Guspini-Montevecchio: presentazione del libro di Sandro Renato Garau "Alba a Montevecchio”

di Maurizio Onidi _________________________   Sabato 30 agosto, alle 17, nella ex mensa impiegati,  Sandro Renato Garau presenta il libro “Alba a Montevecchio” , Pettirosso Editore, romanzo storico ambientato a metà dell’800. Due uomini, un prete Giovanni Antonio Pischedda Terzitta da Tempio e Giovanni Antonio Sanna, commerciante sassarese, artefice della nascita delle moderne miniere di Montevecchio. Il romanzo narra l’inizio dell’esperienza mineraria. Il territorio è quello delle miniere di Montevecchio tra Nasturzio e ad Albis. Dialoga con l’autore Gian Paolo Pusceddu, direttore della Gazzetta del Medio Campidano. L’evento rientra all’interno del programma per la trentaduesima edizione della Sagra del Miele che si svolge a Montevecchio nelle giornate di sabato 30 e domenica 31 agosto. ...

Marika, Emanuela Loi e il coraggio della memoria: una lezione di giustizia e umanità

di Simone Muscas _____________________ Per il suo esame orale di terza media nell’istituto comprensivo di Sanluri, lo scorso giugno, Marika Pau, studentessa ha scelto di parlare di un tema forte, profondo, che parla di giustizia, coraggio e memoria: la Mafia, e in particolare la figura di Emanuela Loi, agente di scorta uccisa il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio, accanto al giudice Paolo Borsellino. Un lavoro nato anche grazie a un percorso affrontato in classe durante l’anno scolastico nell’ambito dell’educazione civica che nella scuola, nell’anno appena trascorso, ha ruotato attorno al tema della legalità, che fra le cose ha visto a novembre la visita nella scuola di Sanluri di Giovanni Impastato, fratello del noto attivista antimafia Peppino. Ma Marika è voluta andare oltre i libri: per rendere il suo elaborato più autentico, ha deciso infatti di incontrare la sorella di Emanuela, Maria Claudia, nella sua casa a Sestu (un tempo di proprietà dei genitori, oggi non più in vita), ponendole domande semplici, ma profonde, per provare a capire chi fosse davvero quella giovane donna sarda, diventata simbolo silenzioso della lotta alla criminalità organizzata. «Emanuela - ha raccontato la sorella - era solare, gentile, amante dei bambini e desiderosa di fare la maestra». Un sogno coltivato sin da piccola, condiviso con Maria Claudia, con cui frequentò le magistrali. Ma la vita, a volte, segue strade inattese: la sorella decise infatti di partecipare a un concorso per entrare in Polizia, Emanuela la seguì quasi per gioco. «Eppure, un po’ a sorpresa – racconta Maria Claudia - fu lei a superare l’esame con il massimo dei voti, dimostrando tenacia, intelligenza e una sorprendente forza d’animo». Nel 1989 iniziò così il suo corso di formazione a Trieste, lontano dalla Sardegna e dalla famiglia. La nostalgia fu grande, ma Emanuela non si arrese. Amava ripetere sempre: «Se ce la fanno gli altri, perché non dovrei farcela io?», racconta a Marika la sorella. Terminato il corso, le fu comunicata la destinazione: sarebbe dovuta andare a svolgere servizio a Palermo, in un momento storico delicatissimo, in cui la Mafia colpiva duramente lo Stato. Alla famiglia non poteva dire molto: il suo incarico era riservato. Dopo un periodo al commissariato Libertà, dove svolgeva anche il piantonamento sotto casa di Sergio Mattarella, fu chiamata a far parte dell’ufficio scorte, proprio nei giorni successivi alla strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone. «Nessuno, nemmeno i noi familiari, sapevamo che stesse scortando Paolo Borsellino. Per tranquillizzare tutti, raccontava che proteggeva “persone non pericolose”». Emanuela si adattò con serietà e dedizione a quel compito difficile, guadagnandosi il rispetto dei colleghi. Il suo legame con la Sardegna, però, rimase fortissimo. Ogni occasione era buona per rientrare a casa, anche a costo di viaggi lunghi e costosi in nave. Amava la sua terra e sognava, un giorn ...

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