Riaprono il chiosco del parco e la biblioteca

L’offerta per l’intrattenimento estivo suellese prosegue con la possibilità di fruire del parco comunale “don Lorenzo Demuro” e della biblioteca. Per quanto riguarda lo spazio all’aperto, riapre il chioschetto la cui gestione è stata aggiudicata alla proposta presentata da Gianni Ollano. Nell’area verde circostante, interamente recintato – e per ragioni di sicurezza all’interno non è possibile utilizzare nemmeno le biciclette - si trova anche una piccola e simpatica voliera che accoglie un pavone, una coppia di conigli, due germani reali, le paperelle, tutti animali accuditi grazie alla generosità e disponibilità dei suellesi. Per l’intrattenimento sportivo è disponibile un campo di bocce, due porte per eventuali partite di calcetto e un perimetro in sabbia per la pallavolo. Il tutto è riservato ai bambini e alle famiglie e ai giovani. Per quanto riguarda le attività che nel corso dell’estate avranno luogo all’interno del parchetto sono state coinvolte diverse associazioni; la Proloco, il Tennis Club, l’ASD Volley Suelli, la Quinta Mobile, la Protezione Civile e l’Oratorio parrocchiale. Di fatto si tratta di un grande gruppo nel quale ciascuno propone la propria esperienza e capacità. Lo spazio culturale, destinato alla lettura e agli audiovisivi, continua sempre all’interno della biblioteca. L’accoglienza rimane nella disponibilità di Carlo Sanna che mantiene l’incarico per il servizio di consultazione e prestito di libri e DVD. All’interno del locale, climatizzato, oltre il catalogo a disposizione, si trova una sala multimediale, e una piccola esposizione di giornali e volumi d’epoca. In sintesi, le iniziative dell’estate suellese, fra zona campestre e centro abitato: il CreGrest per bambini e preadolescenti, un’archeopedalata, tornei di beachvolley e beachtennis, elezione di Miss Folklore e un giorno di campeggio sotto le stelle, sagra della salsiccia, aperitivo in piazza quindi per concludere gara di pesca, rassegna canina e a fine settembre, San Cosma e Damiano. Giovanni Contu ...

Anni cinquanta: la “Dolce vita” a Guspini

Il dopoguerra è per tutta l'Italia foriera di risveglio economico e sociale. L'ondata di positività si irradia dal nord sino alla punta dello stivale, comprese le isole. Il trascorso fascista, anche a Guspini, ha costretto molti, per paura, per adattamento o per opportunità, ad essere fascisti o balilla, ma il dopoguerra spazza via questa pagina di storia per aprirsi alla pluralità politica, da tempo in embrione, già prima del termine della seconda guerra mondiale. Molti uomini e donne aderiscono liberamente alla lunga tradizione socialista e repubblicana, prima ancora che comunista. Infatti il 14 ottobre 1943, un anno dopo la visita di Mussolini, anche a Guspini si costituiva, con uomini di fede antifascista, il Comitato di Concentrazione Interpartitica. Vi confluirono tredici rappresentanti delle diverse anime politiche: Luigi Murgia (medico chirurgo); Cleto Ruggeri (commerciante), Severino Cocco (Sottotenente dei CC. RR in congedo), Peppino Lisci (fabbro), Peppino Cara (muratore), Tito Cadeddu (sarto), Angelo Ortu (bracciante); Giovannino Tuveri (agricoltore), Cesarino Agus (mutilato di guerra), Arturo Tuveri (meccanico), Massimo Agus (commerciante), Ottavio Frau (capo muratore); Severino Matta (minatore) con la sottoscrizione di 219 firme, tra cui anche quelle di Guglielmo Casti e Giuseppe Frau, prossimi iscritti al Pd'A con Severino Cocco. La vivacità politica contagiò anche i minatori che nell'ottobre del 1945 costituirono la “Lega dei Minatori”, con sede in via Garibaldi. Nello stesso periodo nasceva anche il “Circolo Unione Donne Italiane”, con sede in via Roma 12, e il 21 febbraio 1948, in seno agli agricoltori, nasceva il “Comitato d'iniziativa per la Costituente Sarda della terra di Guspini”. Le donne uscivano dalle mura domestiche con la nuova emancipazione, superando decisamente  l'atavica cultura che le vedeva, specie durante la messa domenicale, separate dagli uomini e solo gli sguardi potevano incrociarsi, tanto che per una maggior vicinanza fra i sessi si ricorreva a “Su Paponincu”, una sorta di intermediario, il facilitatore matrimoniale, diremmo oggi. Le donne guspinesi ormai lavoravano in miniera, nei campi, nel commercio e nell'artigianato. Numerose le sartine che lavoravano in proprio e non mancavano le tessitrici e le panificatrici. Sicuramente le più emancipate erano le sartine che lavoravano insieme agli uomini nei diversi “atelier” come quello di Antonino Garau, rinomata sartoria per uomo e donna; a lui si rivolgevano i tecnici della miniera di Montevecchiio, ma anche  i facoltosi proprietari terrieri come i Floris, i Murgia, i medici Camoglio e Murgia, il notaio Saba. Atelier, che si ingrandivano con lo sviluppo economico e commerciale del momento. La nuova classe politica, professionale ed imprenditoriale, comprese le signore, anche se preferivano spesso rivolgersi a delle sartine che lavoravano a casa, non disdegnavano di commissionare alla sartoria Garau, almeno due abiti all'anno. Nell ...

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