Il giogo dei buoi, quanto lavoro dietro
di Maurizio Onidi ____________________________ In occasione di feste, processioni e festività di santi, da molti anni oramai vediamo sfilare, gruppi folcloristici, cavalli bardati e carri trainati da animali, che fanno da cornice alle manifestazioni civile e religiose. In particolare in queste ultime, il trasporto del simulacro, fatta eccezione per alcune che hanno fedelmente mantenuto inalterate le modalità, come Sant’Efisio o Sant’ Antonio di Santadi, altre come Santa Maria a Guspini, “sa festa manna”, nel corso degli anni ha subito molte variazioni. Gli anziani dell’ex centro minerario interpellati sull’argomento ci informano che i loro avi raccontavano come già agli inizi del secolo scorso il trasporto avvenisse a spalla. Con l’arrivo delle automobili, per un certo numero di anni il simulacro della Madonna dormiente venne portata in processione a bordo di un furgone per poi tornare al tradizione carro trainato dai buoi. Per salvaguardare l’integrità della statua lignea dell’Assunta, si decise di tornare all’antico trasporto a spalla. Senza entrare nel merito di tale decisione, certamente l’utilizzo del giogo di buoi bardati a festa, con il loro incedere lento e costante, accompagnato dallo scampanellio delle campanelle appese ai collari di questi magnifici animali, crea una particolare atmosfera che riporta all’antico. Personalmente sono rimasto sempre affascinato e al tempo stesso incuriosito dall’apparente contradizione tra la docilità e l’imponenza di questi buoi che possono arrivare anche a quindici quintali di peso. Per capire meglio come vengono allevati e preparati questi straordinari animali, chiediamo a Doriano Floris, “carradori” arburese, uno dei massimi esperti in questo campo, come nasce questa sua passione e come si allevano. «Grazie agli zii e ai cugini ho sempre vissuto questo ambiente. In origine, per i lavori dei campi e per il trasporto venivano utilizzate le mucche in quanto dallo stesso animale si otteneva il latte, la carne e ovviamente il lavoro. Successivamente si optò per il bue, data la maggiore forza e resistenza allo sforzo. Con l’avvento dei mezzi meccanici, sono venuti meno questi utilizzi e a quel punto ci si è dedicati alla cura e al loro impiego in attività “di rappresentanza”. Il mio impegno a tempo pieno è iniziato nel 1997, in concomitanza con il mio collocamento in pensione. Nella mia residenza in campagna, dove, grazie allo spazio a disposizione, ho allestito una sorta di laboratorio artigianale indispensabile per svolgere l’attività di “carradori”, che spazia dalla realizzazione dei ferri per gli zoccoli alla ferratura dei buoi, dalla preparazione delle cinghie in pelle (lòrusu), che legano le corna al giogo, alle funi (is audriagusu) che, intrecciando il crine della coda, vengono legate all’orecchio sinistro del bue di destra e a quello destro dell’animale di sinistra, che consentono di guidare la direzione del cammino ...
Leggi di piùCinque feriti in un incidente sulla statale 126
E' di cinque feriti il bilancio dell'incidente di questa mattina sulla statale 126. All'incrocio con la provinciale 4, all'altezza di Sa Zeppara lo scontro: un frontale tra due vetture al quale hanno fatto seguito due tamponamenti. Sul posto l’elisoccorso, le ambulanze, e i carabinieri per gli accertamenti e i rilievi di legge. Il ferito più grave è stato traportato in elicottero all'ospedale, gli altri quattro feriti sono stati accompagnati in ambulanza all'ospedale di San Gavino. ...
Leggi di più