Terralba: prosegue l’Estate Terralbese 2025 con musica, sport e tradizioni fino al 7 settembre
REDAZIONE ____________________ Dopo la festa di quartiere di sabato 26 luglio, l’Estate Terralbese 2025 entra nel vivo con un ricco calendario di eventi che accompagneranno cittadini e visitatori fino ai primi di settembre. Il mese di agosto si apre venerdì 1 con due appuntamenti in piazza Cattedrale: la tradizionale “Cena in Bianco” a cura della Pro Loco e un’esibizione di judo e arti marziali; sabato 2 sarà invece la volta del saggio della scuola “Amelie Danza” in piazza Caduti sul Lavoro. Nei giorni 7, 8 e 9 si terranno i festeggiamenti in onore di San Ciriaco, patrono del paese. Nel weekend del 9 e 10 agosto, spazio allo sport con il “Torneo Basket 3x3 Terralba” nel palazzetto dello sport, mentre domenica 10 si brinda con l’evento “Notti di Vino” nella località di Marceddì. La rassegna continua con “Sport in Laguna”, previsto per il 18, 19 e 20 agosto a Marceddì, e si chiude il mese con le celebrazioni dedicate alla Madonna di Bonaria, in programma il 22, 23, 24 e 30 agosto. Settembre si apre sabato 6 con la “Marcialonga Terralbese” e la rassegna gastronomica “Sapori di Mare” in piazza Cattedrale. L’ultima giornata del cartellone sarà domenica 7 settembre con la conferenza finale della Masterclass “Il senso comunicativo della direzione”, seguita dal concerto dell’Orchestra RAS nella chiesa di San Pietro. ...
Leggi di piùPabillonis, l’arte dell’intreccio: storie di anziani artigiani e di giovani che portano avanti la tradizione
di Dario Frau e Maria Paola Cossu ___________________________ “Ogni vecchio che muore è una biblioteca che brucia»” (proverbio africano) PREMESSA L’obiettivo di questo lavoro ha lo scopo di dare voce e visibilità all’antica tradizione dell’intreccio e agli artigiani pabillonesi che ne furono artefici. Scatteddus, cadinus, poinas, crobis, cibirius, sedatzus, stoias..., erano prodotti di uso quotidiano che venivano realizzati per la comunità, e venduti anche fuori paese. Ricordare, per non dimenticare e richiamare alla memoria una forma di artigianato che merita una valorizzazione anche nel presente. La scomparsa degli antichi artigiani/e che vantavano abilità legate all’esperienza, ma anche ad attitudini personali che caratterizzavano le singole professionalità, non può decretare la fine di questo antico mestiere/arte. Ricordare dunque, per valorizzare le esperienze del passato storico della nostra comunità e anche per trasmettere e far conoscere, alle nuove generazioni, questo importante patrimonio e uno stimolo, però, per continuare a produrre, per quanto possibile, questi fantastici manufatti anche nel presente, che possono rappresentare anche una fonte economica per la comunità. A Pabillonis, l’abilità di realizzare oggetti e contenitori e recipienti di vario tipo, in materiale naturale, come le canne, il salice, l’olivastro e l’olmo, ma anche il fieno e giunco e sa sinniga e sa spadua, è sempre stata riconosciuta e apprezzata. Un’attività antichissima conosciuta fin dal neolitico e in epoca nuragica, come testimoniano i bronzetti rinvenuti in varie parti dell’Isola e arrivati fino a noi, che rappresentano questi oggetti, indispensabili per la conservazione e il contenimento soprattutto delle provviste alimentari. Questa particolare forma di artigianato era nata per far fronte alle necessità di avere nelle proprie dimore e capanne, case, contenitori ideali per conservare il pane, raccogliere la frutta, la verdura e tutto ciò che in esso poteva essere custodito senza che si danneggiasse. A Pabillonis, l’utilizzo delle fibre naturali era facilitata dalla grande abbondanza della materia prima facilmente reperibile nei fiumi e nelle sue vicinanze, senza dovere sostenere alcun costo economico. Si fa risalire al mondo agropastorale, un contesto semplice e povero, ma capace di sfruttare al meglio, tutto ciò che la natura era in grado di offrire, spontaneamente, alla popolazione rurale. Una ricchezza preziosa per la comunità e soprattutto per i poveri che potevano usufruire di queste risorse nei territori comunali e che bisognava preservare e difendere. Al riguardo, un documento dell’archivio del comune. Dei primi decenni del 1800, testimonia questo problema, dove si parla di lamentele che gli amministratori del periodo, rivolgevano alle “Autorità Superiori”, per essere tutelati dagli “usurpatori” che si appropriavano, con prepotenza, dei terreni comunali dove gli abitanti si recavano p ...
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