Addio Pec, benvenuta Rem

di Giovanni Angelo Pinna _________________________________ [caption id="attachment_92214" align="alignleft" width="179"] Giovanni Angelo Pinna[/caption] Uno standard e trovata prettamente italiana, nata nel 2005, principalmente per regolare i rapporti con la pubblica amministrazione e, successivamente, anche tra privati. La Posta Elettronica Certificata si prestò a diventare uno strumento che, nel tempo, avrebbe sostituito (quasi definitivamente) l’uso della carta e, in particolare, dell’invio di comunicazioni ufficiali come raccomandate, cartelle esattoriali, comunicazioni tra Amministrazioni Pubbliche e, nel tempo, anche tra Aziende e privati. Con oltre 15 anni di vita, ad oggi, le caselle Pec attivate hanno quasi raggiunto la quota di 500 milioni di attivazioni. Oggi obbligatoria anche per le aziende e qualsiasi altra tipologia di impresa e professionista, i quali in sede di costituzione devono riferire il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al Registro Imprese, la Pec, oltre che alle rispettive casse di previdenziali, questa casella certificata ha acquisito nel tempo un ruolo determinante per quella che è la comunicazione “con prova di invio e ricezione”, proprio come le raccomandate ma, rispetto a queste ultime, sicuramente più immediata e anche economica oltre che conveniente in termini di assenza di file per l’invio e/o ricezione/ritiro di comunicazioni. Nel 2022, però, l’AgID ha adottato le “nuove” regole tecniche per i servizi di recapito certificato a norma del regolamento eIDAS 910/2014”. Con queste nuove regole, infatti, si va verso un addio alle Pec per dare il benvenuto alle più precise e tecnologiche REM. Infatti, pur essendo un canale certificato, quello delle PEC, un limite che fin da subito si è dimostrato non risolvibile, è stato quello di poter associare effettivamente una comunicazione ad una singola persona. Con le raccomandate questa identificazione veniva e viene fatta “de visu” (per diretta visione/riconoscimento) dall’incaricato alla consegna della comunicazione cartacea. Per quanto riguarda la Pec, invece, ci si è sempre interrogati sul problema “chi ha effettivamente inviato la pec?” Chiunque di diverso dal titolare, con accesso ad una Pec, potrebbe inviare una comunicazione ad altre Pec e, questo invio, per il ricevente, è effettuato dal titolare della casella anche se, effettivamente, così non è. Nel 2018, ad esempio, in Italia vennero violate oltre 500.000 caselle e tra le quali anche quelle di ministeri, uffici governativi ecc. La prima differenza tra la Pec e la Rem è l’estensione e utilizzo a livello geografico: la Pec è solo “cosa italiana”, la Rem è Europea e la validità di una comunicazione può essere estesa a qualsiasi invio in tutto il territorio europeo. L’altra novità nelle Rem riguarda proprio la sicurezza e certezza riguardante l’aspetto che l’invio e la ricezione vengano effettuate dal relativo titolare della casella e n ...

Zia e nipote, Santa Maria Assunta e i suoi vestiti

di Sandro Renato Garau _________________________________ La nipote chiede alla zia: «Com’era la festa di Santa Maria Assunta qui a Guspini, quando eri ragazza?» «Quando ero ragazza dal 13 luglio, ogni sera, cantavamo il rosario in sardo e is Coggius in onore di Santa Maria, terminavamo il 13 agosto. Abbiamo imparato il rosario in sardo dalle mamme e dalle donne anziane. La melodia è quella tramandata da sempre. È una cantilena dolcissima. Molto bella. Nel nostro vicinato il rosario lo cantavamo nello spazio che c’era sopra il muraglione de Sa Mitza de Santa Maria, a fianco al nostro mulino, ogni notte, dopo cena. Portavamo su scannixeddu da casa, ci mettevamo in cerchio e tua nonna o un’altra anziana lo intonava. Partecipava tutto il vicinato. La sera del 13 agosto, iniziava la festa. La vigilia della festa, il 14 agosto, le addette alla vestizione della statua, preparavamo la Madonna. Quando ero piccola, la preparava tua nonna, cioè mamma Alina, e altre sei donne, alcune anziane, altre più giovani. Sono sette quelle che vestono la Madonna. Il loro compito non terminava mai, sino a che potevano erano sempre loro, ogni anno. Il presidente della festa cambia ogni anno chi veste la Santa no. Chi è stata designata veste l’Assunta sino a quando ce la fa. Poi, quando invecchia, designa un’altra donna della famiglia, in genere la primogenita. Quando si trattava di donne non sposate o senza figlie femmine, poteva indicare una nipote o una figlioccia. Si tramanda di generazione in generazione. La vestizione si fa a porte chiuse. La Santa non può essere vista da nessuno prima che sia vestita a festa. Neanche il parroco può vederla». La nipote è sempre più affascinata dal racconto. La zia si ferma per cercare di ricordare. Gli occhi le brillano mentre accompagna con voce suadente, in sardo, il racconto. L’amore per la Santa della quale porta anche il nome è evidente. «Quando e come la vestivate?» «La Santa è deposta sul suo letto, sdraiata, Dormiente. Non so dirti perché. Tutto l’anno, sino alla vigilia della festa si trova sul primo altare a destra dopo l’ingresso nella Chiesa di San Nicolò. È la sua cappella, c’è anche san Giorgio. Noi donne ci incontravamo in chiesa, la vigilia della festa, dopo le messe del mattino. Prima di vestirla la portavano nella cappella del Sacro Cuore, aiutate dal sacrista e anche da qualcuno della confraternita, c’è più spazio e più luce. Poi tutti fuori. All’Assunta toglievamo l’abito quotidiano e mettevamo quello della festa, poi la coprivamo con i veli. Gli abiti sono molto belli: un bel colletto, una blusa, la gonna lunga. La Santa possiede due vestiti per la festa, uno l’ha confezionato zia Rosina Sanna, con le sue stesse mani. È bello, ti dico che è bello. È bianco, tutto bianco. L’altro l’avevano fatto confezionare is oberaius della festa, quando era presidente un certo Murgia. Ma, io ero ragazzina. Avevano deciso di confezionarle un nuovo vestito realizzato con ...

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