Archivio

Archivio

In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Pastorale in quarantena? Come educare a distanza

di Emanuele Corongiu ____________________ Ogni anno la Pastorale Giovanile della diocesi di Cagliari, attraverso campi di formazione e conferenze, prepara qualche centinaio di operatori, personale indispensabile per lavorare con bambini e adolescenti. Sono coinvolte all’attività una fascia di età che va dalla prima superiore in su. Quest’attività, anche certificata dall’ufficio, porta competenze da spendere negli oratori o anche in ambito lavorativo. Quest’anno le cose cambiano. La PG di Cagliari va in quarantena? Il direttore dell’ufficio Don Francesco Deffenu si è ritrovato, a metà calendario, a bloccare i corsi di formazione in avvio di progettazione. La sicurezza va messa in primo piano, ma che ne è dell’educazione dei ragazzi? Per provare a sciogliere un po’ di nodi e capire se i genitori possono dormire sonni tranquilli, il direttore ha risposto a qualche domanda. Come si procederà in questa storica stagione estiva? La pandemia ha messo tutti in stop, compresi i vostri eventi. L’educazione dei ragazzi è rimandata a data da destinarsi? “Certamente no. «Educazione», infatti, deriva dal latino educere che significa “tirare fuori”, proprio come faceva Socrate con i suoi allievi, come una levatrice attraverso l’arte della maieutica. Siamo chiamati a tirare fuori il meglio dei nostri ragazzi, le loro risorse migliori, per aiutarli a mettere a frutto i propri talenti. Come Chiesa non possiamo sottrarci alla nostra missione educativa, che vanta una lunga tradizione anche in tempi non meno avversi, ancor più in questo tempo di pandemia. Certamente anche il Servizio diocesano di pastorale giovanile si è dovuto interrogare ed è stato chiamato ad una globale riprogettazione secondo le attuali esigenze dei ragazzi, nella fedeltà al proprio mandato che è quello dell’educazione cristiana delle nuove generazioni. Cambia la forma (che può essere sempre mutevole), ma non la sostanza. Non possiamo lasciare i giovani al loro destino, in balìa del vuoto educativo. Nessuno di noi ha soluzioni preconfezionate. Occorre ascolto comunitario, “fare rete” agendo in sinergia e alleanza con le altre agenzie educative presenti sul territorio. È necessario fare scelte responsabili (ovviamente vogliamo proteggere chi ci viene affidato e non esporre nessuno a inutili pericoli), ma anche coraggiose, anzi oserei dire profetiche. In fin dei conti chi è il profeta? Letteralmente è “colui che parla davanti”.  In questo momento la Chiesa ha bisogno di precursori (che in 2000 anni nei momenti più difficili non sono mai mancati). Urgono nuove strade, nuove idee, nuovi linguaggi, finora poco praticati, mettendo in gioco la creatività dell’amore. Occorre qualcuno che sappia “guardare oltre” con una mentalità nuova che dà vita a soluzioni inedite. San Paolo nella Lettera ai Romani ci invita ad una metànoia, ad una conversione, ad un rinnovare e trasformare il nostro modo di pensare (cfr. Rm 12, 2). Ci viene richie ...

Vai a tutti i contenuti