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San Gavino, l’idea del giovane Davide Moreno: “Il posto in chiesa si prenota con una App"

di Gian Luigi Pittau __________________ Permettere l’accesso alle funzioni religiose in condizioni di sicurezza e tramite una semplice App scaricabile gratuitamente sul telefonino. Così a San Gavino Monreale i fedeli possono prenotare il proprio posto in chiesa grazie all’idea sviluppata dal giovane Davide Moreno, 22 anni, che ha proposto l’applicazione Parrocchia.app all’azienda sangavinese Atlas di Walter Piras, che ha già sviluppato l’applicazione “MobilitApp”, progettata e realizzata per facilitare la gestione della fruibilità di luoghi pubblici e spazi aperti dei Comuni come parchi o spiagge rispettando la privacy dei cittadini. «Questa App rispetta il diritto alla privacy e tutta la procedura è anonima. Per progettarla ci siamo confrontati con sacerdoti della Chiesa italiana e in particolare con don Donato Agostinelli parroco nella diocesi di San Miniato in Toscana e don Massimo Cabua, viceparroco a San Gavino Monreale». Resta il problema delle persone che non hanno una grande confidenza con le nuove tecnologie e con i più moderni telefoni, ma anche gli anziani non saranno esclusi dalle messe perché chi non possiede grosse competenze tecnologiche potrà prenotare questa settimana la propria presenza in chiesa ai numeri di telefono messi a disposizione dai sacerdoti del paese. [caption id="attachment_69698" align="alignleft" width="348"] Davide Moreno[/caption] Davide Moreno immagina una Chiesa più tecnologica: «Con questa app - rimarca il giovane sangavinese - il desiderio è quello di racchiudere per i fedeli non solo la prenotazione alle messe, ma anche le letture, il foglio settimanale dei canti, le comunicazioni che il sacerdote potrà dare direttamente ai fedeli per rendere la parrocchia un po’ più moderna anche nelle sue funzioni accessorie che sono fondamentali come nel caso del catechismo e dell’oratorio. L’ingresso in chiesa sarà confermato da alcuni volontari attraverso la verifica di un semplice QR Code visibile sul telefono del fedele». Intanto le parrocchie del paese riunite in una Unità Pastorale hanno stabilito delle norme per la ripresa delle celebrazioni aperte ai fedeli.  “La capienza massima delle chiese è stabilita dal parroco e legale rappresentante in base alla superficie del luogo di culto: nella chiesa parrocchiale di Santa Chiara ci potranno stare massimo 80 persone, nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa massimo 140 persone mentre 50 nella chiesa parrocchiale di Santa Lucia”. Per partecipare alla messa sarà necessario prenotare il proprio posto. In una prima fase le prenotazioni avverranno attraverso il sito www.parrocchia.app, nel quale - dopo una semplice registrazione - si potrà cercare la parrocchia, il giorno e l’orario della messa alla quale si intende partecipare. Si potranno prenotare anche i propri familiari in un’unica operazione. All’atto della prenotazione si riceverà via email un codice che dovrà essere mostrato ai volontari che accoglieran ...

Il caso “Silvia Romano”, fra il “capire” e il “comprendere”, quanti interrogativi

di Francesco Diana _____________________   [caption id="attachment_69684" align="alignleft" width="382"] Francesco Diana[/caption] In questo tormentato periodo, dominato dalla pandemia del Covid-19, ci mancava solo la polemica montata sul “caso” Silvia Romano a violentare il nostro cervello, per cercare di capire ciò che realmente è successo e comprendere il perché di tutto ciò. Diciamo subito che, per quanto pubblicizzato dai media, ci è sembrato di capire che una splendida ragazza di nome Silvia Romano, che da diciotto mesi era ostaggio di un sanguinario movimento somalo d’ispirazione “quaedista”, conosciuto come “Al Shabaab”, sia stata liberata dall’Intelligence italiana (AISE), grazie anche alla collaborazione di Turchia e Quatar. La ragazza, allora poco più che ventiduenne, che lavorava come cooperante in Kenya per conto dell’ONLUS marchigiana “Africa Milele”, fu rapita il 20 novembre 2018 nel villaggio di Cacama, a ottanta chilometri circa da Nairobi, da un gruppo di criminali comuni e poi venduta in Somalia, dove fu tenuta in ostaggio fino alla liberazione avvenuta, sempre secondo quanto precisato, il 20 maggio del 2020. A quanto appreso, aggiungiamo quanto di nostro dominio, precisando che la Somalia è stata per decenni una nostra Colonia e che, dopo la guerra, abbiamo agito da Potenza mandataria per condurla alla piena indipendenza, cosa che peraltro non sembra aver prodotto pienamente gli effetti sperati, giacché non ha impedito la formazione di gruppi terroristici sotto il sacro ombrellone dell’Islam, come appunto “Al Shabaab”, che oggi contribuiamo a combattere coordinando l’EUTMS, che ha il compito di addestrare le truppe regolari somale contro li abusi e le minacce di detto movimento. Sempre in base alle indicazioni offerte dai media, ci è sembrato di capire che per la ragazza non è stato versato alcun riscatto, cosa peraltro confermata direttamente ai microfoni della TV di Stato, sia dal Primo Ministro Conte sia dal Ministro degli Esteri Di Maio. A fronte di tante certezze, comprendiamo pure in quali condizioni, sia morali sia fisiche, la ragazza possa aver trascorso il lungo periodo di detenzione prigioniera di Al Shabaad, così come siamo portati a comprendere la sua conversione all’Islam, forse per effetto di quella che è definita come “Sindrome di Stoccolma”, ossia di quell’inverosimile risposta emotiva che porta l’ostaggio a maturare sentimenti positivi nei confronti dei rapitori, spesso contraccambiati dagli stessi sequestratori nei confronti dell’ostaggio, e negativi contro le forze dell’ordine. Peraltro, come noto, la libertà religiosa costituisce uno dei cardini della Costituzione italiana (Art. 19). Comprendiamo anche la sua felicità nel rimettere piede nel territorio italiano e nel poter riabbracciare i propri cari, benché in deroga alle norme in vigore riguardante la vicenda Coronavirus. Se però c’è una cosa che assolutamente non comprendiamo, ...

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