Tra e-commerce e lavoro in nero


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>Nell’era del digitale, quotidianamente assistiamo alla chiusura di centinaia di attività commerciali e PMI di diverso settore. Sostenere i costi di un’attività o di una PMI è diventata un’impresa ardua non solo per l’effetto della crisi o per l’elevata pressione fiscale ma, soprattutto, a causa dell’e-commerce (commercio elettronico via internet) e del lavoro in nero. Due grandi nemici del lavoro diretto e regolare. I titolari di attività fisiche si trovano troppo spesso a non reggere il peso schiacciante della concorrenza online che, attraverso logiche iper-competitive, offre prezzi più vantaggiosi, servizi in continua evoluzione per rispondere e soddisfare le esigenze dei clienti e prodotti sempre al passo con le tendenze del momento. Ma non è finita. Accanto all’e-commerce un altro, silenzioso e invisibile nemico delle imprese sono tutte quelle attività e PMI che favoriscono e incrementano la concorrenza sleale attraverso il lavoro in nero. In Sardegna, il settore maggiormente colpito è quello dell’artigianato. Due imprese artigiane su tre, il 65,3% di quelle regolari, soffrono la concorrenza sleale delle aziende in nero. 23.222 imprese artigiane regolari sarde, delle 35.562 registrate negli Albi, che rispettano le leggi e pagano le tasse, devono combattere contro un numero imprecisato di "non imprese", che operano fuorilegge e in modo scorretto e fraudolento. Chiaramente la slealtà si riflette anche sui dipendenti. I dipendenti regolari si confrontano quotidianamente contro 1,4 “occupato non regolare”. Si tratta di circa 56mila occupati regolari contro un vero e proprio esercito di quasi 9mila lavoratori sconosciuti a tutti, che si traduce nel 15,4% del totale della forza lavoro del settore. A lanciare questi dati allarmanti è l’Osservatorio di Confartigianato Sardegna per le MPI su dati Istat e UnionCamere-Infocamere al 31 Dicembre 2017. Volendo stilare una classifica, dopo il settore artigianale le più colpite sono le costruzioni con 13.148 imprese esposte alla concorrenza sleale, ovvero il 56,6% dell'intero comparto. Seguono le imprese di servizi alla persona e benessere (parrucchieri, estetisti, etc) con 4.312 realtà, in rappresentanza del 18,6% del settore, 2.589 imprese di trasporti e facchinaggio (l'11,1%). Seguono i servizi di alloggio e ristorazione, le imprese di comunicazione e informazione, l'agricoltura e la pesca, l'autoriparazione, l'istruzione, la fabbricazione di prodotti chimici e l'industria estrattiva. Per contrastare il lavoro in nero gli strumenti di azione sono principalmente tre: intensificare controlli e verifiche da parte delle forze dell’ordine, le denunce da parte di cittadini (è possibile esporre anche in forma anonima), promuovere la cultura della legalità e istituire campagne di sensibilizzazione al tema e al problema che danneggia in modo disastroso non solo l’economia ma mette a rischio la salute e la sicurezza degli occupati non regolari che vengono privati di diritti che solo un contratto a norma di legge può garantire. Elena D’Ettorre

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