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Emozioni e racconto diaristico in adolescenza
di Alice Bandino* __________________ Già gli studi del biologo e psicologo neozelandese Trevarthen (1993, 1998), sullo studio delle emozioni nello sviluppo e nella prima comunicazione infantile, avevano dimostrato come si senta molto presto il bisogno di comunicare le nostre emozioni agli altri a vari livelli e per diversi scopi: pensiamo alla funzione del pianto per comunicare diversi bisogni; o ancora, pensiamo a competenze socio-emotive ampiamente affrontati in questa rubrica come l’empatia, il contagio emotivo, la regolazione emotiva, la motivazione, la solidarietà la resilienza o la pro-socialità. Restringendo l’importanza delle emozioni al ciclo di vita denominato adolescenza (che comprende anche pre-adolescenza e tardo- adolescenza), possiamo affermare che l’intensità delle emozioni vissute nel è effettivamente alto e contrastante. È ben supportata dagli studi dello psicologo tedesco Erik Erikson la teoria che nell’adolescenza si inizia a costruire la propria identità personale; studi successivi internazionali definiscono per costruzione del Sé un’istanza fluida, dinamica ed esperienziale formata da tanti differenti livelli: esiste un Sé psicologico, sociale, sessuale, familiare e il Sé di coping ovvero la capacità di affrontare il mondo esterno con i problemi che esso presenta (Offer, Ostrov e Howard, 1981). Un recente studio italiano effettuato dalle psicologhe Ilaria Grazzani Gavazzi e Veronica Ornaghi su una popolazione di preadolescenti e adolescenti, ha fatto emergere l’importanza dello strumento del diario delle emozioni come metodo di indagine per raccogliere dati sia di natura epidemiologica (cioè la diffusione quantitativa di un fenomeno) e contemporaneamente di natura qualitativa in relazione al materiale narrativo e autobiografico descritto dai soggetti. Essendo infatti il diario uno strumento linguistico- narrativo permette di conoscere direttamente dall’adolescente, la sua visione su eventi di qualsiasi natura, nel caso di questa ricerca si indagavano eventi emotigeni, cioè quegli eventi che suscitano emozioni intense. La narrazione diaristica o autobiografica assolve (1915-2016) per lo psicologo statunitense Jerome Bruner un’importante funzione: raccontarsi agli altri attiva la strutturazione e la formazione del Sé, cioè permette a chi si descrive di dare un senso a ciò che vive o ha vissuto. Esperire le emozioni raccontandole, permette di collocarsi quindi in uno spazio e tempo precisi, informa l’interlocutore sul livello culturale cui appartiene l’adolescente, l’identità che ha con la famiglia, con la scuola che frequenta, con gruppi e comunità cui appartengono, con le loro emozioni. Nella ricerca italiana succitata son emerse poche differenze tra preadolescenti e adolescenti per quanto riguardava esprimersi su eventi positivi, mentre risultavano più frequenti tra gli adolescenti i racconti di emozioni negative; nei racconti inoltre, i preadolescenti prediligeva ...
Leggi di piùIncontro letterario con Enrico Galliano autore di "Più forte di ogni addio"
di Maurizio Onidi _______________ Due importanti appuntamenti letterari per presentare "Più forte di ogni addio", l'ultimo libro di Enrico Galliano edito da Garzanti. Venerdi 5 alle 20,45, organizzato dall'Accademia d'Arte, al Lazzaretto di Cagliari, relatore Andrea Fulghieri. Sabato 6 alle 19,30, a cura dell'associazione Sorrisi al Civis/Casa Mereu di San Gavino, sarà il turno di Francesca Spanu che dialogherà con l'autore. ...
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