Montevecchio, Donegani: una diga di speranza
di Sandro Renato Garau _____________________________ Camminare soli tra i sentieri che fiancheggiano le ferite delle montagne attorno a Montevecchio, tra rocce antiche multicolori rese brillanti dalla pioggia, osservare il muschio rigoglioso e il verde, finalmente vivo, della folta macchia mediterranea, è bello tornare allo sbarramento della diga Donegani, in zona Zerbini. La pioggia intermittente, leggera e inesorabile, accompagna il passo del camminatore, le nuvole giocano con un cielo avaro di luce in un pomeriggio invernale. Torna alla mente il detto che “La pioggia caduta il 2 di Dicembre, giorno di santa Bibiana, durerà un mese e una settimana”. Piove, sì piove! Questo il senso del proverbio popolare comune a tutti i dialetti e lingue parlate in Italia. Dal 2 dicembre, anzi da prima, la pioggia non ha smesso di venir giù e le giornate uggiose hanno accompagnato le festività natalizie, la fine del 2020 e l’arrivo del 2021. È la stessa pioggia che conduce verso la primavera, e accompagna la speranza di tornare alla normalità dopo un anno di cambiamenti dei quali non conosciamo gli sviluppi. Ma la diga, si potrebbe obiettare, a differenza del luglio 2020, è tornata a essere piena. Le acque del Rio Mannu, quelle del rio Gutturu Gureu e degli altri rivoli minori, rumoreggiando tra la folta macchia mediterranea, si riversano nel bacino ormai pieno. Il livello massimo consentito dallo sbarramento è stato raggiunto e, superato lo sfioratore, tra schiuma e spruzzi, rumoreggia riversandosi in uno dei tre canali che le indirizzano a valle sul bacino di contenimento di Zerbini. Nei primi mesi dell’estate, l’allarme, tra i più attenti al territorio, è stato grande per lo svuotamento totale della diga. Non si conosceva il motivo della fuoriuscita dell’acqua dall’invaso, nessuno organo istituzionale, né l'Afenzia regionale del distretto idrografico, né l’amministrazione comunale, né altro ente informato aveva diffuso un comunicato che spiegasse perché, in piena estate, con la carenza d’acqua che da sempre caratterizza la nostra regione e con il rischio incendi si stesse buttando a mare tanta acqua. La fantasia di chi conosce questi luoghi per averne percorso a piedi o con altro mezzo stradelli e sentieri si è scatenata, e anche quella di chi non li conosce e non li percorre. Si è scomodata la memoria storica e gli antichi fasti di una Montevecchio che non c’è più. In molti si sono sentiti, anche se solo moralmente, custodi di questa porzione di territorio. A spiegare l’arcano e mettere d’accordo tutti ha provveduto l’ex sindaco di Arbus Antonello Ecca che sulla diga di Donegani, in una comunicazione del 9 dicembre, ha scritto:” Ecco la nostra bella Diga. Nuovamente piena grazie alle piogge di questi giorni. … grazie al lavoro di sostituzione delle vecchie valvole che avevamo fatto tra agosto e settembre. ... Lo svuotamento si creò per le valvole deteriorate e altri problemi”. Il bacino è nuovamen ...
Leggi di piùRicordi d'infanzia al tempo del Coronavirus
di Maurizio Onidi ____________________________ Da oltre un anno ci sono termini che abbiamo purtroppo imparato bene a conoscere, virus, epidemia, pandemia, Covid-19, lockdown. Questo ultimo è stato anche certificato, dal dizionario di lingua inglese Collins, parola dell'anno essendo stata utilizzata da miliardi di persone nel corso del 2020. L'isolamento forzato imposto dalle autorità governative per contrastare il propagarsi del Coronavirus, ci ha costretti e al tempo stesso consentito di impegnare le nostre giornate in attività, senza distinzione di sesso che in condizioni normali non avremo potuto svolgere proprio per mancanza di tempo. Non è un caso che nel primo periodo di confinamento è aumentato vertiginosamente il consumo di farine, lieviti. La mattina si propagava nell'aria un profumo di dolci e pane appena sfornati che metteva anche buonumore e ci riportava a momenti della nostra infanzia. Ricordi ancora vivi che ci riportano agli anni 60 quando ancora camminando per le strade dei paesi, non ancora asfaltate era un continuo mescolarsi di profumi che fuoriuscivano dalle abitazioni, rumori provenienti dalle botteghe artigiane e le esclamazioni e gli slogan dei venditori di strada. Sembrava di essere in un immenso palcoscenico sul quale di volta in volta "si esibivano" dei personaggi caratteristici, alcuni dei quali provenivano da altre zone, che hanno contribuito a fare la storia dei nostri paesi. Come non ricordare i maestri ramai dell'isilese che scendevano dal Sarcidano per vendere attrezzi per la casa, in rame, lavorati secondo la tradizione millenaria. Caratteristici anche i venditori di noci, nocciole, castagne e articoli in legno per la cucina che dal nuorese, a cavallo giravano per le strade con le bisacce piene di prodotti, in particolare con l'avvicinarsi del Natale, richiamando l'attenzione al grido di "eh castangia, nughe, nughedda, turrasa, tallerisi e pabiasa de forru. Particolare la figura dell'arrotino che ogni volta che arrivava creava una certa curiosità per il suo mezzo, solitamente una bicicletta sul manubrio della quale era montata una mola per affilare, azionata da un sistema di catene collegate ai pedali. Un'altra figura che contribuiva a colorare e rallegrare le strade per la gioia dei bambini e degli adulti era il cantastorie che in cambio di qualche spicciolo, dava i famosi "billettusu de sotti" come racconta Sergio Montis "Solitamente questo personaggio si accompagnava con la fisarmonica e affiancato da una figura femminile con una gabbietta appesa al collo, dalla quale faceva capolino un pappagallo ammaestrato che su indicazione della donna estraeva con il becco, da un cassetto sottostante la gabbietta, un foglietto che consegnava al passante, generalmente una giovane curiosa di conoscere "anticipatamente il proprio futuro. Era una sorte di oroscopo che prospettava un futuro sempre roseo ragion per cui restavano tutti contenti e soddisfatti". Non meno caratteristici erano i personaggi "locali" come ...
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