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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026
Emozioni e buon senso
di Alice Bandino* ____________________ Parte seconda [caption id="attachment_64900" align="alignleft" width="250"] Alice Bandino[/caption] Avevamo già una volta affrontato l’atteggiamento comunemente definito “buon senso”, per indagare l’atteggiamento contrario, ovvero l’assenza dello stesso. Nello specifico riferendoci all’insofferenza derivata dall’esperienza del lockdown, ovvero quel protocollo di emergenza e confinamento adottato a livello mondiale per limitare quanto più possibile il contagio da Coronavirus, ci si interrogava sulle motivazioni che spingono una minima parte di popolazione mondiale a ignorare intenzionalmente le norme sanitarie anti- contagio e a ostentare indifferenza o superiorità culturale sui Social verso qualsiasi parere logico e scientificamente oggettivo, anche nei confronti degli addetti ai lavori; è in assenza appunto di buon senso e responsabilità che trovano terreno fertile i cosiddetti “tuttologi del web”, con alle spalle tutt’altri studi accademici e spesso senza nessuna area di competenza o studio che sorregga le loro tesi complottiste. Ad oggi, in questa calda fine estate, ci ritroviamo a fare i conti con le conseguenze di questi atteggiamenti superficiali, anti-sociali e pericolosamente manipolabili a livello politico per cavalcare il malcontento fisiologico in tempo di pandemia. Siamo infatti ancora pericolosamente invischiati, non abbiamo ancora raggiunto la Fase 3, quella del vaccino testato e distribuito. Siamo nuovamente a rischio, mentre scriviamo (fine Agosto), ci stiamo chiedendo se avverrà un nuovo isolamento, se avverrà a zone per indice di contagio o a tappeto su tutto il territorio nazionale e rispunta il paradigma “del buon senso”, ovvero i contagi sarebbero risaliti proprio per l’incuria delle regole, non tutti quelli che hanno infranto le regole di prevenzione son positivi al virus, ma tutti quelli che son stati contagiati son la conseguenza dell’averle infrante direttamente o indirettamente. Orgoglio, rabbia, paura, disgusto e sorpresa son le emozioni che osserviamo maggiormente nelle personalità di cui sopra: abbiamo visto sia a Marzo che ad Aprile, persone multate per aver proseguito ad organizzare assembramenti nonostante i divieti, persone in atteggiamenti conviviali assembrati addirittura sopra i tetti, non solo in assenza di dispositivi sanitari idonei, ma in totale assenza di buon senso. Come spiegato più volte dalla comunità professionale psicologica e sociologica, non sempre una crisi rende migliori gli individui; se la motivazione alla collaborazione non è abbastanza forte, se non si condividono le soluzioni adottate dall’alto perché non si comprende l’impossibilità di accontentare tutte le categorie di cittadini, se non si ha un radicato spirito di solidarietà, empatia, unità, umanità, tolleranza e rispetto, l’individuo tenderà ad opporsi all’accettazione del cambiamento. Emblematici quei post facilmente reperibili sui Social c ...
Leggi di piùVillamar, Carlo Matzeu, fra i leader della rete di cooperative locale
di Simone Muscas ______________________ La rete delle società cooperative presenti a Villamar rappresenta una realtà economica di rilievo. Per conoscere questo punto fermo dell’economia territoriale, abbiamo incontrato Carlo Matzeu, 61 anni, tra i suoi fondatori e principale protagonista del suo sviluppo. Attualmente il tessuto economico locale fa leva su una serie di cooperative. Quante e quali sono? Otto società che spaziano dal consumo, alimentare e no-food, alla sfera sociale sino ai servizi contabili e di finanziamento. Quanti occupati lavorano per le vostre cooperative? Al momento 85 addetti. Quando nasce questa realtà? Il 1° luglio del 1980: quel giorno sessanta soci fondarono la società cooperativa di consumo Villamar. Oltre alla solidarietà e alla collaborazione dei soci, la componente fortuna ebbe un certo peso. Quel gruppo viene ricordato come intraprendente. Sì. Tenga conto che nessuno di quei fondatori aveva esperienza pregressa nel campo commerciale e che all’epoca gli interlocutori della lega delle cooperative non credevano in quell’iniziativa. Eravamo però determinati: mettemmo in campo un forte spirito di volontà e riscatto, tipico di quella generazione nata e cresciuta dopo la guerra. Da quell’estate di quarant’anni fa in poi è stata una crescita costante. Venne aperto il primo punto vendita in un locale di circa cento metri quadri, nella via Azuni: il magazzino era una stanza angusta dall’altro lato della strada al negozio e le vendite venivano gestite da due soci volontari. Il primo dipendente venne assunto nell’82 nella nuova location dell’ex cinema, in via Roma. Nel 1992 acquistammo il “Giulia Market” mantenendo aperto anche il vecchio locale. Sono stati “i migliori anni della nostra vita” come dice la canzone di Renato Zero: siamo arrivati a un fatturato di quasi 5 miliardi di lire e a una redditività che ci ha consentito di fare un altro salto decisivo. Quale? Nel ‘99 venne aperto il nuovo centro commerciale “Il mulino”, mentre due anni dopo, finita l’esperienza Coop in Sardegna, vi fu l’adesione al marchio Conad. Un passaggio, quest’ultimo, molto importante. Sì, un’altra scelta vincente e fortunata. Pur mantenendo un servizio identico al precedente, è cambiata la natura del rapporto associativo. Se prima con Coop eravamo una parte del sistema associativo per cui se il singolo associato andava male aveva un “ombrello protettivo” che lo garantiva, con Conad questo smette di esistere: l’imprenditore resta “solo” e con esso si accolla tutti gli oneri e gli onori di un’attività d’impresa. Quella scelta com’è stata vissuta dai soci fondatori? Senza particolari strascichi: di lì a qualche anno, infatti, abbiamo aperto prima il centro commerciale a Barumini e poi quello di Sorgono. L’avvento delle vostra società ha portato a una rivoluzione nel tessuto economico locale: un fenomeno particolare rispetto alle altre piccole realtà della M ...
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