Siddi, Antonio Puddu. Dall’alto


di Efisio Cadoni
Sono tornato a Siddi per salutare in questa terra l’amico Antonio Puddu, nella parrocchia del suo paese natío. L’último saluto. Conosce gli uòmini della sua Sardegna, come conosce la terra di Siddi e tutt’intorno a Siddi e fino ai límiti del mare, dove nacque ottantanove anni fa, nel Trentatré, fin da quando correva tra le spighe, i covoni, dentro le aie, le masseríe, le fattoríe dei suoi avi, i concus e i don della Marmilla, fin da quando rincorreva buoi e cavalli nella mente di suo padre, dove invece sua madre lo teneva dentro il grembo, prima ancora di potergli dare il suo latte o quello delle mucche o delle pècore della sua grande azienda. La sua Sardegna contadina ce l’ha dentro da sempre, dall’inizio del mondo. Ed è tutta nei suoi racconti e nei suoi romanzi. È uno scrittore che percorse le vie della sua scrittura con piede lento, con la velocità del passo d’uomo che non ha fretta, perché sa che la vetta del monte non si raggiunge col fiatone. Gli anni pàssano lenti e lenti passàvano come lentamente nascévano le sue storie che resteranno sempre.   [caption id="attachment_97980" align="alignleft" width="234"] Antonio Puddu[/caption] Antonio Puddu con il suo primo romanzo, “Zio Mundeddu”, vinse il Grazia Deledda òpera prima nel 1968 pubblicato con Cappelli. Poi púbblicò “La colpa di vívere”, presso Bastogi, nel 1983, quíndici anni dopo il primo; il suo capolavoro, ben stimato è presentato da Michele Prisco. Nel 1996 púbblicò, sempre con Bastogi, i racconti de “La valle dei colombi”, per i quali venne scelto tra i finalisti del Dessí.  E son passati altri trédici anni. Nel 2001 esce il suo terzo romanzo che conclude la “trilogía delle generazioni”. Son passati appena cinque anni dalla sua última pubblicazione. Último , il piú recente, il suo quarto romanzo, il quinto suo libro, viene pubblicato come tutti, fuorché la prima edizione di Zio Mundeddu, dall’editrice Bastogi di Àngelo Manuali, dieci anni dopo, ossía nel novembre del 2011, con il títolo  L’orto degli alveari. Tra gli autori sardi appare il primo a inventare il linguaggio italo-sardo, il cosiddetto italiano regionale della Sardegna, usando non solo la sintassi propria della lingua sarda, ma anche varie parole italiane che hanno radicale e piena somiglianza con le corrispondenti parole sarde. Ogni suo scritto è oggetto di studio, già da lunghi anni, per le tesi universitarie delle Facoltà di Léttere di varie Università italiane. Oggi conosce ancor di più dal suo paradiso, Siddi e la nostra Sardegna e la nostra Italia e il nostro mondo di cui ha scritto con profondità. Il tempo dell’uomo continua lento. Eppure ottantotto anni sono passati in un lampo. Per lui. E per tutti noi, per ciascuno di noi, davanti al suo último letto di legno, il nostro tempo individuale ha raggiunto gli anni singolarmente, anch’essi in un istante, passati. Ma per Antonio Puddu, che non è più tra noi, il tempo non c’è piú, perché lui è fuori del tempo. Ma il suo tempo passato ce l’ha ancora davanti perché lo ha fermato per sempre con le sue parole scritte, con le sue parole d’arte, di narratore, infondendo in noi lettori le emozioni e i sentimenti che ci ha comunicato e perciò, come altre volte ho scritto, è ancora in comunione con noi, anche dopo il suo fatale 26 di gennaio del ventiduèsimo anno del secondo millennio.

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