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Giacomo Mameli, il cronista delle donne

Nei “favolosi '60”, lo dico per i ragazzi che sono venuti su tra facebook e smartphone, i cantanti più in voga, dico  Mina e Celentano tanto per fare due nomi, incidevano anche i “45 giri”, un disco in cui sulla facciata principale c'era una canzone su cui puntava la casa discografica, su quella dietro ve n'era un'altra che era un po' considerata di serie B. Il paragone mi viene dal nuovo libro che Giacomo Mameli ha pubblicato per la Cuec: “Come figlie, anzi” (aprile 2017) che fa da contraltare al suo fortunatissimo: “Le ragazze sono partite”, sempre per la CUEC editrice, dell'aprile di due anni prima (ma a novembre era già ristampata la quarta edizione). Questo, la faccia A del “45 giri” che vi dicevo, lo ha portato in giro per mezza Italia e ora anche in Europa vivaddio, il 21 di ottobre era a Barcellona: per l'associazione dei sardi in Catalogna: “Giacomo Mameli naciò en Cerdeña, en Perdasdegogu, en 1941. Periodista, escritor y director de la rivista Sardinews. Graduado en Sociologia en la Facultad de Periodismo (giornalismo n.dr.) de Urbino... que presenterà su libro: “Las chicas se han ido”... Anzi per non far torto ai catalani, che di questi tempi sono davvero parecchio suscettibili, meglio declinare il titolo del libro anche con la loro lingua: “Les noies s'han marxat”. Leggendolo per primo si gusterà meglio il secondo, le ragazze che partono nel primo libro sono le sarde che, nei primi anni '50, vanno in continente a fare le serve, le figlie che arrivano nel secondo sono le badanti di oggi, soprattutto dai paesi dell'est, ma non solo. Il libro che parla delle ragazzine sarde è un capolavoro che, spero, andrà letto per tutte le scuole di Sardegna, se non altro tenere bene a mente quale livello di povertà era allora nella nostra isola, quando Pietrina parte da Perdasdefogu per andare a Roma a fare la serva: “...valigia in casa non ce n'era... Tutto il corredo possibile dentro la federa bianca di un cuscino. Una gonna, due bluse, calze niente perché non ne aveva, una mutanda perché ne aveva solo una... reggiseno non ne aveva (pag.21). Fortuna vuole che sul treno per Olbia incontri Erminia, di Mogoro, che è un'esperta di Roma, ci lavora da tre anni, che le svela le meraviglie di un gabinetto al chiuso: “...perché le sue cose, come mamma Lulla e le sorelle Amabile e Amelia, come tutte le donne e gli uomini di Foghesu parroco escluso, le loro cose le facevano nell'orto, o al buio sotto la luna. Gabinetto non ce n'era neanche a scuola, “Devo uscire signor mae' “ e tutti andavano alla legnaia di Picossàriu. E il letame cresceva...(pag.29). Erminia è una tosta, sentite come avrebbe sbrogliato una di quelle situazioni di cui sono pieni i giornali di tutto il mondo grazie a quel magnate di Hollywood che amava alternare i numerosi premi Oscar con gli assalti alle attrici dei suoi film: “...Uno dei figli di signora Franca (dove lei è al servizio, n.d.r.), Giorgio, una volta ci aveva provato in ...

Pabillonis riscopre i murales

Dopo vari anni gli amministratori comunali riscoprono l’arte dei murales. Bisogna parlare  di riscoperta poiché già alcuni decenni fa Pabillonis fu interessato da questa corrente o moda artistica che esprimeva e metteva in evidenza diverse  problematiche  di carattere sociale   attraverso la pittura sui muri. Fu soprattutto la piazza del paese ad essere interessata da questo tipo di pittura: le facciate delle case intorno alla chiesetta di San Giovanni fecero da cornice al principale punto di incontro e di vita sociale del paese. Tematiche come l’inquinamento,  l’ambiente, le tradizioni, le lotte sociali furono messe in evidenza  e resero per diverso tempo la piazza più viva  e colorata. Le intemperie e la mancanza di restauro, fecero sparire quelle pitture che con la collaborazione di artisti esterni come Sciolla e Brundu coinvolsero decine di giovani pabillonesi, negli anni settanta,  in una effervescente e spigliata attività  culturale e artistica. Nel 2007, dopo tanto tempo, la manifestazione Fantasia di Luci organizzata dal Comune per il rilancio e la valorizzazione delle potenzialità e dei prodotti locali aveva coinvolto di nuovo alcuni giovani artisti del paese. Arte come espressione della storia locale come prodotto culturale della comunità: era quello  il tema scelto da Dania Lampis, Anna Cara, Gian Paolo Porcu, Cinzia Matta e Lara Atzori nei murales che avevano abbellito alcune facciate della case pabillonesi. Ora il comune ci riprova con la proposta del sindaco Riccardo Sanna e l’assessore alla cultura Rosita Bussu di realizzare un murales. “Risulta  tra i programmi di questa amministrazione comunale migliorare la gradevolezza dell'ambiente urbano attraverso interventi localizzati, uno dei quali attiene alla realizzazione di pitture murali decorative in prossimità di punti strategici e visibili del paese” è la premessa, sull’iniziativa, della delibera di giunta. Il primo murales verrà realizzato  presso la piazzetta sita in Via Cavallotti in corrispondenza del civico n.1 e più precisamente nella parete dell’abitazione della famiglia Pia/Grussu, con tema “Riempimento delle brocche in terra cotta dal vecchio pozzo”. L’incarico della realizzazione dell’opera è stato affidato all’artista Pina Monne, muralista ben nota e autrice di numerosi murales realizzati in tutta la Sardegna.Il costo dell’opera d’arte, complessivamente, ammonta a 5.490 euro. Dario Frau ...

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