Nell’aula magna Capitini, del complesso “Sa Duchessa”, facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, martedì 21 novembre, lezione di Alessandro Lovari, docente di comunicazione pubblica del corso di laurea in scienze della comunicazione su “La comunicazione del rischio e di crisi nei territori”, e seminario di presentazione di "Return", progetto spoke Pnrr di cui l’ateneo cagliaritano fa parte insieme ad altri atenei che dal 2022 stanno lavorando sul tema del rischio, della prevenzione e gestione, legati soprattutto a tematiche di tipo ambientali. Un progetto interdisciplinare che coinvolge diverse tipologie di studiose e studiosi, ingegneri, geologi, vulcanologi, climatologi, economisti, giuristi, psicologi e sociologi, in un sistema di mappatura del rischio ambientale e delle forme di resilienza.
Al seminario hanno partecipato Francesca Comunello, professoressa ordinaria di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il dipartimento Coris della Sapienza di Roma, Ester Cois, docente di sociologia del territorio presso il dipartimento di scienze politiche e sociali dell’università di Cagliari , Stefania Divertito, giornalista d’inchiesta ambientale, Andrea Polo, responsabile comunicazione di Facile.it, Antonio Usai, servizio pianificazione e coordinamento emergenze della protezione civile della Regione Sardegna, Maria Antonietta Tolu, tutor del corso di Comunicazione pubblica di Scienze della Comunicazione.
«La comunicazione rappresenta uno strumento fondamentale in fase predittiva, gestionale e post emergenziale, affinché, si possa sviluppare un rapporto con i media, si possa allertare i cittadini e quindi rendere quelle che recentemente sono state definite resilienti, le società resilienti» ha dichiarato Alessandro Lovari, organizzatore del seminario, in sede di presentazione del progetto, «Oggi per affrontare i rischi della società, anche quelli legati all’ambiente, bisogna creare dei teams che siano multidisciplinari, composti da diverse competenze in cui le competenze sociologiche comunicative, nel nostro caso si vanno a sommare a quelle di ingegneri, climatologi, geologi, giuristi. In particolare per quanto riguarda l’università degli studi di Cagliari, sono coinvolte due tipologie di gruppi di studio, quello della sociologia della comunicazione e del territorio di cui fa parte il collega Antonello Podda e la collega Ester Cois e quello giuridico. Di questa parte rilevante doveva parlare la collega Francesca Ippolito che all’ultimo momento ha dovuto annullare l’impegno, per questa ragione introdurrò io questa parte» ha precisato Lovari che nell’esposizione della parte giuridica, tra gli altri punti ha sottolineato come “Per quanto riguarda la dimensione giuridica, l’ateneo cagliaritano che è leader nazionale di questa parte sulle implicazioni giuridiche dei rischi, ha il compito di mappare la gestione dei rischi di natura ambientale in una duplice aspettativa, normativa e di cittadinanza».
Molteplici gli aspetti analizzati dalle relatrici e dai relatori dei quali ne riportiamo alcuni spunti.
Francesca Comunello: «Gli specialisti, quando parlano della loro materia tendono solitamente ad avere uno stile argomentativo, uno stile di pensiero legato ai dubbi, all’incertezza, alle domande più che alle risposte. È difficile, su un fenomeno naturale e ambientale che gli scienziati abbiano le risposte che siano bianche o nere. Le persone quando sono esposte a questo tipo di contenuti si aspettano esattamente le risposte nette, tagliate con l’accetta, “Ci sarà domani il terremoto a casa mia oppure no?”, giustamente chi studia questi fenomeni dice non lo so oppure da una risposta probabilistica che sappiamo quanto sia controintuitivo il concetto di probabilità. Come cittadini abbiamo un problema molto serio a comprendere il concetto di probabilità e non siamo disposti ad accettare da parte degli scienziati, da parte delle istituzioni, quella che è l’incertezza. L’incertezza è insita nella conoscenza scientifica. Gestire l’incertezza è tuttavia estremamente problematica in cui si fa comunicazione del rischio».
Ester Cois: «Tutta la ricchissima ricostruzione della letteratura scientifica su questi temi, anche l’idea stessa di definire i concetti che ha richiesto del tempo, era necessario prima tracciare la trama sulla quale poi verranno elaborati gli strumenti. Era assolutamente preliminare e necessario sotto tutti i profili perché poi potessimo e possiamo a questo punto intervenire anche noi con la nostra unità di Cagliari, particolarmente coinvolta a partire dal Task 2 – 6.2 che è focalizzato nell’incrocio tra la definizione sulla base di una serie di strumenti che dovrebbero servire a raccogliere quelle aspettative anche su comportamenti dei referenti a cui ci rivolgiamo, dal punto di vista della comunicazione del rischio ma anche con degli strumenti che ancora non esistono o comunque sono stati parzialmente sviluppati e che dovranno essere testati per la prima volta. Il valore aggiunto di questo impegno collettivo è quello di produrre degli strumenti innovativi che possano essere validati nel corso di questa ricerca».
Stefania Divertito: «Negli anni in cui ho lavorato come portavoce del Ministro dell’ambiente Costa e successivamente come capo ufficio stampa del Ministro della transizione ecologica Cingolani, ho vissuto anni incredibilmente formativi, dove l’esperienza in prima persona comportava anche il doversi spesso inventare, in alcuni momenti, delle tecniche, delle strategie di comunicazione». La gestione dei rifiuti delle persone contagiate nel periodo del Covid «I tempi di un Ministero, per organizzare una campagna di comunicazione sono estremamente lunghi. Noi non avevamo tutto questo tempo perché era maggio e immaginavamo l’esplosione di rifiuti dei contagiati in estate, quando le città hanno già difficoltà per i propri rifiuti. A qual punto con la Guardia Costiera ci siamo inventati una soluzione per organizzare una campagna d’informazione senza spendere un euro. Abbiamo ottenuto il benestare da parte di Enrico Brignano, il famoso comico, per essere testimonial di questa campagna che abbiamo realizzato con un escamotage che ci ha consentito di poter avere l’attrezzatura che serviva per poter fare il video per la campagna che si è rivelata efficace grazie a quel volto popolare come quello di Brignano e sicuramente è stato un messaggio che è passato».
Andrea Polo: «La comunicazione di crisi va preparata prima. La crisi è come la malattia, tutti quanti speriamo di non ammalarci mai ma che sia un raffreddore o che sia qualcosa di più importante, nel corso della vita, prima o poi tutti ci ammaleremo. È bene sapere dove sono i medicinali in casa, se dovessimo avere la febbre. È importante conoscere la differenza tra la tachipirina e quello che è un farmaco per un’altra patologia. Allo stesso modo pensiamo a un piano di evacuazione di una struttura, è fondamentale sapere dove sono le uscite di sicurezza e come ci si deve muovere. La comunicazione di crisi deve avere una gerarchia ben precisa e definita prima. L’importanza di avere piani pronti prima che devono essere continuamente aggiornati. Nella comunicazione di crisi, il capo in pectore è il comunicatore. È lui che gestisce questo genere di cose ed è lui che deve essere preparato. La comunicazione non deve essere eccessiva e non deve essere assente. A chi interessa sapere come è chimicamente composta la schiuma che c’è nell’estintore? dove invece è collocato l’estintore, invece, bisogna saperlo».
Antonio Usai: «Il mandato di Protezione Civile prevede la salvaguardia della vita e della salute umana, dei beni, del patrimonio culturale e abitativo, degli animali e dell’ambiente, dai disastri naturali o causati dall’uomo. La protezione civile funziona come un’orchestra in cui i diversi musicisti suonano in maniera coordinata, interpretando in modo corale ogni singolo strumento, grazie al direttore. Analogamente nel servizio nazionale di Protezione Civile, tutte le componenti e strutture operative, ciascuna con le proprie specializzazioni, agiscono in modo coordinato per contrastare un evento calamitoso». «Per noi la comunicazione influenza l’azione, l’informazione accresce la conoscenza. È un unico sistema, tante voci che possono parlare ma sarebbe importante che parlassero lo stesso messaggio, dico questo perché purtroppo non è sempre così. La comunicazione pubblica può innovarsi con linguaggi e stili che siano il più possibile attinenti a quelli che sono i linguaggi della società».
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