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Ventimila euro alle società sportive

Pioggia di euro per le associazioni sportive di Gonnosfanadiga. Il Comune,  con variazione di bilancio, metterà a disposizione delle varie realtà sportive. Una boccata d'ossigeno per le società locali da tempo a corto di contributi. Le difficoltà sono state espresse più volte dai protagonisti dello sport , per ultimo , anche con lettera indirizzata al Comune a firma di più associazioni. Infine,  la svolta con lo stanziamento di 20 mila euro. «Con una gestione attenta e oculata», spiega l'assessora al bilancio Monica Sogus, «siamo riusciti a reperire ulteriori risorse da destinare alle associazioni sportive erogando due annualità di contributi, per gli anni 2016 e 2017, che inseriremo in bilancio e porteremo all’attenzione del consiglio».  E aggiunge: «Siamo riusciti a mantenere la parola sul recupero di risorse dal fondo unico. Non solo quelle attese  quest’anno, ma anche quello lo scorso anno non riusciti a dare a causa della figura vacante del responsabile finanziario». Stefania Pusceddu ...

Il Messaggero Sardo: il giornale degli emigrati

Un pezzo di nostalgia rabbiosa. Di quelle che prendono ai sardi d'oltremare quando si vedono ancora più calpestati di quanto abbia già fatto il Destino che gli ha cacciati di casa, costretti a inventarsi un'altra lingua per sopravvivere, sempre a sognare un ritorno “a bidda”, quando ce ne saranno le condizioni...mai. Tutta colpa di Gianni De Candia che porta al Circolo culturale sardo di Milano il suo ponderoso (carta lucida, oltre 400 pagine): “Sardegna La Grande Diaspora” sottotitolo  “Memorie e ricordi dei 40 anni della cooperativa Messaggero sardo (1974-2014)” (Carlo Delfino editore).   Cosa sia stato il “Messaggero sardo” per gli emigrati della nostra isola, non solo in continente italiano, ma e sopratutto belga, tedesco, olandese, francese, argentino, brasiliano, australiano e chi più ne ha  più ne metta lui, è arduo da compendiare persino in una pagina di giornale. Oggi, in tempi di internet imperante, in cui persino l'uomo a capo del paese più potente del mondo si sveglia nottetempo per “twittare” video a carattere anti-islamico ai suoi 40 milioni ( avete letto bene: 40.000.000!) di “followers” (gente che lo segue anche quando dorme), il tutto in tempo reale, è difficile spiegare ai più giovani cosa rappresentasse, per una famiglia di Ozieri, di Serramanna, di Mores, sospinti dalla miseria lacerante che imperava nei loro poveri paesi ad emigrare all'estero, praticamente al buio, ad inseguire la luce soffusa di una speranza chiamata lavoro, pane quotidiano per i figli, l'arrivo mensile di quel giornale che odorava ancora di mirto e cardo selvatico. Misto a quello dell'inchiostro-petrolio delle rotative. In tempo di mondo in rete è sin facile farsene un'idea, l'onnipotente “motore di ricerca” di qualsiasi computer a richiesta di: “messaggero sardo” vi darà l'opportunità di sfogliarli tutti i numeri del giornale, dal 1969 al fatale 2014, l'anno della sua chiusura in forma cartacea. E quale altra forma se non quella avrebbe dovuto avere per gente che, spesso, non aveva in tasca che la licenza elementare, la cui lingua madre era il sardo della sua zona, gallurese o campidanese che fosse,  i congiuntivi italiani sguscianti come lucertole agostane. Tocca leggere le lettere che i nostri connazionali scrivevano al giornale per farsi un'idea della lacerazione patita, la gran parte suonano così: “Caro Messaggero Sardo...E' l'unico modo che ancora mi lega alle cose sarde  e alla terra che tanto voglio bene. Sono 27 anni che vivo fuori dalla mia terra e la nostalgia mi rode...”( G. Pilloni, cagliaritano dal Brasile, gennaio 1982). Luglio dello stesso anno: “Caro Messaggero Sardo, da 23 anni sono emigrata in Francia, sono madre di nove figli, purtroppo abbandonata dal marito con tre figli che sono ancora studenti...” (Teresa Ghiani, Audun Le Tiebe, 57930-Francia). Il Messaggero è un amico a cui si dice tutto, a cui si ricorre per un aiuto di qualsiasi tipo, con richieste di consigli tra i più ...

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