La Corte Costituzionale: «La posidonia? È solo un rifiuto»
di Mauro Serra __________________________ Sulla raccolta della posidonia spiaggiata è intervenuta la Corte Costituzionale. Ha, infatti, sentenziato che «la posidonia è solo un rifiuto». I giudici, dopo un ricorso del Consiglio dei Ministri sulla legittimità della legge regionale riguardante "le disposizioni sulla gestione della posidonia spiaggiata" in vari arenili della Sardegna, hanno affermato l'illegittimità della legge regionale del 2020 che vietava lo spostamento della posidonia spiaggiata e l’assoluto divieto di procedere al suo smaltimento in discarica". Secondo i giudici la posidonia una volta in spiaggia può essere tranquillamente smaltita in discarica evitando (come imponeva la legge regionale) lo spostamento temporaneo "in aree idonee appositamente individuate all'interno del territorio comunale di pertinenza". La raccolta andrebbe fatta nel periodo di non fruizione della spiaggia, a carico dei Comuni. La precisazione del Cnr rafforza il ragionamento intessuto dai giudici della Corte Costituzionale per arrivare alla conclusione: "si può smaltire in discarica". Per i giudici la Regione è andata oltre le proprie competenze in contrasto così con la disciplina nazionale in tema di rifiuti e «senza elevare il livello di tutela ambientale». Resta il fatto che i residui della posidonia sono rifiuti al pari degli «accumuli di foglie morte e altri detriti vegetali» nel senso che «si tratta di materiali rilevanti per l'ecosistema ma che il legislatore statale assoggetta alla disciplina dei rifiuti». E come tutti i rifiuti che finiscono in spiaggia anche la posidonia può essere portata in discarica. Appena terminata la diatriba della posidonia nell’estate in corso è nata la questione dei tronchi e altri rifiuti che il mare porta nelle spiagge. Una recente nota regionale ha stabilito che non si possono spostare dai luoghi dove si sono arenati, secondo il criterio che «devono restare dove il mare li ha trasportati». Tale situazione sta generando un autentico cumulo di legname che aiuta a formare cumuli di immondizie, rendondendo pericoloso l’utilizzo degli arenili. ...
Leggi di piùGonnosnò attraverso gli occhi di una giovane fotografa della Marmilla
Gonnosnò visto con gli occhi di una donna. Ovvero l’obiettivo di una giovane fotografa della Marmilla, che ha indagato uno dei paesi del suo territorio, raccontando il paesaggio, il centro storico, ma anche i residenti, soprattutto i giovani. [caption id="attachment_90409" align="alignleft" width="331"] Ambra Iride Sechi[/caption] Sabato 11 settembre a Gonnosnò alle 17 l’inaugurazione della seconda mostra fotografica della seconda annualità del progetto “Fotografia contemporanea in Marmilla”, portato avanti dall’associazione culturale “Su Palatu Fotografia” con il sostegno del Consorzio Turistico “Due Giare”. Dopo Simone Deidda e il racconto attraverso i suoi “clic” della comunità di Usellus, questa volta toccherà ad Ambra Idire Sechi proporre un percorso in immagini del comune di Gonnosnò. «Così prosegue il nostro racconto del territorio del nostro Consorzio anche attraverso la fotografia», ha esordito il presidente delle Due Giare Lino Zedda, «riteniamo che ogni strumento di comunicazione possa servire a motivare il visitatore a scegliere di spostarsi in Marmilla. E anche quest’anno i lavori dei giovani fotografi ci stanno aiutando a mettere in luce aspetti e sfumature poco conosciute dei nostri paesi». LA MOSTRA Taglio del nastro sabato 11 settembre a Gonnosnò, alle 17, nella corte del museo comunale, in via Funtana Susu numero 2, all’angolo con il Corso Umberto, per l’esposizione “La strada nascosta” di Ambra Iride Sechi, che sarà visitabile sino al prossimo 7 novembre. «Ambra Iride Sechi percorre il territorio di Gonnosnò con sensibilità femminile concentrando l’attenzione su tre elementi: il paesaggio fuori dell’abitato, le atmosfere del centro storico e la vivacità di giovani abitanti che preannunciano il futuro», ha spiegato Salvatore Ligios, presidente dell’associazione “Su Palatu Fotografia”, che ha coordinato il lavoro dei quattro giovani fotografi assieme a Luca Spano. Ambra Iride Sechi, di Las Plassas, fotografa e artista visiva, si è formata presso l’Accademia delle Belle Arti di Bologna e vive fra la Sardegna e Marsiglia. È anche cofondatrice di “Transhumanza”, collettivo artistico nato dal desiderio di creare una connessione tra la ricerca artistica contemporanea e le zone rurali della Sardegna. IL LAVORO La giovane fotografa, come i suoi tre colleghi, ha trascorso alcune settimane dell’estate, oramai giunta quasi al termine, in uno dei quattro paesi del Consorzio Due Giare, che quest’anno hanno aderito all’iniziativa. Sechi ha lavorato a Gonnosnò e ha spiegato: «Sono arrivata una mattina di fine giugno. Erano i giorni del solstizio, in cui il primo sole estivo disegnava le strade con luce calda e brillante. Nel periodo trascorso in residenza ho esplorato il territorio facendomi guidare da ciò che catturava il mio sguardo: dal piacere di errare, alla deriva, immersa tra i segni del passato e del presente, alla ricerca di piccole epifanie del quotid ...
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