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Illuminazione pubblica: i pali stradali pericolosi vanno sostituiti

Dopo un’accurata ricognizione delle criticità effettuata dal settore tecnico manutentivo, sollecita da numerose proteste dei cittadini e delle forze politiche in campo, gli operai comunali sono al lavoro per il ripristino e la sostituzione dei pali della luce che risultano fortemente danneggiati dall'usura e pertanto a rischio caduta. «Un intervento dovuto -  spiega l’assessore all’arredo urbano, Andrea Caddeo -  al fine di tutelare la sicurezza e l’incolumità dei cittadini e degli utenti della strada. Si tratta di strutture installate almeno due decenni fa, per cui non è più possibile rinviare la sostituzione. Per metà è stata già eseguita, il resto si farà al rientro delle ferie». Gli interventi sono stati già completati in Via Crispi, Via Angioy, Via Cagliari, Viale dei Platani, Via Petrarca, Piazza Funtana Manna, Via Carducci, Via Asproni, Vico Lombardia, Via Mannu e Via Pertini. «Il progetto - aggiunge Caddeo - impegna fondi del bilancio per circa 10 mila euro e prevede la sostituzione delle lampade fulminate. Se qualcuna dovesse sfuggire o  dovesse spegnersi in questi giorni, invitiamo i residenti a segnalare il problema. Interverremo in tempi rapidi». (s. r.) ...

Preparativi e attese per la festa più importante dell'anno

Ad ammirarle così, riunite nel frastagliato e vociante semicerchio del dopocena estivo, sulle spalle (strette, indebolite, a volte leggermente ricurve, eppure irrobustite negli anni da pesi non sempre visibili) i caratteristici scialli più impalpabili e leggeri del maestrale notturno,sembrano appena giunte dall'epoca dalla quale effettivamente provengono. Alla luce del solitario lampione di piazza Maria Ausiliatrice, le mani di pergamena delle anziane di Guspini appaiono impegnate ora a sgranare il rosario, ora a ricomporre crocchie d'inossidabile e finissimo argento, quindi a lisciare con pazienza orli di gonne, grembiali e muccadorisi impunemente sollevate dalla brezza. Nelle loro voci, unite in coro nei Coggius, c'è la religiosità senza compromessi e la devozione all'Assunta, "mamma cara, filla e sposa, totu bella e totu 'ermosa", ma anche un indefinibile senso d'eterno che nulla ha a che vedere con la divinità. «Cosa ci faceva apprezzare tanto la festa? Su famini -  sorride tzia Luciana, 80 anni - uno spettro che non ci abbandonava mai a eccezione dei giorni de "Is Festas Mannas" e in particolare di Santa Maria, quando la famiglia si riuniva per consumare insieme malloreddus a cibiru, caboniscu in sa bagna, e poipiricchitus, amarettus e puru gallettinasa. Il tutto, naturalmente, condito dall'ottimo pane che le donne della famiglia avevano cura di preparare due giorni prima: su coccoi de sa festa, rigorosamente a sette sfoglie. Quattro di questi pani sarebbero poi stati inseriti nelle travi che sorreggevano la lettiga della santa, accompagnando il suo viaggio lungo la processione. Inutile dire che tutti dopo tentavano di accaparrarsi un pezzo di coccoi benedetto». «C'era un altro motivo - spiega tzia Luciana - per il quale Santa Maria era così attesa, ossia la paga del raccolto e il rinnovo dei contratti agricoli. La raccolta dei fondi da parte de "is oberaius", i componenti del comitato organizzatore come mio padre, avveniva alcuni mesi prima e si intensificava nei giorni che precedevano la festa: chi non aveva denaro offriva il bene più prezioso, cioè il grano, prontamente riconvertito in moneta. Le donne erano escluse da questo tipo di attività, mentre gli uomini non potevano attendere, al contrario, alla vestizione della Madonna dormiente di San Nicolò con l 'abito in taffetà di seta bianco o azzurro, bordato in oro,i preziosi ex voto, i raffinati sandali d'argento . Dieci pie donne, nel primo pomeriggio dell'antivigilia, avevano il compito di pulire, sollevare e vestire il simulacro, facendo attenzione a non toccarla più del dovuto- per rispetto e pudicizia- e nel più assoluto silenzio. Era un momento magico». Intanto, dalla provincia e dal resto dell'Isola, si apprestavano ad arrivare gli artigiani e i rivenditori di calderoni,padelle,pentole e campanacci, spiedi, coltelli, attrezzi agricoli e brocche, ma anche nuxeddas, turroni, biancheddus. E poi c'era, oggi come allora, la carapigna. «La mangiavamo da piccoli bicchi ...

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