Villamar riscopre la pasta fatta a mano: quando non li chiamavamo “laboratori” e il progetto di oggi in Oratorio


Prossimi incontri: giovedì 5 febbraio (14 –16:30) e venerdì 6 febbraio (laboratorio con i bambini dell’Oratorio)

di Albertina Piras
A Villamar la pasta non è soltanto cibo: è memoria, gesti tramandati, stagioni di lavoro nei campi e una cultura agricola che ha nel grano duro sardo uno dei suoi simboli più forti. Oggi si parla di “laboratori” e di progetti educativi, ma la verità è che in Parrocchia questo modo di fare comunità esiste da tempo: si imparava (e si impara) facendo, mettendo insieme mani, tempo, esperienza e allegria. Quando non li chiamavamo “laboratori”: memoria e comunità Negli anni la Parrocchia ha costruito occasioni capaci di unire vita quotidiana e festa: la lavorazione del pane e della pasta, la preparazione dei dolci tradizionali, le iniziative di Carnevale che mettevano insieme preparativi, sfilate e messe in scena teatrali. Erano esperienze nate con semplicità, con quello che c’era e con chi c’era: non sempre perfette, ma autentiche e ricchissime di legami. Chi ha memoria di quel tempo ricorda che, quando c’era don Tito, la sorella - la signorina Maria - metteva a disposizione la casa per fare fatti fritti e zeppole. Si lavorava tanto e si rideva anche di più, perché il fare insieme era già festa. E non mancavano gli imprevisti: una volta, a conclusione della frittura, qualcuno buttò nel fuoco della carta imbevuta d’olio. Le fiamme presero la caligine e si alzò una vampata fino al comignolo; fummo costretti a salire sul tetto per spegnere. Un episodio che oggi fa impressione, ma che allora venne subito riassorbito dall’energia del giorno dopo. Perché il Carnevale rimetteva tutto al suo posto: sfilate e drammatizzazioni in piazza, chi recitava, chi costruiva, chi cuciva, chi coordinava. Ricordiamo Gilla Scano con Fanny Podda, e ricordiamo la collaborazione tra scuola e Parrocchia, con le frittelle nelle varie case nel dopo-sfilata: un paese intero che diventava scena, cucina e cortile nello stesso giorno. Poi vennero le recite, il teatro dei burattini, il coinvolgimento di adulti e bambini. E accanto a questi momenti, anche iniziative concrete: vendite di pasta fatta in casa, frittelle, piantine. Piccoli gesti che dicevano una cosa grande: la comunità si costruisce quando si fa insieme. Il progetto di oggi: un innesto naturale su una storia lunga È dentro questo percorso che nasce il progetto attuale, “Laboratori di Pasta Tradizionale - Villamar (SU)”: non come una novità calata dall’alto, ma come una forma più organizzata di qualcosa che Villamar conosce da sempre. L’obiettivo è semplice e prezioso: riportare in oratorio i gesti della tradizione - impastare, formare, condividere - e farli diventare occasione di incontro tra generazioni, memoria viva e cura della cultura del grano duro sardo, valorizzando anche la presenza sul territorio della filiera. Date posticipate: prima la cura della “casa di tutti” Le date programmate inizialmente sono state posticipate di una settimana, perché molte delle persone che dovevano aderire hanno dovuto mettere a disposizione energie e tempo per le pulizie e la sistemazione successive all’intervento sul tetto della chiesa. È un fatto molto concreto che chiarisce bene il legame tra Parrocchia e attività comunitarie: prima ci si prende cura degli spazi comuni, poi si riparte con ciò che li riempie di vita. Prossimi incontri • Giovedì 5 febbraio (14–16:30) – 1° laboratorio: Malloreddus • Venerdì 6 febbraio – laboratorio con i bambini dell’Oratorio Invito alla comunità I laboratori sono un’occasione per ritrovare gesti antichi in modo semplice e condiviso. Perché una tradizione non si conserva in un museo: si pratica, si racconta, si condivide.

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