Marco Putzolu: storia di una campagna elettorale

All’epoca, era il 1990, per la vecchia provincia di Cagliari si chiamavano ancora elezioni amministrative, o più semplicemente “le provinciali”. Nel piccolo collegio a cui apparteneva Serramanna, roccaforte rossa, i candidati del PCI, con buonissime probabilità, erano quasi sempre vincenti. Infatti in quella tornata elettorale venne eletto Giuseppe Zucca, già sindaco e storico esponente del partito comunista. In casa socialista, dopo tanti anni di militanza e forte di quattro legislature in consiglio comunale, la sezione locale decise di candidare Marco Putzolu. La figura di consigliere provinciale era una carica ambita e certamente un salto di qualità nella carriera di un uomo politico. Naturalmente le incognite erano tante fra le certezze di una conferma alle comunali e l’alto rischio di una sconfitta in ambito provinciale. Nel PSI le possibilità di affermarsi in maniera tale da far eleggere, da solo, un proprio rappresentate a livello locale, erano molto scarse. Nonostante questi presupposti, la canditura ebbe un buon risultato di gradimento, naturalmente nel partito e in qualche misura nell’elettorato di sinistra, il cui consenso comunque andava per la maggior parte al Pci. Chiuse le urne e a conti fatti, però i voti di preferenza non furono sufficienti per l’elezione. Quello dei socialisti rimase il coraggioso tentativo per un’impresa impossibile e sebbene sconfitto, Marco Putzolu - come ricorda il segretario di sezione di allora, Lodovico Etzi - ottenne un risultato storico per il PSI locale, tirando la volata al suo partito, per la vittoria nello stesso anno delle elezioni comunali da cui era stato escluso. Se vi avesse partecipato, certamente sarebbe stato riconfermato; le strategie, si sa, molte volte sono impietose. Niente di personale; si va avanti ugualmente, con la stessa passione, e incoraggiato dalla soddisfazione ottenuta dal suo gruppo negli anni successivi si è dedicato al rilancio della Società Operaia serramannese. La solidità degli ideali si riconosce anche da questi atteggiamenti. All’epoca chi si occupava di politica aveva il partito come punto di riferimento e di norma, non scritta e generalmente rispettata, stava prima e più in alto di ogni velleità individuale. È una questione di stile, nel ruolo istituzionale come nella vita. Giovanni Contu ...

La vendemmia e suoi ricordi

Seppur non si sente più per le strade il profumo del mosto, il caratteristico “tic tic toc” ritmico e cadenzato dei torchi che proviene dai cortili, magazzini o loggiati delle case campidanesi così come si percepiva vent’anni fa, la vendemmia non perde mai il suo potere aggregante. Chi non lo ha mai provato non può capire il fascino di un processo così antico e complesso che da una pianta così umile e semplice come la vite origina il vino, sia esso bianco, rosso o rosato, vino spumante o passito. Gli zuccheri dei suoi frutti, prima recisi, poi deraspati ed infine torchiati, dopo una più o meno lunga permanenza nei tini, diventati mosto, con la fermentazione si trasformano in vino. La citazioni sul vino, sulle sue proprietà, sulla vite e la sua coltivazione, dalla poesia e letteratura ai saggi di agricoltura, si perdono nella notte dei tempi e si possono leggere dacche l’uomo ha inventato la scrittura ma sappiamo che la sua conoscenza è molto più antica. Ernest Hemingway ha scritto “il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo”, in poche parole è racchiusa la forza aggregante della vite, della vendemmia ed infine del vino. Perche nella sua semplicità la vite ha bisogno di cure con metodo e organizzazione, di lavoro per la sua trasformazione, e di regole di convivenza civile per la sua consumazione...bere con moderazione. Eppure anche oggi dove il lavoro manuale è sempre più sostituito dalle macchine, quando le nuove generazioni per la maggior parte sono lontane dal lavoro contadino, nell’epoca della comunicazione veloce di internet, coltiviamo la speranza che questo bagaglio di conoscenze e questa esplosione di sensazioni non si perda, finchè anche fra le nuove generazioni ci sono e  ci saranno ragazzi e ragazze, futuri uomini e donne, che continueranno a perpetuare il rito della trasformazione dell’uva in vino. È proprio una sera di metà ottobre, mentre navigavo su internet e sbirciavo su quanto facebook aveva da mettermi in evidenza, ho notato diverse foto della vendemmia pubblicate non solo dalle cantine che per professione trasformano il vino, ma da persone semplici, che sono state chiamate ad aiutare i propri nonni o genitori o amici ed hanno condiviso quei momenti con la pubblicazione di pensieri e fotografie, e poi leggere i commenti e sorridere nel ritrovarsi a vivere anche lontani chilometri e chilometri le stesse emozioni, nell’immaginare gli stessi profumi e suoni. Perché la vendemmia è anche condividere del lavoro insieme ad altri, aiutarsi vicendevolmente, scambiarsi esperienze ovunque questa si svolga. Infine attendere che il frutto di quel lavoro sia maturo e pronto per essere imbottigliato e bevuto ancora una volta in compagnia. Elena Fadda ...

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