di Walter Tocco
Verso la metà degli anni duemila, una interessante collana dal titolo Sardegna da Salvare edita dall’Archivio Fotografico Sardo, ospitava un bel volume interamente dedicato alla storia, ai paesaggi, e alle architetture delle miniere, con riferimento al patrimonio del Parco geominerario storico ambientale della Sardegna. Ad assistere alla lenta agonia nella quale da mesi si trascinano le vicende dal Parco, verrebbe oggi da dire che c’è anche un Parco da salvare.
Stando a quanto riportato recentemente dalla stampa isolana, infatti, ancora tutto tace sulla nomina del nuovo commissario e le prospettive non sembrano essere delle migliori.
Il Parco Geominerario è de facto commissariato da mesi ma ancora vivacchia senza una guida certa - presidente e consiglio direttivo sono decaduti - e, soprattutto, senza che si riesca a intravedere uno sbocco positivo all’attuale situazione di stallo. Pare che regione e governo si stiano confrontando sui nomi e sul “padrinato partitico” del nuovo commissario. Ma voci autorevoli non escludono, addirittura, la possibilità che si decida infine di sciogliere il Parco Geominerario e mettere fine alla sua esistenza. Sarebbe una sconfitta per le popolazioni dei territori ex minerari della Sardegna.
È stato detto che non si tratta di un vero parco, - è vero - visto che si tratta di “un consorzio per il parco”; lo si è voluto “storico e ambientale”, ma non ha poteri per intervenire sul grande “patrimonio documentale e architettonico” delle ex miniere sarde, né dispone di una qualche possibilità di azione rispetto alle questioni dell’ambiente.
È vero che quella del Parco rimane una bella intuizione, ma la sua realizzazione resta una - l’ennesima - incompiuta della politica sarda.
Al di là dei limiti strutturali e legislativi che hanno caratterizzato l’esistenza del Parco Geominerario fino ad oggi, occorre dire, tuttavia, che anche quel poco che si poteva fare, e che pure si doveva fare bene, non è stato fatto.
Eppure, il patrimonio delle ex miniere sarde ha bisogno di un soggetto che sappia tutelare e valorizzare questa immensa risorsa. Per questo occorre evitare che si arrivi alla chiusura del Parco.
I Comuni, che tra i tanti consorziati del Parco sono gli attori con il maggiore interesse al recupero degli ex siti minerari, sono stati finora incapaci di elaborare proposte e, ancora meno, di esercitare una qualche pressione politica in maniera coordinata; oggi più che mai dovrebbero però invocare con forza la piena attuazione della Carta di Cagliari, cui il Parco Geominerario deve la sua nascita, attribuendogli la funzione di “tramandare l’evolversi degli avvenimenti che hanno segnato la storia dell’utilizzo del territorio e delle sue risorse da parte dell’uomo”, e di tutelare e valorizzare “un patrimonio immobiliare di grande valore architettonico e dell’archeologia industriale e come testimonianza di valore tecnico-scientifico, storico-culturale, artistico e paesaggistico-ambientale in contesti di particolare bellezza e spettacolarità”.
Al di là delle questioni politiche contingenti e degli scarsi risultati ottenuti dalle amministrazioni succedutesi finora, rimane il valore del dettato della Carta di Cagliari, e da questa si dovrebbe ripartire. È necessario, perciò, oggi rilanciare il ruolo del Parco Geominerario e non perdere questo importante strumento che tanto può fare per lo sviluppo dei territori ex minerarie e della Sardegna intera.
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