Parcheggi nelle marine di Arbus, sconto del 50% per i residenti

Attivo il Pass Residenti per i parcheggi di Piscinas, Pistis e Torre dei Corsari: tariffe dimezzate per chi risiede ad Arbus

I residenti del Comune di Arbus possono parcheggiare a metà prezzo nelle località balneari della Marina. Il Pass Residenti, che dà diritto a uno sconto del 50% sulle tariffe di sosta, è valido nelle aree di parcheggio di Piscinas, Pistis e Torre dei Corsari, gestite dalla società affidataria del servizio.L'agevolazione nasce dal nuovo contratto stipulato tra il Comune e il gestore dei parcheggi, la SA.FA.PA, che opera nelle tre principali località marine del territorio. Il servizio di sosta a pagamento è attivo dal 1° giugno al 30 settembre, con possibilità di prolungamento fino al 31 ottobre di ciascuna stagione. Le tariffe ordinarie non superano in ogni caso i 5 euro al giorno per stallo, e gli operatori sono responsabili anche della pulizia delle aree di loro competenza.Per ottenere il pass è sufficiente inviare una email all'indirizzo residenti@spiaggiadipiscinas.it allegando la scansione o la fotografia della carta d'identità in corso di validità, una foto del veicolo in cui risulti chiaramente leggibile la targa e la copia del libretto di circolazione. Chi non risiede ad Arbus ma possiede un immobile nel territorio comunale deve allegare anche la ricevuta dell'ultimo versamento Tari.Le istruzioni complete sono disponibili sul sito www.spiaggiadipiscinas.it, nella sezione dedicata ai residenti, dove è possibile consultare anche le informazioni sulle tariffe e sui servizi offerti nelle diverse aree di sosta.  ...

Guspini, una chiesa dedicata a Santa Barbara

Dell’edificio romano restano tracce eloquenti, che per secoli sono rimasti senza volto e senza luogo

Nel territorio di Guspini, dove il filone metallifero di Montevecchio affiora, si inabissa e riemerge come un respiro della terra, la storia delle miniere non comincia nell’Ottocento. È molto più antica.È una storia che si legge nella pietra, nei resti di un tempio romano, nelle tracce di una cava, in una lapide paleocristiana e in una chiesa dedicata a Santa Barbara che, per secoli, è rimasta senza volto e senza luogo.A ricordarne l’esistenza fu Francesco Cesare Casula, professore di Storia Medievale all’Università di Cagliari. In una sua nota scrisse: “Costruita a Guspini, nel cagliaritano. Di essa non si hanno notizie storiche documentate”. Per decenni quella frase è rimasta un enigma. Oggi, grazie alla ricerca storico‑archeologica, condotta sul colle di San Nicolò, quella chiesa è stata finalmente localizzata e riconosciuta come il primo luogo di culto minerario dedicato a Santa Barbara.Il lungo filone di Montevecchio nasce in regione Sciria e corre verso sud‑ovest per dodici chilometri, fino a Genna de Mari. A nord‑est, dopo essersi inabissato sotto la montagna scistosa di Su Montixeddu, riaffiora proprio a Guspini. È qui che, già in età romana, venne sfruttato insieme alle cave di calcare e di argille che circondavano l’abitato. Da questo rapporto strettissimo con la roccia nasce anche il nome del paese: Guspini da cus/cuspides, “luogo delle punte”. Il toponimo non è un’astrazione linguistica: a meridione del colle calcareo, dove il filone di Sciria riemergeva, le escavazioni richiedevano arnesi da punta, prodotti nelle numerose fucine dell’antico abitato.Nel 1920 il guspinese Francesco Lampis censì queste officine e condivise i risultati con il soprintendente Antonio Taramelli, consegnandogli anche blocchi di litargirio, il residuo della copellazione dell’argento. Una testimonianza concreta della continuità metallurgica del territorio.Il colle su cui oggi sorge il duomo di San Nicolò era, in età romana, un rilievo isolato dal rio Mengas e affacciato sul guado del Barigau, punto di passaggio obbligato lungo la Tibula Sulci, la strada che collegava l’interno minerario al sistema costiero.Qui sorse un tempio orientato a levante, probabilmente un templum in antis, semplice e riconoscibile. Le sue dimensioni - circa 7 metri di fronte per 14 di lunghezza - lo collocano tra i piccoli santuari protettivi che Roma erigeva nelle aree di lavoro e lungo le vie minori.La cava sul retro del colle forniva la pietra per la calce idrata, mentre il tempio vegliava sul transito dei viandanti e sul lavoro dei cavatori.Dell’edificio romano restano tracce eloquenti: la trabeazione con tre roselle, oggi murata nella cappella orientale del duomo; tre capitelli tardoantichi, due inglobati nell’altare maggiore e uno posto sotto la statua di San Nicolò; murature romane nella seconda cappella a destra.Le roselle, simboli solari, richiamano un culto protettivo legato ai passaggi e al lavoro della terra.Sul retro del c ...

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