Villamar, Clinica Arborea: a quando l’apertura?


di Simone Muscas
«A quando l’apertura della nuova struttura ospedaliera “Clinica Arborea”?» É questo uno degli interrogativi che ultimamente tiene banco nel territorio. Il motivo è da ricercarsi sia nella bontà dell’ambizioso progetto (visto che si tratta di un nuovo ospedale che sorgerà in un piccolo centro come Villamar, in un periodo storico in cui tante strutture vengono chiuse o rischiano che succeda), che (soprattutto) nelle tante dichiarazioni circa l’imminente avvio delle attività fatte dalla rappresentanza politica e dai responsabili della struttura della società Orpea, a partire dallo scorso gennaio e sino a qualche mese fa. Dichiarazioni che, alla luce dei fatti, debbono essere ora considerate sin troppo ottimistiche dato che si sono auspicate ipotesi poi puntualmente disattese. [caption id="attachment_53061" align="alignleft" width="250"] Pier Sandro Scano[/caption] Scorrendo la cronistoria della (non ancora) neonata struttura emerge che, durante la presentazione della “Clinica Arborea” dello scorso dicembre presso la casa maiorchina a Villamar, Pier Sandro Scano (presidente della Fondazione e ideatore del progetto) parlò di apertura prevista per la metà del gennaio 2019, per farla slittare prima a febbraio (accompagnata dal più classico taglio del nastro inaugurale), poi ulteriormente ad aprile, per finire con l’ultima delle supposizioni (auspicata e ritenuta probabile dal sindaco Fernando Cuccu in una recente intervista de La Gazzetta del Medio Campidano) data per lo scorso giugno o, al massimo,  per l’estate. Anche alla luce di tali ipotesi, sulla “Clinica Arborea” si sono diffuse tante voci, di cui tante ufficiose: fra le più attendibili, considerando il rinnovo della squadra politica dell’amministrazione regionale dopo le elezioni, vi è quella che sostiene che a frenare l’avvio dei servizi sanitari siano soprattutto gli aspetti burocratici fra Regione Sardegna e società Orpea che, pare, necessitino di essere ulteriormente limati. Tuttavia, solo di ipotesi si tratta, visto che al momento nessuna dichiarazione ufficiale è trapelata dai responsabili della struttura che, pur contattati per aver lumi sulla questione, non hanno rilasciato alcun commento chiedendo tempo per poter fornire maggiori dettagli. Detto ciò non si vuole puntare il dito contro nessuno: infatti, che il progetto sia difficoltoso e ricco di insidie, considerando la sua ambizione, non vi è dubbio alcuno: si sta ragionando su una struttura di discrete dimensioni capace di offrire ben 35 posti letto per un polo sanitario, unico per tipologia in Sardegna, finalizzato alla riabilitazione esclusiva dei malati cardiopatici; una struttura che si svilupperà su quattro piani e ospiterà, nello specifico, 15 posti letto per la riabilitazione funzionale neuro-motoria al primo piano e 20 posti letto per la riabilitazione cardiologica al secondo. L’identikit del paziente destinatario della riabilitazione funzionale neuro-motoria è quello con lesioni ortopediche a elevata disabilità o con lesioni cerebrali acquisite nella fase immediata di post-acuzia della malattia, in quella fase in cui la disabilità è maggiormente modificabile e un intervento riabilitativo tempestivo può influenzare meglio il processo di recupero contenendo e riducendo l’entità dei danni. Tornando a fatti meno indirizzati all’aspetto medico, si può dire con certezza che sono già state fatte parecchie assunzioni di figure specializzate alla gestione della struttura e la stessa amministrazione comunale, stando alle dichiarazioni fatte dalla recente intervista al sindaco Cuccu, si starebbe attivando con alcuni progetti per permettere di creare un indotto economico di servizi accessori che graviti attorno alle attività sanitarie della struttura. Il cammino rimane lungo per un progetto ambizioso in un settore complesso, quello pubblico sanitario, nel quale lo Stato italiano spende circa la metà dei propri introiti e dov’è facile intuire come gli interessi, anche politici, che gravitano nelle alte sfere siano molto più che un semplice dettaglio. E intanto, mentre il tempo passa e l’impazienza di tanti (lavoratori e pazienti) cresce, si attende che arrivi, al più presto, qualche voce ufficiale che possa dare certezze circa l’avvio delle attività sanitarie nel nuovo centro di Villamar.  

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