppe Pinna. Viene quindi fermato dalla polizia per un furto nella Legazione italiana di Lussemburgo: arrestato, è condannato anche per l’ulteriore falso dei documenti. Ai primi del mese di aprile del 1928, dopo un mese di reclusione, viene infine espulso anche dal Lussemburgo. Tenta quindi di rientrare in Francia ma ripara in Belgio dove lavora come muratore nella costruzione di una diga nei pressi di Liegi. Si stabilisce a Seraing e frequenta i fuorusciti italiani e gli ambienti sovversivi locali. Fa propaganda antifascista e si occupa della distribuzione del settimanale “Il Riscatto”; organizza manifestazioni e raccolte di fondi tra i connazionali e intrattiene importanti contatti con la folta comunità anarchica belga. Quando esplode una bomba nel Consolato italiano di Liegi, Serra viene immediatamente arrestato: sarà rilasciato soltanto dopo un durissimo interrogatorio e una pesante perquisizione. È consapevole di essere sorvegliato da vicino dalla polizia belga e nell’agosto dello stesso anno viene di nuovo fermato in occasione di una manifestazione a sostegno di Sacco e Vanzetti. Da informazioni provenienti dal comando di polizia di Liegi risulta che il Serra “faceva della propaganda comunista e anarchica fra i suoi compatrioti; che il 30 ottobre 1928 aveva unito una trentina di essi in piazza Creve-Coeur ai quali aveva indirizzato un discorso e distribuito stampati e danaro”. Prova a ottenere un nuovo passaporto, ma nel gennaio del 1929 il console italiano a Liegi glielo nega informando che “in considerazione dei precedenti e della condotta politica del nominato questo Regio Ufficio non ha creduto di potergli concedere il passaporto”. La polizia belga continua a seguirlo attentamente e il 30 aprile del 1929 lo espelle dal Belgio per l’ennesima irregolarità dei suoi documenti. Emigra in Francia da dove nel 1936 entra in Spagna per combattere nelle milizie repubblicane. Reduce della guerra di Spagna, nell’ottobre del 1939 rientra in Francia e da qui di nuovo in Belgio, a Arlon, non lontano dalla frontiera franco-lussemburghese, dove viene di nuovo arrestato per la violazione del decreto di espulsione. Rientrato in Sardegna alla fine della guerra, si stabilisce a Barrali dove fonderà una comunità anarchica di solidarietà.
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Un’immagine della grande regione transfrontaliera [Fonte : Centre de Documentation sur les Migrations Humaines – Dudelange-Luxembourg][/caption]Anche sul versante francese della frontiera, a Longwy, notevole era la presenza di emigrati italiani, e tra essi numerosi erano i sardi. I ricchissimi giacimenti di ferro avevano favorito un intenso sviluppo industriale di quell’area dove si trova in quegli anni una attiva e politicizzata colonia di minatori e operai sardi. Ne è l’animatore Luca Porcu, un operaio comunista, ex-combattente nella prima guerra mondiale, già decorato al valore con medaglia d’argento. Espatriato clandestinamente nel 1923, dal 1932 è naturalizzato francese. Nel 1937 sarà il promotore della sottoscrizione a sostegno dei repubblicani combattenti in Spagna, che, intercettata dalla polizia italiana, diverrà nota come “Lista Porcu di Longwy”. Nel 1937 rappresenta la sezione dell’Unione Popolare Italiana di Longwy al congresso interregionale dell’UPI facendosi notare per la lucidità dei suoi ragionamenti. Nel maggio del 1938 organizza la conferenza che darà vita a “Fratellanza Sarda”, un’organizzazione di solidarietà antifascista tra gli emigrati sardi: l’assemblea, aperta dallo stesso Porcu, viene chiusa da Velio Spano che aveva sostenuto e ispirato quella iniziativa. La stampa locale osserva che “Porcu e Spano sono stati molto applauditi e tutto lascia supporre che i 400 sardi che abitano nei dintorni di Longwy saranno tutti membri della fratellanza”. Le fonti di polizia e la stessa Lista Porcu, pubblicata da “Giustizia e Libertà” il 30 aprile 1937, permettono di ricostruire l’elenco dei membri di Fratellanza Sarda. L’organizzazione, che promuoverà iniziative antifasciste e forme di assistenza e solidarietà tra i lavoratori, ha un orientamento politico prevalentemente comunista ma con una importante influenza e presenza anarchica. Significative sono le parole del Porcu che, nel luglio del 1938, da oratore ufficiale di una grande manifestazione a Longwy, chiuderà il suo discorso con l’auspicio garibaldino: “Qui si fa l’Italia o si muore!”.
Walter Tocco
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