Il silenzio assordante delle Istituzioni nei riguardi dello smaltimento delle scorie nucleari presenti nel nostro territorio, e non solo, ci costringe a tornare sull’argomento, per ridestare l’attenzione dei sardi, di questi tempi distratti dalle quotidiane bordate mediatiche riguardanti il problema dell’immigrazione, dell’indipendenza di determinate regioni e dei vari “Fiscal compact”, Reddito di cittadinanza, rapporti con la Comunità Europea ecc. Lo facciamo, anche perché si avvicina sempre più il 2025, anno in cui rientreranno in Italia anche le scorie nucleari detenute all’estero, che dovranno essere raccolte nell’unico grande deposito nazionale imposto dall’Europa, unitamente alle altre provvisoriamente custodite in depositi ubicati in diverse parti del territorio nazionale. Stiamo parlando di almeno 90.000 mc di scorie, delle quali circa 75.000 e medio/bassa radioattività e 15.000 ad altissima attività. Diversi anni fa, come si ricorderà, l’allora ministro per lo sviluppo economico, nel corso di un’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta in merito alla costruzione del deposito nazionale delle scorie radiative, ebbe a dichiarare che, di li a qualche tempo, avrebbero pubblicato l’elenco dei siti nazionali idonei a ricevere il deposito delle scorie.
SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari), ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare), in un secondo momento, compiuti in proposito gli studi necessari, partendo dal presupposto che l’area prescelta doveva necessariamente essere a basso rischio tellurico, oltre che distante ad almeno 5 km dal mare e abbastanza lontana dai centri abitati, divisero il territorio nazionale in quattro fasce di rischio: le prime due ad alto rischio, la terza e la quarta a basso o bassissimo rischio.
In conformità a tale catalogazione, nonostante si fosse più volte posto l’accento sul fatto che il deposito nazionale, per le sue caratteristiche costruttive, sarebbe stato in grado di sopportare anche movimenti tellurici di grande intensità, furono escluse a priori le classi 1 e 2, a maggiore rischio terremoti.
Si da il caso che tali classi, partendo dall’Emilia Romagna fino alla Sicilia, attraverso Umbria (parte), Marche (parte), Abruzzo (parte) e Molise, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria (parte) e Sicilia, comprendono gran parte del territorio nazionale, con esclusione di Liguria, Umbria (parte), Abruzzo (parte), Calabria (parte), Marche (parte), Veneto, Trentino, Friuli, Valle d’Aosta e Sardegna sulle quali, appunto, dovrebbe essere ubicato il deposito unico nazionale, destinato ad accogliere le scorie stoccate in siti diversi, quali: Caorso (mc 1878), Trino (mc 780), Latina (mc 893), Garigliano (mc 1872), Eurex Saluggia (mc 1582), Itec Trisaia (mc 2701), Plutonio di Roma (mc 60), Nucleo di Roma (mc 6059), Avogadro S. (mc 25), Bosco Marengo (mc 247), C.C.R. Ispra (mc 2589) e altri.
Secondo ciò che è dato a sapere, poiché l’argomento in parola sembrerebbe diventato un Segreto Nazionale, parrebbe che i 75.000 mc di scorie ritenute a bassa/media radioattività, possano essere contenuti in adeguati depositi di superficie, mentre i restanti 15.000 mc andrebbero stoccati in depositi di profondità, che nessuna nazione europea ha mai realizzato.
Ciò premesso, ci troviamo a metà del 2019 e, come cittadini, siamo completamente all’oscuro delle decisioni adottate dalle Istituzioni.
Di tanto in tanto rimbalzano tra i Media dichiarazioni di Personalità politiche che, a seconda dell’area di appartenenza, spaziano dalle rassicurazioni alle proiezioni più pessimistiche.
Secondo alcune, la Sardegna sarebbe la regione prescelta per via del fatto che è a bassissimo rischio tellurico e chi, addirittura, indica già la piana di Ottana come sito prescelto. Al contrario c’è chi assicura che la “meravigliosa terra di Sardegna” non merita di essere inquinata da tali scorie e che non lo sarà in alcun modo, o chi invece, più tecnicamente, sostiene che la Sardegna è già scartata a priori per via della pericolosità che il trasporto via mare delle scorie, comporterebbe sicuramente.
Come sardi, dunque, possiamo restare tranquilli?
Partendo dal presupposto che nessuno vorrebbe il deposito nel proprio territorio, è abbastanza comprensibile come l’alone di silenzio imposto intorno a questo problema, non lasci presagire niente di buono! Mette in allarme un pochino tutti, consapevoli del fatto che le scorie, comunque, da qualche parte dovranno pur essere stoccate! Il timore è che, alla fine, la decisione politica sulla scelta del sito, sarà fortemente condizionata, non tanto e non solo dai parametri di cui si è detto, ma dalla potenza politica che ogni regione avrà nei confronti del governo in carica. Questo fatto deve costituire motivo di riflessione per noi sardi, e ci deve spingere a vigilare continuamente perché ciò non avvenga, impedendo che la Sardegna diventi la pattumiera dell’Italia.
Egoisticamente ci auguriamo che risponda al vero la notizia secondo la quale si starebbe pensando di smaltire all’estero le scorie, poiché ci sarebbero delle nazioni disposte ad accettarli (Slovacchia?).
Vigilare, comunque, deve restare per noi sardi un costante imperativo!
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