Archivio

Archivio

In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Don Ettore Cannavera e “il miracolo” la Collina raccontati da Sergio Abis

di Sergio Portas _______________________   Scrive Giacomo Serreli sulla sua “Boghes e Sonos”, quarant'anni di musica extracolta in Sardegna (Scuola Sarda Editrice) a proposito del “rocker” cagliaritano Jo Perrino: “Jo Perrino and the Mellowtones, possiamo considerarla a tutti gli effetti la più importante band emersa nella scena del rock indipendente isolano, l'unica che sia riuscita ad affermarsi anche oltre il Tirreno...siamo nell'ottobre del 1984” (pag.213). Ne ha fatta di strada Perrino da quel primo, e anche scoppiettante, inizio, diciotto dischi sulle spalle e soprattutto un progetto tutto suo, estremamente originale,  il recupero di una tradizione musicale che nasce dalle patrie galere, dalle prigioni, cantando problematiche che hanno lo stigma dell'istituzione da cui derivano: sogni di libertà, cadute in inevitabili crisi depressive, difficoltà relazionali coi compagni di cella e gli agenti di custodia, desiderio di una rivalsa che non può che venire, seppure in un futuro sempre incerto (su You Tube molte delle sue canzoni). Patrizio Gonnella sull'ultima pagina del “Manifesto” del 3 aprile scorso gli dedica un articolone a titolo: “Canto Le Carceri Sarde”, Il viaggio etno-musicale di Jo Perrino dentro gli istituti penitenziali della Sardegna. E il libro di Sergio Abis, “Chi sbaglia paga”, con le lettere dei detenuti a don Ettore Cannavera. “Nelle storie cantate da Jo Perrino c'è l'intensità della vita trascorsa in prigione; non c'è dunque solo l'affresco di un mondo criminale sublimato a mondo perfetto, fondato sulla cultura machista della violenza. C'è anche lo sguardo antropologico alla vita di galera. Per questo il progetto musicale di Jo Perrino è anche una via attraverso cui conoscere le dieci carceri sarde con i suoi duemila detenuti. Finire in carcere in Sardegna non è come stare in continente. C'è l'isolamento forzato determinato dalla lontananza, dalla difficoltà di tenere in piedi legami affettivi, visto che non sempre sono lì reclusi i sardi di origine”. Il carcere è quello che i sociologhi definiscono una “istituzione totale”, anche relativamente recente, una sorta di “macchina” creata dagli uomini, mano a mano che i livelli delle società andavano evolvendo (Nel medo evo e anche prima i ladri, quando venivano presi, erano semplicemente impiccati), atta a far scontare a chi “sbagliava” una pena che avrebbe mondato il reo affinché potesse ritornare alla vita sociale di prima.  La nostra Costituzione, redatta non a caso dopo che la Nazione aveva subito vent'anni di un regime totalitario in cui i diritti individuali, di partecipazione politica, di lavoro e sindacato, di tempo libero (leggi: sabato fascista), di scuola e insegnamento (leggi: ordinamenti razziali che, di punto in bianco, impedirono ad italiani di fede ebraica, di recarsi a scuola o insegnare in scuole di stato), furono trattati come strame da concime, recita all'articolo 27: “La responsabilità penale ...

L’università di Cagliari con il canto a tenore nella rete Unesco

Creare una rete tra istituzioni che studiano e contribuiscono alla valorizzazione e salvaguardia dei Patrimoni Culturali Immateriali (Intangible Cultural Heritage) riconosciuti dall’UNESCO: è l’obiettivo principale del progetto europeo Erasmus+ “Network of UNESCO Cultural Spaces” di cui l’Università degli Studi di Cagliari è partner. [caption id="attachment_86420" align="alignleft" width="313"] Ignazio Macchiarella[/caption] Si tratta di un’ambiziosa iniziativa internazionale che – attraverso gli enti coinvolti – mette in rete i Paesi aderenti, a partire dalla Lettonia, capofila del progetto con l’Ethnic Culture Center Suiti Foundation e a seguire con diverse istituzioni di Estonia, Repubblica della Macedonia del Nord, Georgia, Croazia e Portogallo. L’Ateneo cagliaritano è stato invitato a prendere parte al progetto in ragione della presenza in Sardegna del Canto a Tenore, peculiare genere di canto a più voci maschili profondamente radicato [caption id="attachment_86422" align="alignleft" width="348"] Marco Lutzu[/caption] nella parte centrale dell’isola, riconosciuto come Capolavoro Immateriale dell’Umanità nel 2005 e inscritto nelle Liste rappresentative dei Patrimoni Culturali Immateriali nel 2008. L’Università del capoluogo sardo è infatti da tempo impegnata, spesso in collaborazione con le associazioni dei cantori e con l’Istituto Superiore Regionale Etnografico (ISRE), nella realizzazione di iniziative volte allo studio delle peculiarità musicali e culturali del canto a tenore, oltre che in progetti di valorizzazione e salvaguardia dello stesso. Referenti locali per il progetto sono i docenti di etnomusicologia dell’Università di Cagliari Ignazio Macchiarella e Marco Lutzu. [caption id="attachment_86419" align="alignleft" width="339"] Alessandra Carucci[/caption] “Questo progetto rappresenta una chiara dimostrazione di quanto la partecipazione a questi partenariati internazionali sia importante non solo per la crescita dell’ateneo – commenta Alessandra Carucci, Prorettore delegato per l’Internazionalizzazione - ma anche per la valorizzazione e la promozione del territorio sardo e dei suoi beni culturali. Si tratta di uno dei 6 progetti approvati nel 2020 nell’ambito del Programma Erasmus+, che ormai non riguarda soltanto la mobilità degli studenti, ma offre sempre di più nuove opportunità di collaborazioni internazionali per i nostri docenti”. Il patrimonio culturale contribuisce a costruire il senso di appartenenza a una regione, a un paese o a una parte del mondo. Inoltre la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale contribuisce a diversi aspetti dello sviluppo sostenibile di diverse regioni in Europa: territori remoti, rurali e anche urbani. Finora, a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, i partner si sono incontrati solo in maniera virtuale, ma è già in fase di organizzazione una serie di meeting e seminari nei diversi Paesi aderenti, durant ...

Vai a tutti i contenuti →