Villamar, Progetto Iscol@: fra le iniziative anche quella di dieci progetti per imparare il sardo a scuola


di Simone Muscas
Nell’Istituto comprensivo di Villamar al via dei progetti in lingua sarda. Si tratta di un’iniziativa già proposta gli anni precedenti, ma che quest’anno verrà potenziata rispetto al passato: ciò avverrà grazie alle risorse messe in campo dalla Regione nell’ambito del progetto “Tutti a Iscol@” con le quali verranno attivati dieci progetti in lingua sarda a cui prenderanno parte due dei tre ordini di scuola presenti nell’Istituto. A essere interessate saranno alcune classi dei plessi dell’Infanzia di Lunamatrona, Gesturi e Barumini e altre delle sedi della Primaria di Villanovafranca, Barumini, Tuili e Villamar. [caption id="attachment_78602" align="alignleft" width="431"] Roberto Scema[/caption] Così il dirigente scolastico Roberto Scema: «Si tratta di un’attività importante che consentirà di rafforzare il nostro progetto identitario che si basa sul consolidamento alla consapevolezza del sentirsi abitanti del posto e prepara all’apertura verso l’esterno». Il progetto implica, insieme ad attività laboratoriali, anche l’insegnamento di discipline scolastiche con il metodo Clil ovvero lo svolgimento di lezioni di materie tradizionali, quali l’italiano e la matematica, in lingua sarda. «Considerata l’età dei bambini a cui si offrirà quest’opportunità - continua Scema -  si cercherà, almeno in una prima fase, di portare avanti il progetto in forma ludica per poi, specie nella scuola Primaria, gradualmente veicolarne i contenuti verso qualche disciplina curricolare». L’iniziativa ha una sua valenza che, al di là dell’aspetto didattico, fissa degli obiettivi sulla sfera socio-economica territoriale che riguardano i bambini di oggi che diverranno gli adulti di domani. «Credo che la chiave identitaria sia funzionale al processo di lotta allo spopolamento. - Spiega a tal proposito lo stesso Dirigente - Se si riuscirà a far accrescere ai giovani la consapevolezza che il territorio in cui vivono non è soltanto il semplice domicilio in cui abitano, ma rappresenta invece il luogo che devono sentire proprio, potrebbe succedere che l’abbandono di questi territori diventi una possibilità più complicata da perseguire. “L’andare via” è una possibilità di vita che ciascun individuo ha e che non ha certo accezione negativa. Al contrario è sul fenomeno “abbandono” che occorre combattere: questo lo si fa facendo anche leva sul proporre idee orientate a sentirsi sempre più parte integrante del territorio».

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