I cimiteri di Sanluri
di Maurizio Onidi ___________________________________________ Agostino Urpi, funzionario di banca in pensione, da tempo si dedica alla ricerca storica di Sanluri. Le pagine del nostro giornale hanno già pubblicato resoconti dei suoi interessanti lavori. In occasione della prossima giornata dedicata alla commemorazione dei defunti, Urpi ha voluto raccontare alcuni particolari relativi ai cimiteri della storica cittadina della Marmilla. «Per molti secoli, dalla dominazione romana e fino all’inizio del medioevo, i defunti venivano sepolti fuori dalle città» dichiara Agostino Urpi. «Con la definitiva affermazione del cristianesimo si diffonde il seppellimento nelle chiese con l’intento di tenere i corpi dei fedeli defunti accanto alle tombe e reliquie dei santi e agli altari. Nel medioevo la parola chiesa indicava non soltanto l’edificio, ma anche gli spazi esterni adiacenti. Le sepolture si eseguivano, quindi, dentro e fuori la chiesa. Gli spazi interni venivano prevalentemente riservati a sacerdoti, a notabili e a chi disponeva lasciti in favore della chiesa. I popolani venivano sepolti negli spazi fuori dalla chiesa», sottolinea Urpi. «A Sanluri, fino agli inizi del 1800, c’erano due cimiteri, uno nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, attuale parrocchia Nostra Signora delle Grazie, l’altro nella chiesa di Sant’Anna. Per la sepoltura dei tantissimi morti dell’epidemia di peste in Sardegna (1652-1657) venne utilizzata l’area periferica adiacente la chiesa di San Martino. Nel 1830, in seguito alla lettera pastorale del 1788 dell’Arcivescovo di Cagliari che proibiva la sepoltura nelle chiese, venne aperto un cimitero attiguo alla chiesa non officiata di S. Rocco. Già nel 1865, come fa notare il dott. Salvatorangelo Ledda nella sua monografia su Sanluri, il cimitero non rispondeva alle disposizioni legislative e sanitarie vigenti: “La distanza dalla casa più vicina era di soli quattro metri e non almeno i cento metri previsti dal codice sanitario. Anche la superficie del cimitero non era adeguata, prevedendo la legge una estensione decupla al numero dei morti annuali. I cadaveri non potevano dissotterrarsi prima di otto anni. Due decimi del cimitero dovevano tenersi a disposizione per far fronte a una eventuale epidemia e a una irregolare decomposizione dei cadaveri da disseppellire (1)”». «Le tombe, scavate nella terra», prosegue Agostino Urpi, «erano evidenziate con una croce di legno. Solo in rarissimi casi adornate con croci o lastre di marmo, quasi tutte rigorosamente bianche a eccezione di alcune grigio/azzurre. In qualche caso, quando la tumulazione avveniva in adiacenza al muro della chiesa o a quello confinante del convento dei cappuccini, veniva intonacata e pitturata la parte di parete prospiciente la tomba. Dopo la demolizione e ricostruzione in cemento del muro di contenimento dell’orto del convento, dei tanti disegni ne sono rimasti solo due, abbastanza deteriorati, sulla parete posterio ...
Leggi di piùCagliari, al via al Teatro delle Saline la stagione di Teatro Contemporaneo con la nuova produzione Akròama
Con la nuova produzione di Akròama “Susn” firmata da Lelio Lecis prende il via mercoledì 1 novembre la nuova edizione di Teatro Contemporaneo, rassegna di quattro appuntamenti organizzata da Akròama al Teatro delle Saline per la stagione autunnale: lo spettacolo, in scena fino al 4 novembre, porta in scena la storia di cinque donne scritta dal regista tedesco Herbert Achternbusch. In scena Julia Pirchl, Roberta Pasquinucci e Tiziana Martucci nel ruolo di Susn, Simeone Latini che interpreta lo scrittore, Roberto Balistreri nel ruolo del prete; Martucci, Pasquinucci e Balistreri insieme a Stefano Serpi interpretano i figuranti; i costumi sono di Marco Nateri, i video di Michele Salimbeni, la direzione tecnica di Lele Dentoni. La rassegna Teatro Contemporaneo proseguirà tra 15 e 18 novembre con “Di donne e di pene” della compagnia bolognese Teatri di Vita con la regia di Rebecca Duran; il 29 e 30 novembre e il 1° e 3 dicembre appuntamento con “Every brilliant thing” di Duncan Macmillan, coproduzione Sardegna Teatro e CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e con la regia di Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro. L'ultimo appuntamento, dal 13 al 16 dicembre, è con “Non mi serve niente” del Teatro Libero di Palermo da un testo di Manlio Marinelli con la regia di Luca Mazzone. ...
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