Furtei, incendio in località Zinnigas
Incendio nelle campagne di Furtei, in località Zinnigas, il cui spegnimento è stato coordinato dal personale elitrasportato a bordo dell’elicottero proveniente dalla base elicotteristica del CFVA di Villasalto, dal Gruppo di analisi e uso del fuoco GAUF e dal personale della Stazione del Corpo Forestale di Sanluri. Sul rogo sono intervenute le squadre della Compagnia barracellare di Sanluri, dei VV.F di Sanluri e dell’Agenzia Forestas di Barumini - Centro urbano. L’incendio ha percorso una superficie di tre ettari di incolto e altro non bosco. ...
Leggi di piùProposte utili per un possíbile rifiorimento del paese chiamato Villacidro
Don Efis Cai e il C.C.C.C. (Comitato Cívico Civile Cittadino) ____________________________________________ Parte I È necessario rispettare un paese tra i piú belli della Sardegna, la “villa di qua” per gli abitanti, cosí com’era per gli antichi Romani che vi abitàrono (Villa citra) e cosí com’era per i Bizantini, “villa di là, dall’altra parte” (Villa Thyrda) della cittadina Leni, a sud, oltre la sponda destra del torrente che ha lo stesso suo nome. Ma Villacidro era già considerata una cittadina, una villa appunto con un giardino púbblico naturale, in pianura e in collina, una vera città, come Dante índicava la parola “Villa” quale città importante, sia nel suo Inferno, sia nel suo Purgatorio, sia nel suo Paradiso, quando incominciò a scrívere nei primi anni del XIV sècolo dopo Cristo. E, come scrisse Camillo Bellieni ne “La Sardegna e i Sardi nella civiltà dell’Alto Medio Evo”, si costruívano, diffondèndosi in ogni parte della Sardegna, “Villae e Cohortes”. Nacque Villacidro, con il suo nome, allorché giunse, in questa parte della Sardegna già anticamente abitata, l’agrònomo romano Palladio Rutilio Tauro Emiliano che non solo coltivò l’arborem citrum, ma diede molti buoni consigli per le costruzioni delle case con i mattoni crudi e, probabilmente, suggerí anche il nome della “città” campidanese, “Villa Citra”, restàndovi dal 385 al 400. Villacidro è sempre stata una città. La chiesa di Santa Bàrbara, già intitolata a San Sisinnio di Leni fino al XVI sècolo, come scrive Alessandra Pasolini citando l’inventario della “Vísita pastorale” del Mons. Francisco Perez, ebbe il suo nome nei primi di maggio del 1577, prima parrocchiale villacidrese. Ma la chiesa nel 1414, come la maggior parte delle costruzioni, era semidistrutta e nessun villacidrese aveva una casa in buono stato. E rèsero desèrtica la “villa”. Però nel 1420 la “città da questa parte” di Leni si era ripresa con tante famiglie e con nuove ricostruzioni. Ma la “Villa” nel 1760 aveva il Monte granàtico solo come “istituzione”, una “stanza” colma di grano e, solo nel 1798, fu completata la costruzione del Monte granàtico, riparato per anni e ancora nel 1844 e poi rovinato per anni ed anni (1981-1990) dall’intervento di un architettante, mancu de badas (neppure gratis), che invece lo “sfregiò” (come si diceva fino al 1996). Finalmente, per quanto possíbile salvato, il Monte granàtico ha ripreso in buona parte la sua bellezza grazie al geòmetra Antonio Piras e al direttore artístico architetto Efisio Corongiu. E tra le sarde “ville”, soprattutto nel Milleottocento, Villacidro era in primo piano per un regio editto del 4 maggio del 1807 che vi istituí la Prefettura, tra le piú importanti della Sardegna (c’eran 15 residenze prefettizie) e superava anche quella di Càgliari, con 43 Comuni. Nel 1835 vi si costruí il Cimitero ideato da Gaetano Cima e venne inugurato nel 1842. L ...
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