Archivio

Archivio

In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Fernando Marrocu, un artista poliedrico legato alla cultura identitaria

di Fulvio Tocco __________________________ Fernando Marrocu (1952) è pittore. Un artista poliedrico, fortemente legato alla cultura identitaria, ha dipinto opere dove ha immortalato volti, espressioni, scene di vita rurale che ancora oggi emozionano perché rappresentano la fotografia della gente di campagna del primo novecento isolano. Nei suoi quadri coglie sia dal proprio passato, sia dall’osservazione minuziosa degli uomini, degli animali e degli oggetti da lavoro. Il legame con le sue origini è evidente nella sua immensa produzione di opere d’arte. GLI ANNI DI STUDIO Sin da piccolo ho mostrato la mia passione per il disegno, gli insegnanti mi incoraggiarono ad iscriversi all'istituto d'arte di Oristano, così ho fatto nell'anno scolastico 1965/66. Negli anni di studio ho frequentato i corsi per la lavorazione artistica del legno e delle ceramiche. Corsi che frequentavo con grande interesse. Terminati gli studi nel 1970 non ho perso tempo. A diciotto anni mi ero presentato al pubblico con la prima mostra personale di pittura e nello stesso anno ho ricevuto il primo premio in una estemporanea curata da Primo Pantoli, uno degli artisti più importanti a livello contemporaneo. GLI ANNI DEL NOVIZIATO [caption id="attachment_96129" align="alignleft" width="500"] Dipinto di Nando Marrocu[/caption] Dal 1970 al 1975 ho gestito una corniceria a San Gavino. A metà degli anni settanta ho conosciuto padre Ambrogio Fozzi di Cagliari, francescano, artista e con lui ho avuto l’opportunità di fare pittura e ceramica con più assiduità. È stato un periodo importante per farmi conoscere, artisticamente parlando, su uno scenario più ampio. Infatti seguiranno mostre a Cagliari e vendite di opere a diversi enti pubblici. LE ESPERIENZE DA CERAMISTA Nel 1977 decisi di approfondire la conoscenza delle tecniche più importanti del mestiere del ceramista; accettai di entrare come dipendente nella ditta di Vicenzo Farci, nella bottega più importante di Assemini, in qualità di decoratore. Fu un'ottima opportunità per apprendere il mestiere de su strexiaiu seguendo i consigli dei grandi maestri del tornio: Peppuccio Mandas è stato uno dei maestri più bravi del periodo. Dopo tre anni di lavoro da dipendenze avevo deciso di mettermi in proprio; incomincia un sodalizio con Gianfranco Massa a Pabillonis, paese conosciuto per la produzione di pentole e tegami da fiamma, l'iniziativa ebbe un buon riscontro commerciale, L'Isola, un ente regionale ci dava una mano acquistando i prodotti del nostro laboratorio. LE COLLABORAZIONI CON ISTITUTI CARCERARI E COMUNITÀ DI RECUPERO Alternando mostre di ceramica a mostre di pittura, il grande salto avviene nel 1987 con l'apertura di un laboratorio di grandi dimensioni nella zona industriale a Villacidro. Trentacinque anni di duro lavoro diviso tra produzione e insegnamento. Gli anni novanta sono contrassegnati da esperienze di collaborazioni formative con istituti carcerari e comunità di recupero dalla tossic ...

Nel 2026 il picco delle tecnologie anti Covid

di Giovanni Angelo Pinna _____________________________ Da inizio pandemia è subito partita la sfida per contrastare il Covid-19 e l’uomo ne ha fatto parte da protagonista. Ad oggi, in tutto il mondo, l’uomo si è abituato all’uso delle mascherine, chirurgica (la classica mascherina celeste) o FFP2 con o senza filtro, all’uso dei gel e soluzioni disinfettanti per ambienti e quelli per le proprie mani, al distanziamento sociale, al contingentamento basato sulla volumetria dei locali e così via. Non sono mancate, fin da subito, le tecnologie: dalla didattica a distanza alle soluzioni per il controllo degli accessi (manuali o automatici). Ma questo è solo l’inizio. Ne avremo fino al 2026 quando, secondo un report di Markets and Markets, in questo non troppo lontano anno, solo fra 4 anni, si registrerà il picco di poco meno di 10 miliardi di dollari per tecnologie ultra moderne che saranno schierate in prima fila nella battaglia contro il Covid-19 (nel 2021 si è raggiunta la soglia dei 4 miliardi di dollari sempre nel settore delle tecnologie anti Covid-19). Secondo le stime dello stesso Ceo della casa farmaceutica Moderna, Bancel, il futuro è chiaro: “il virus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia da Covid-19, non scomparirà”. Sarà dunque compito dell’uomo individuare e progettare strategie e modalità di sopravvivenza valide per contrastare adeguatamente questo virus invisibile ed imparare a convivere con esso. Anche l’ultimo decreto del Governo è chiaro e prevede, non solo per le aziende private, la sanificazione di tutti gli ambienti (postazioni di lavoro ed aree comuni comprese). Già lo scorso anno si è iniziato a sentir parlare di tecnologie basate su raggi UV (ultravioletti): dalle lampade più o meno ingombranti a raggi UV agli sterilizzatori professionali UV-C, dalle plafoniere alle apparecchiature su ruote per la sanificazione di ambienti in presenza di persone o pistole con ozono, portatili, fino alle custodie, sempre con tecnologia UV, per sanificare gli smartphone sono solo alcuni esempi. Secondo i risultati di numerosi test, eseguiti sia in Italia che a livello internazionale e riconosciuti anche dall’Istituto Superiore di Sanità, lo sfruttamento delle radiazioni ultraviolette germicide (metodo già noto per la sterilizzazione degli ambienti basato sull’uso di luce UV di lunghezze d’onda nella banda UV-C) sarà il futuro che ci attende. Queste radiazioni, infatti, sono le uniche a riuscire a modificare il DNA ed RNA dei microrganismi, rompendone i loro legami molecolari e rendendoli, così, inoffensivi. Secondo alcuni studi, però, l’UV-C risulta dannoso anche per l’uomo tanto che, alcune di queste tecnologie, devono essere dotate di opportuni avvisi ed allarmi oltre che essere attivate senza la presenza umana o di altre forme di vita nell’ambiente che sarà sanificato. ...

Vai a tutti i contenuti →