Dalla tradizione alla scena: il viaggio teatrale della comunità di Villamar
di Rosaria Serra ___________________ L’associazione teatrale villamarese, aperta a tutti, ha iniziato le sue attività con un gruppo di persone che avevano già maturato esperienze significative in vari ambiti. Tutto è nato da un “laboratorio di lettura” diretto dal regista Siddi, che si è poi trasformato in un laboratorio teatrale. Ciascun membro ha portato nel gruppo la propria esperienza, accumulata nel ruolo sociale svolto, e il vissuto teatrale in diversi contesti, come il teatro scolastico (sia come alunni, insegnanti o genitori) e il teatro comunitario nelle occasioni parrocchiali e nelle feste paesane. Io stessa, grazie alla mia carriera di insegnante, ho avuto modo di vivere tante esperienze teatrali. Tra i ricordi più vivi c’è la commedia “Mobenteddu miu caga tottu”, diretta da Faustina Lilliu e Orfeo Casu, portata in scena dagli alunni delle seconde classi nell’anno scolastico 2002/2003 e trasmessa anche sul canale Videolina. Non posso dimenticare inoltre le opere scritte e dirette da Albertina Piras, che nel corso della sua carriera scolastica ha coinvolto centinaia di alunni. In anni recenti, il teatro è stato inserito regolarmente nell’orario scolastico, affidato al maestro Diego Massa, che si è dedicato interamente a questa attività, producendo lavori apprezzati e coinvolgenti per tutte le classi. Con il trasferimento del docente, l’attività è poi tornata sotto la guida degli insegnanti, principalmente quelli di Italiano. Queste esperienze condivise ci hanno permesso di conoscerci meglio e di costruire una visione comune del teatro, arricchita dalle diverse prospettive portate da ciascuno di noi. Siamo convinti che la varietà di ruoli e ambiti rappresentati nella nostra associazione contribuisca a renderla un luogo inclusivo e dinamico, dove possiamo crescere insieme e avvicinare al teatro persone di ogni età. ...
Leggi di più“Arbus Monte di Soccorso”, l’ultimo libro di Tarcisio Agus
di Maurizio Onidi ______________________ Instancabile l’attività di ricerca e di narrazione della storia del territorio, da parte di Tarcisio Agus che con “Arbus Monte di Soccorso”, libro appena pubblicato, dedicato alla comunità arburese, racconto la funzione sociale dei “Monti di Soccorso” che dal 1700 al 1900 hanno contribuito sensibilmente allo sviluppo economico del paese. “Dietro quelle carte, e dentro quelle carte, a volte ingiallite, altre volte ammuffite, altre ancora non più leggibili, si nasconde gran parte della vita agricola arburese, attraverso cui nel tempo, si sono snodate la nostra storia e la nostra esistenza di arburesi”, scrive Paolo Salis, sindaco di Arbus, nel suo intervento nella presentazione del lavoro di Agus al quale rivolgiamo alcune domande. Come nasce il progetto? «Cominciai a sfogliare quelle carte ingiallite provando a ricucire una storia di circa 100 anni frammentati in quelle pagine di richieste, dichiarazioni. Mancavano le testimonianze del primo periodo di attività, che ebbe particolare sviluppo nella nostra diocesi dal 1678 ed in particolare ad Arbus che ebbe in seguito interessanti risultati economici e sociali. Proseguendo nella lettura emergeva sempre più l'aspetto solidaristico che il Monte Granatico aveva assunto in quella comunità tra la prima fase del 1800 e gli inizi del 1900, per poi, man mano scemare a causa di norme regie che ne snaturarono lo spirito originario». L’ aspetto solidaristico, un valore molto sentito e diffuso in passato «La solidarietà e la giustizia sociale, nel nostro mondo, sono spesso esclusiva della realtà mineraria, ma l'analisi documentale svolto mi ha fatto ricredere. Il mio primo pensiero è corso alla visita che fece il giovane studente Antonio Gramsci, il 26 febbraio 1910 a Montevecchio; in tale circostanza gli fu chiesto quale fosse, secondo la sua visione, la differenza tra un operaio e un minatore, e lui rispose semplicemente: “L'operaio è operaio, mentre il minatore è agricoltore”. E questo è certamente vero. Il mondo agricolo ha da sempre fornito braccia al mondo minerario, e ha prestato alla miniera termini come “Coltivazione”, intesa come sfruttamento non della superficie terriera ma del sottosuolo, “Mena”, che deriva dal latino mĩnare, spingere un animale minacciandolo, così come avveniva nell'antica trebbiatura, quando il giogo dei buoi era costretto a calpestare in circolo i covoni, per separare il grano dalla spiga. Allo stesso modo i condannati “Ad metalla”, nel periodo romano, “menavano” con le loro piccozze sul filone per estrarne il minerale. Attraverso questo modesto lavoro, emerge chiaro che la solidarietà e la giustizia sono da sempre proprie dell'ambito contadino, nonostante non emergano in modo evidente, per via della sua naturale frammentarietà». I Monti frumentari «La nascita dei Monti frumentari ha consentito l'incontro degli operatori agricoli e ha fatto affiorare un profondo spirito solidale tr ...
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