Il popolo sardo è vivo perché ha ancora una lingua. Se muore la lingua muore anche il popolo: una frase storica pronunciata dall’illustre archeologo e intellettuale Giovanni Lilliu. Facendo riferimento anche a questa lezione culturale sul patrimonio linguistico sardo, il 24 luglio nella biblioteca comunale di Villanovaforru si è svolto un interessante dibattito, in occasione della prima edizione del Festival della cultura sarda denominato Arrèxini. «Il nostro obiettivo è quello di creare interesse per la lingua e la cultura sarda», esordisce l’esperto di lingua sarda e presentatore televisivo Salvatore Cubeddu, che aggiunge però di essere preoccupato del fatto che «quando sono finiti i soldi della Regione sugli oltre 200 sportelli linguistici sardi nei vari Comuni dell’Isola, è calata anche la passione di alcuni operatori della lingua sarda». Analizzando le varie problematiche su questo problema che coinvolge l’intera Regione, arrivano anche testimonianze e suggerimenti come quello della docente scolastica Giusi Fanti: «Bisogna crederci. Dobbiamo incontrarci e confrontarci, a iniziare dalla scuola, dove i ragazzi devono capire le loro radici per sapere dove arrivare. È stato molto interessante per me, aver fatto partecipare gli studenti a vari concorsi di poesia o racconti in lingua sarda. Ho portato anche giornali in classe per discutere e parlare in sardo. Mi rammarica piuttosto che a volte siano i genitori i più scettici». Analisi condivisa anche dal conduttore televisivo Enrico Putzolu, che sottolinea l’importanza di «stare tra la gente anche fuori dagli studi televisivi, cercando e valorizzando coloro che fanno la storia e la cultura della Sardegna».
Argomenti che coinvolgono l’attenzione del pubblico presente, in particolare le riflessioni esposte da Antonello Garau, uno dei massimi esperti della lingua sarda, che comunica interessanti e curiosi particolari: «Nonostante la Regione Sarda faccia sapere che i soldi ci sono, dal 2014 l’ufficio scolastico regionale non ha fatto alcuna iniziativa importante per valorizzare la lingua sarda. Mentre nel Friuli Venezia Giulia, tramite l’ufficio scolastico, nel 2020 si è arrivati al 76 per cento di richieste per imparare il friulano». Eppure in altri ambiti della società si lavora in modo soddisfacente: «Oggi in Tribunale, chi vuole farsi processare in sardo, se lo richiede, è possibile farlo - aggiunge Garau - Anche il Papa anni fa ha invitato a usare la lingua sarda durante le messe nelle chiese isolane».
L’intento comune è quello di rendere obbligatorio l’insegnamento del sardo nelle scuole di ogni genere e grado, con gli sportelli linguistici accompagnati e supportati dalla stessa scuola. Si sollecita inoltre la Regione Sarda a pretendere dalle televisioni regionali, alle quali concede finanziamenti pubblici, che questi siano condizionati a comunicare alcune notizie anche in sardo, per qualsiasi argomento venga trattato dall’informazione. Alla conclusione dei lavori, Salvatore Cubeddu propone di fare entro la fine dell’anno, una manifestazione a Cagliari, coinvolgendo tutti quelli che credono nella valorizzazione della lingua e cultura sarda. Sarà l’occasione per risvegliare l’interesse della popolazione della Sardegna, e riportare sulla scena questo storico argomento?
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