Addio all’antropologo Giulio Angioni
È scomparso stamani a Cagliari all’età di 77 anni, Giulio Angioni, antropologo e scrittore, che con le sue opere ha raccontato il cambiamento antropologico ancora oggi in corso nella sua isola, la Sardegna. Nato a Guasila il 28 ottobre 1939 è diventato docente di Antropologia culturale all’università di Cagliari nonché esponente della Scuola antropologica di Cagliari. Formatosi in Germania ha insegnato anche in Francia alla Università di Provenza ed era collaboratore del St Antony's College dell'Università di Oxford. Non solo docente ma soprattutto scrittore. Esordisce come narratore nel 1978 ed è considerato uno degli iniziatori della letteratura sarda recente. Numerosi i saggi ed i romanzi che arricchiscono la sua bibliografia, mentre è più recente la produzione poetica. Molto presente nella sua isola e nel territorio ha stretto un rapporto di collaborazione con l’associazione culturale “Il Pungolo” di Serramanna. Lo ricorda la presidente Mariagrazia Cossu “Giulio Angioni ha accompagnato negli anni l’attività culturale della nostra associazione. Per ben tre volte ha inaugurato le nostre rassegne letterarie intrattenendo piacevolmente il pubblico con i suoi romanzi più famosi”. La sua formazione di antropologo e studioso ha sempre contribuito a costruire un dialogo col suo pubblico; “Gli incontri sono stati anche l’occasione per condividere - continua Mariagrazia Cossu - con un grande maestro domande e riflessioni sulla sardità e sui valori da coltivare per la modernità”. Elena Fadda ...
Leggi di piùAddio a Modesto Melis, testimone dell’Olocausto
Si è spento uno degli ultimi testimoni sopravvissuti alla terribile follia nazista. Modesto Melis, nato a Gairo l’11 aprile del 1920, per anni ha raccontato a studenti, associazioni e cittadini la sua esperienza trascorsa nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen, dove è stato internato per un anno e mezzo come prigioniero politico, identificato con il triangolo rosso e barbaramente marchiato con il numero di matricola 82241. “Ero paracadutista, - raccontava - ma sono stato arrestato a Firenze nel 1944. In seguito sono diventato un internato politico”. Modesto Melis, partigiano e oppositore del regime fascista, in precedenza era riuscito a scappare, fino all’arresto all’età di 25 anni. Tantissime sono le esperienze che ha raccontato Modesto Melis, anche nel gennaio del 2013 al liceo delle scienze umane e linguistico “Lussu” a San Gavino accompagnato da Andrea Piras, volontario dell’Auser di Carbonia. In questo lager nazista, l’ex prigioniero, che viveva a Carbonia, ha assistito a tante scene terribili che non potrà mai dimenticare. L'impatto con il campo austriaco è stato terribile: “Ma—raccontava— mi sarebbe potuta andare peggio. Il mio compito era quello di montare le radio negli aerei, e il lavoro non era poi tanto difficile”. Le scene a cui ha assistito non potranno mai essere cancellate: “A una donna ebrea, un giorno, è stato strappato dalle braccia il bambino, che era molto piccolo, e scagliato con violenza sul reticolato percorso dall'elettricità. Ai prigionieri venivano staccati lembi di pelle tatuata, che venivano poi stirati ed esposti”. Al solo fatto di ricordare e rivivere quelle sensazioni nel suo volto scendono le lacrime, segno che quello che ha passato non lo dimenticherà mai. “Alle donne che aspettavano un bambino spesso — aveva raccontato con la voce rotta dall’emozione —veniva aperto il pancione prima della conclusione della gravidanza perché i soldati tedeschi facevano delle crudeli scommesse: volevano vedere se il nascituro era maschio o femmina”. La vita di Modesto Melis è come quella di un film e viene raccontata a noi studenti senza veli o false morali. Una buona parte della sua esistenza l'ha trascorsa nel Sulcis (viveva a Carbonia) dove ha lavorato nelle miniere, prima e dopo la seconda guerra mondiale. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si schiera con i partigiani. Viene arrestato nei primi mesi del 1944 e trasferito nel campo di concentramento di Mauthausen. Prima della cattura era più volte sfuggito all'arresto. “Una volta - racconta - venni intercettato da due fascisti che mi fecero sedere sul sedile posteriore di una Balilla, dimenticandosi però di perquisirmi. Lungo il tragitto verso il comando nazista, in una strada deserta estrassi la pistola e sparai alla nuca ad entrambi; l'automobile si andò a bloccare su un muro, io scesi e frugai nelle loro tasche alla ricerca di soldi, trovai 140 lire che in quei tempi consentivano di mang ...
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