Ogni anno la Pastorale Giovanile della diocesi di Cagliari, attraverso campi di formazione e conferenze, prepara qualche centinaio di operatori, personale indispensabile per lavorare con bambini e adolescenti. Sono coinvolte all’attività una fascia di età che va dalla prima superiore in su. Quest’attività, anche certificata dall’ufficio, porta competenze da spendere negli oratori o anche in ambito lavorativo. Quest’anno le cose cambiano. La PG di Cagliari va in quarantena? Il direttore dell’ufficio Don Francesco Deffenu si è ritrovato, a metà calendario, a bloccare i corsi di formazione in avvio di progettazione. La sicurezza va messa in primo piano, ma che ne è dell’educazione dei ragazzi? Per provare a sciogliere un po’ di nodi e capire se i genitori possono dormire sonni tranquilli, il direttore ha risposto a qualche domanda. Come si procederà in questa storica stagione estiva? La pandemia ha messo tutti in stop, compresi i vostri eventi. L’educazione dei ragazzi è rimandata a data da destinarsi? “Certamente no. «Educazione», infatti, deriva dal latino educere che significa “tirare fuori”, proprio come faceva Socrate con i suoi allievi, come una levatrice attraverso l’arte della maieutica. Siamo chiamati a tirare fuori il meglio dei nostri ragazzi, le loro risorse migliori, per aiutarli a mettere a frutto i propri talenti. Come Chiesa non possiamo sottrarci alla nostra missione educativa, che vanta una lunga tradizione anche in tempi non meno avversi, ancor più in questo tempo di pandemia. Certamente anche il Servizio diocesano di pastorale giovanile si è dovuto interrogare ed è stato chiamato ad una globale riprogettazione secondo le attuali esigenze dei ragazzi, nella fedeltà al proprio mandato che è quello dell’educazione cristiana delle nuove generazioni. Cambia la forma (che può essere sempre mutevole), ma non la sostanza. Non possiamo lasciare i giovani al loro destino, in balìa del vuoto educativo. Nessuno di noi ha soluzioni preconfezionate. Occorre ascolto comunitario, “fare rete” agendo in sinergia e alleanza con le altre agenzie educative presenti sul territorio. È necessario fare scelte responsabili (ovviamente vogliamo proteggere chi ci viene affidato e non esporre nessuno a inutili pericoli), ma anche coraggiose, anzi oserei dire profetiche. In fin dei conti chi è il profeta? Letteralmente è “colui che parla davanti”. In questo momento la Chiesa ha bisogno di precursori (che in 2000 anni nei momenti più difficili non sono mai mancati). Urgono nuove strade, nuove idee, nuovi linguaggi, finora poco praticati, mettendo in gioco la creatività dell’amore. Occorre qualcuno che sappia “guardare oltre” con una mentalità nuova che dà vita a soluzioni inedite. San Paolo nella Lettera ai Romani ci invita ad una metànoia, ad una conversione, ad un rinnovare e trasformare il nostro modo di pensare (cfr. Rm 12, 2). Ci viene richiesta una vera e propria conversione pastorale, nella consapevolezza di essere al centro non di un’epoca di cambiamenti, ma di un cambiamento d’epoca.”
Qual è, secondo lei, la vera sfida educativa che il Servizio diocesano di pastorale giovanile si trova a dover affrontare in questo momento?
“Non lasciare i ragazzi soli, nemmeno a distanza. Piccoli e ragazzi rischiano di rimanere in balìa di loro stessi, e noi non possiamo permetterci di lasciarli nella solitudine, nel vuoto educativo. A maggior ragione in questo frangente, vogliamo far sperimentare loro la prossimità della Chiesa, che è vicina a loro e li accompagna giorno dopo giorno, in questo tempo così faticoso e complicato. L’oratorio non può fare la figura del “grande assente”, non può restare sordo alle domande di senso più intime e profonde che albergano nei cuori dei giovani. La Chiesa non scappa, c’è e vuole restare sul pezzo, come Gesù che è sempre restato, l’unica certezza tra le tante incertezze di questo tempo. “
I campi di formazione e le altre attività del contesto. Pensa che si possa formare personale competente per un nuovo metodo educativo anche a distanza? Ha qualche idea in proposito?
“Mai come in questo periodo si è parlato di tanto di media education e distance learning. La società intera è stata costretta ad accelerare il passo, a adeguare il proprio standard alle necessità attuali. Purtroppo, però non basta aumentare i Gbps, non basta dotare un popolo intero di dispositivi elettronici per definirlo educato nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Un conto è possederli, un conto saperli utilizzare e un conto è utilizzarli con sapienza. I media presentano molteplici rischi (come ogni cosa, se utilizzata male) ma anche molteplici potenzialità. Allora, pur nella consapevolezza che la ricchezza della relazione interpersonale in presenza è insostituibile, stiamo preparando dei percorsi di formazione online a distanza mediante l’utilizzo di webinar, grazie anche alla collaborazione con il Servizio regionale di pastorale giovanile. I giovani e gli adulti che ne faranno richiesta avranno la possibilità di formarsi su molteplici argomenti tra i quali: gestione e coordinamento di un gruppo o una squadra di animatori; creazione, svolgimento e presentazione di un gioco; gestione dei social dell’oratorio: Facebook, Instagram e YouTube; creare un’attività di riflessione e/o spirituale da 0: strumenti e tecniche; norme di prevenzione e sicurezza in oratorio al tempo del Covid-19; formazione digitale (tecniche per imparare a usare bene programmi per creare locandine o video o quiz online etc.) che potrebbero tornare molto utili in questo periodo. L’arresto forzato di questo periodo di questo periodo può costituire una buona occasione di formazione e approfondimento del nostro agire pastorale. “
Gli oratori sono un servizio alla comunità, aiutano molti genitori lavoratori a non lasciare da soli i figli. Ha ricevuto delle proposte per ideare qualche progetto? Cosa c’è in cantiere?
“L’Oratorio è esperienza peculiare della Chiesa italiana (e non solo) che nel tempo (ormai cinque secoli – pensiamo a San Filippo Neri e poi a San Giovanni Bosco) e nei territori, è stato declinato in diverse forme e modalità, ma anche in diversi luoghi (basti pensare che i primi oratori sono iniziati nel giardino del vescovo). In Italia costituisce una bellissima possibilità di fare dell’iniziazione cristiana un’esperienza di vita, più che una scuola di catechismo. Non starò qui a dilungarmi sulla valenza educativa degli oratori, riconosciuti tra l’altro dalla legge nazionale n° 206/2003 e dalla legge regionale n° 4/2010. Certamente, in questo momento, agli oratori viene chiesto uno sforzo ulteriore: contribuire alla ripartenza dell’Italia intera per scrivere tutti insieme una bella pagina della nostra storia nazionale. Come Servizio diocesano di pastorale giovanile, già da tempo stiamo pensando ad un progetto modulabile, adattabile dalle singole realtà in base alle esigenze, soprattutto di famiglie ed istituzioni, alle effettive risorse e possibilità, all’andamento epidemiologico. Tutto questo nel rispetto di tutte le norme di sicurezza emanate dalle autorità competenti. L’idea di fondo è quella della coesistenza di due proposte complementari: la prima è quella di un oratorio virtuale diocesano dove i diversi oratori ogni giorno abbiano la possibilità di turnarsi e andare ad animare un’ora trasmessa in diretta streaming per tutti i bambini e ragazzi della nostra Diocesi; la seconda è quella dell’oratorio in presenza che sarà realizzato sui territori in piccoli gruppi e con tutte le dovute precauzioni del caso. Il tema comune che farà da leitmotiv sarà quello della santità. Se l’anno scorso “Bella storia” ci ha accompagnato a contemplare la bellezza della storia della salvezza, quest’anno secondo una naturale prosecuzione scopriremo che questa “bella storia” in realtà prosegue fino ai giorni nostri mediante numerose figure di santi giovani “della porta accanto”, ovvero originari proprio della nostra Sardegna. Il tempo stringe e non è semplice preparare tutto questo in poco tempo. Ma confidiamo che il duro lavoro di questi giorni possa portare presto agli esiti sperati.”
Questa è la conferma di un mondo attento al suo futuro. Gli insegnati e gli educatori si aggiornano, si mettono all’opera per garantire un servizio essenziale per la società contemporanea: l’istruzione e l’educazione.
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