Al via mercoledì 2 marzo il progetto "Cercatori di meraviglie”

La promozione della lettura tra i bambini e gli adolescenti è al centro di un progetto di formazione per insegnanti delle scuole materne, elementari e medie, varato dalla Fondazione "Giuseppe Dessì" di Villacidro in collaborazione con Bimbi a Bordo, la Festa della Letteratura per l'infanzia (lo scorso agosto alla sua terza edizione) organizzata dall'associazione culturale InCoro di Guspini. "Cercatori di meraviglie - Figure e parole per ricordare la bellezza": questo il titolo dell'iniziativa che interesserà cinquanta docenti dei tre ordini scolastici di vari centri del Medio Campidano (Villacidro, Guspini, Gonnosfanadiga, San Gavino, Serramanna, Samassi, Sardara, Arbus e Pabillonis); divisi in due gruppi di venticinque elementi, uno a Villacidro in Casa Dessi e l'altro a Guspini alle Case a Corte, saranno impegnati in un percorso formativo sulle strategie di avvicinamento dei ragazzi al libro con incontri frontali e attività laboratoriali condotti da esperti e operatori coordinati da Mara Durante, formatrice e cultrice della materia. Dodici gli appuntamenti in calendario tra marzo e maggio: si comincia questo mercoledì (2 marzo) alle 17.30 nella Casa Dessì a Villacidro, con il primo incontro, che varrà anche a presentare il progetto e le altre date del corso. Con questa iniziativa la Fondazione "Giuseppe Dessì", attiva nella ricerca e nella divulgazione dell'opera dello scrittore sardo e organizzatrice del premio letterario a lui intitolato (trenta edizioni festeggiate lo settembre), rinnova la sua attenzione verso il mondo della scuola e rafforza la sinergia con la Festa della Letteratura Bimbi a Bordo per incentivare la diffusione anche tra i ragazzi delle opere dell'autore di "Paese d'ombre". Tutta l'attività laboratoriale del progetto "Cercatori di meraviglie - Figure e parole per ricordare la bellezza" sarà infatti dedicata all'analisi e allo sviluppo dei testi di Giuseppe Dessi. fonte foto: qui ...

La nostalgia del suo paese e il desiderio di tornare nella terra delle sue radici

«Mi piace far parlare il cuore attraverso le mani e la sola lingua che conoscono è quella dell’amore e della nostalgia. Quando, dopo aver viaggiato in balia delle onde per mari e calette, quei poveri rami secchi trovano spazio nel mio cestino, mi sento un po’ come loro: sospesa tra i flutti, a tratti sbattuta su scogli e sporgenze, qualche volta dolorosamente riportata a riva da mareggiate impreviste, ma sempre viva, nella speranza e nell’ attesa di fare ritorno a casa». Scuote un momento la testa Renata Atzeni, cinquant’anni, maestra d’asilo, uno sguardo pieno d’affetto alle strade della sua Arbus. Tra qualche giorno un aereo la ricondurrà nuovamente a Cassano d’Adda, cittadina lombarda a trenta chilometri da Milano, dove nel 1985 è immigrata per amore. « I paradisi di Gutturu e Flumini, Babbari, Funtanazza, sono i luoghi della mia infanzia. All’inizio - racconta - l’entusiasmo di intraprendere una nuova vita e la carica fortissima che ne deriva mi ha permesso di non sentire il distacco in maniera troppo profonda. Poi una figlia, dopo appena tre anni: l’esperienza della maternità mi ha dato occhi nuovi per osservare il mondo. Ma c’era sempre quel senso di smarrimento latente che certi giorni ti prendeva l’anima e non ti faceva dormire. Avevo bisogno di tornare a sentire il mare, di lasciarmi cullare dal suo sciabordio, mentre sdraiata sulla sabbia delle mie coste facevo pace con la mia terra e con me. Per questo, almeno all’inizio, quando la mia bambina non aveva impegni scolastici, tornavo anche tre volte l’anno - rivela - contando i giorni, le ore e i minuti ». Eppure è bella, Cassano d’Adda, solcata da canali e navigli, col suo imponente castello, i grandi boschi di salici bianchi nell’Isola Borromeo. «Nei giorni sereni da Cassano si possono vedere il monte Rosa, i Corni di Canzo, la grande cerchia di montagne comasche, leccesi e bergamasche. Amo costeggiare l’Adda in bicicletta, e spesso arrivo fino a Lecco quasi senza accorgermene. Sono i posti dei Promessi Sposi - spiega Renata, moderna Lucia, come lei costretta a dire addio ai suoi monti - ma il mio cuore ha scelto di non prendere l’aereo e si è fermato qui, a rotolare sulle dune di Piscinas modellate dal maestrale». Durante le brevi permanenze nell’isola, da alcuni anni ha preso l’abitudine di raccogliere quello che il mare abbandona sulle spiagge della sua infanzia e trasformarlo in oggetti artistici fatti a mano: « Sassi dalla forma particolare, vetri colorati e levigati, legni, cartoni, bastoncini: qualsiasi cosa, se stuzzica appena la mia fantasia, può prendere vita e mutarsi in qualcosa che poi sistematicamente tendo a regalare alle persone a me più care. E poi c’è questo - dice, mentre la sua mano smette di scorrere le tante immagini di cornici, appendiabiti, deliziosi gioielli fai da te per arrestarsi su una piccola scultura in fil di ferro. «Si chiama “l’Albero della vita” - specifica - e la sua folta chioma è inga ...

Vai a tutti i contenuti