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“Il miglio deve ancora venire”, il libro di Marcello Atzeni
È fresco di stampa, edito da Sandha Editore per i tipi di Nuove Grafiche Puddu s.r.l. Ortacesus, la prima opera di Marcello Atzeni: il volumetto “Il miglio deve ancora venire”, 101 crucci vari. L’autore, giornalista pubblicista, agrotecnico e biologo, si cimenta in un lavoro per molti aspetti fuori dagli schemi consueti di chi scrive, ma non per questo meno accattivante e stimolante sia per i contenuti, gli accostamenti culturali e gli spunti di riflessione che ad un lettore attento non sfuggono. Il libro è di piccolo formato, tascabile potremmo dire, all’interno del quale compare una frase, un aforisma, un motto per ogni pagina. Motti riferiti ad alcune tematiche generali: autoritratti, personaggi, mestieri, proverbi, varie, quesiti. Sono espressioni sagaci, capaci di attirare l’attenzione suscitando il sorriso ma nel contempo facendo riflettere il lettore che vi trova i problemi del vivere quotidiano. Sono 101 i motti scelti dall’autore su una gamma ricchissima di tanti altri nati per gioco, per scherzare fra amici, pubblicati poi in Facebook e trascritti poi nel libro. Bisogna entrare nei contenuti di queste brevi frasi non di rado anche autobiografiche, riferite al campo delle esperienze di vita, significative anche sotto il profilo didattico. Marcello, collaboratore dell’Unione Sarda esprime gratitudine per alcuni giornalisti che lo hanno incoraggiato in questo lavoro e che per tanti anni hanno dato la loro collaborazione nel quotidiano sardo come Giacomo Mameli, Maria Paola Masala, Sergio Naitza. Mai scoraggiarsi dice l’autore nella pagina in cui solitamente si stila la dedica. Questa volta non vengono riportati nomi specifici ma il libro è dedicato a “quanti non si arrendono mai”. È un invito alla tenacia, alla volontà di superare le difficoltà che la vita riserva ad ogni essere umano. Possono essere fatte considerazioni su tutte le frasi riportate. Intendo soffermarmi su quella riferita al personaggio dei Promessi Sposi del Manzoni: il curato don Abbondio. «Mi son fatto vedere da uno bravo, dice don Abbondo, anzi da due». Nella sua impostazione generale non si fa riferimento alla salute di don Abbondio come enuncia la prima parte, ma si fa riferimento ai due bravi che durante la passeggiata del curato lo attendono al crocicchio di strade per portargli le disposizioni del loro padrone don Rodrigo. Qui entra in gioco l’opera del Manzoni ed i personaggi. Il personaggio don Abbondio è il vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. La breve frase rimanda con ironia alla prepotenza del signorotto, all’intimidazione, al sopruso che non sono atti solo del passato ma che permangono ancor oggi. Questi atteggiamenti permangono ancora quando si toccano certi interessi o quando si vogliono conseguire determinate finalità. La cronaca ne è ricca. Ogni aforisma , motto o breve frase va saputa interpretare, vanno ricercati i collegamenti culturali, vanno indagati ...
Leggi di piùL’abbraccio del Papa in Vaticano questa mattina ai 600 volontari di Sardegna Solidale
«Vi incoraggio a proseguire con passione la vostra missione ricercando tutte le forme possibili e costruttive per risvegliare nell’opinione pubblica l’esigenza di impegnarsi per il bene comune a sostegno dei deboli e dei poveri». Così Papa Francesco si è rivolto questa mattina ai seicento volontari sardi giunti nell’Aula Paolo VI per festeggiare con il Pontefice il ventesimo anniversario del Centro di Servizio per il volontariato Sardegna Solidale. Un’udienza intensa e commovente apertasi con la musica dell’armonicista Moses e dove ha visto i volontari (giunti da tutte parti dell’isola) stringersi intorno al Papa accompagnati dal cardinale Angelino Becciu, dagli arcivescovi di Cagliari e Oristano monsignor Arrigo Miglio e monsignor Ignazio Sanna aggiunte due figure rappresentative del volontariato isolano come don Angelo Pittau (presidente del Comitato promotore di Sardegna Solidale) e Padre Salvatore Morittu (presidente dell’associazione Mondo X Sardegna) scortati dal presidente della Regione Francesco Pigliaru. A Papa Francesco i volontari hanno consegnato la riproduzione di un bronzetto nuragico raffigurante un capotribù e lo hanno salutato intonando l’Ave Maria in sardo mentre il Papa passava a salutare quasi uno ad uno tutti i presenti nell’Aula Paolo VI. ...
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