Al Villaggio Asproni di Seddas Moddizzis arte, cultura, storia e memoria viaggiano di pari passo con la rinascita

Il 90esimo anniversario della scomparsa di Giorgio Asproni è stata l’occasione per riprendere i legami della storia e rendere un patrimonio storico un bene collettivo

La recente celebrazione dei novant’anni dalla scomparsa dell’ing. Giorgio Asproni, una delle figure più significative del panorama economico e industriale della Sardegna tra Ottocento e Novecento, è stata l’occasione per il Villaggio Minerario Asproni, in sinergia con la Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, di promuovere un’intera giornata dedicata alla sua figura, ma anche alla storia e alla rinascita dei luoghi legati all’imprenditore bittese sull’altipiano di Seddas Moddizzis, tra Iglesias e Gonnesa. L’evento è stato accompagnato da una visita guidata del Villaggio che da qualche anno sta conoscendo un’intensa fase di riqualificazione fortemente voluta dagli attuali proprietari e si è concluso con un momento conviviale curato dai docenti e dagli allievi dell’Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri di Iglesias. Moderatrice della serata è stata Iride Peis, la nostra instancabile narratrice dei territori, che grazie al suo ruolo di “tessitrice” aveva stimolato in me ancora una volta la curiosità di andare più a fondo anche in questa storia. Del Villaggio avevamo infatti parlato su questo giornale esattamente un anno fa, a marzo 2025, in occasione della presentazione a Guspini del libro "Seddas Modditzis - Memorie lontane. Storia di una Miniera, un Villaggio, una Rinascita”, scritto da Annalisa Uccella, rappresentante legale della società Vil.Min.As. S.a.s. creata con finalità etiche e sociali per la gestione del progetto di recupero del villaggio stesso. Vale la pena ricordare che il suo impegno nel progetto di recupero e riqualificazione del Villaggio Minerario Asproni è nato sia dal legame con la storia e i valori identitari della sua terra sia dalla passione sviluppata in famiglia dallo zio Giovanni Lorefice e dalle sue due sorelle Graziella e Maria Lorefice, perché la storia del villaggio e del suo progetto di rinascita è strettamente legata a un vero e proprio rapporto d’amore. Infatti, nel 2004 il dottor Giovanni Lorefice, medico di Iglesias che per anni era stato medico di miniera, ha acquistato, in memoria degli anni trascorsi a curare i minatori proprio nell’ambulatorio di quel villaggio, a un’asta giudiziaria il Villaggio Minerario abbandonato ormai da decenni, consapevole della nuova sfida che la vita gli poneva, quella di ridare vita al borgo per renderlo eterno. Il Villaggio è situato a poca distanza da Iglesias e da Gonnesa, su un altipiano da cui si vede in lontananza il mare e come ci aveva ricordato Iride Peis, letteralmente “folgorata” dal panorama la prima volta che lo aveva visto, “Seddas Moddizzis vuol dire, infatti ‘Sella del Lentisco’”. Più in generale il luogo deve il suo nome alla presenza di vastissime distese cespugliose di lentisco, ma anche di cisto e corbezzolo che oggi accompagnano i visitatori sino all’ingresso del Borgo Minerario.Il Villaggio era stato edificato ai primi del ‘900 per volontà dell’ingegner Giorgio Aspron ...

Guspini: elezioni comunali, oltre le polemiche il nodo vero resta la credibilità della proposta politica

Il confronto nel campo del centrosinistra, anziché svilupparsi in modo aperto su programma, bilancio amministrativo, rinnovamento e forma della coalizione, si è a lungo avvitato in...

Diverse e scomposte sono state le reazioni alle osservazioni che avevamo sollevato sulle elezioni comunali di Guspini. Rumorose, hanno provato ad alzare i toni, arrivando finanche a scomodare la Bolognina e il centralismo democratico (sigh!) pur di evitare di entrare nel merito delle questioni che avevamo posto parlando di Guspini al bivio. Poche voci stonate, molta confusione e nessuna argomentazione sul merito delle obiezioni avanzate. La difesa delle appartenenze e delle posizioni acquisite ha prevalso sulla volontà di avviare una discussione limpida e franca sul futuro amministrativo e politico di Guspini. In politica, certo, ognuno guarda la realtà da un punto di vista; ma avere un punto di vista non significa rinunciare ai fatti. E i fatti, al netto delle reazioni infastidite, restano: Impari ha individuato il suo candidato sindaco in un esponente di un partito del centrodestra; il Partito Democratico continua a insistere sulla ricandidatura del sindaco uscente; l’Alleanza per la Sinistra Guspinese ha avanzato una proposta alternativa di cambiamento. Il confronto nel campo del centrosinistra, anziché svilupparsi in modo aperto su programma, bilancio amministrativo, rinnovamento e forma della coalizione, si è a lungo avvitato intorno a una candidatura data dal Partito Democratico come sostanzialmente prioritaria e irrinunciabile. Si dice che la ricandidatura del sindaco uscente sia maturata dentro le procedure statutarie del partito, con il coinvolgimento degli iscritti (che l’hanno sottoscritta in 24, su un totale di 46). Ma il problema non è mai stato, né poteva essere, la legittimità interna di una decisione assunta dal PD al proprio interno, né il rispetto del formalismo interno a quel partito – altro che centralismo democratico, mi verrebbe da dire. Il punto è un altro: una coalizione non coincide con un partito. Ciò che può essere formalmente corretto per l’uno non diventa automaticamente vincolante per gli alleati. Ed è precisamente qui che si è aperta la frattura: nel momento in cui una scelta interna è stata di fatto proposta all’intera coalizione come il perimetro obbligato del confronto. È legittimo, peraltro, chiedersi perché, se la proposta si fondava realmente sui criteri della competenza, della continuità e del rinnovamento, non sia stata valutata una rosa di nomi più ampia, comprendente almeno l’attuale vicesindaco, figura che avrebbe potuto coniugare l’esigenza di rinnovamento con la necessaria continuità amministrativa e con il patrimonio di competenze già maturato. La correttezza procedurale quando non produce una sintesi larga, non costruisce convergenza, non favorisce un terreno comune, lascia il problema politico intatto. Anzi, lo aggrava. Al di là dei formalismi e dei meccanismi interni a un partito, mancano le argomentazioni politiche, o, quantomeno, sono molto deboli. A punto tale da spingere una parte del PD a chiedere un passo indietro rispetto a questa proposta. Perché ...

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