Un autentico scippo con un taglio complessivo delle risorse stimabile intorno al 60% che andrà a incidere non poco sulle programmazioni e sui bilanci dei comuni interessati. Non bastasse, gli importi che la L. 104 del 1990, legge di riferimento che disciplina il rapporto stato comuni oberati da servitù militari, prevedeva venissero erogati ogni quattro anni risulta essere sempre più disattesa. I nove anni di arretrati ancora da liquidare che pongono lo stato in una situazione di forte morosità nei confronti dei comuni beneficiari ne è la più valida testimonianza. Gli ultimi versamenti infatti risalgono ormai al lontano 2012 e riguardavano le annualità 2005-2009. Risorse fresche, importanti e quanto mai utili in un periodo di forte crisi come quello attraversato dagli enti locali che in più di una occasione hanno indirizzato a Roma richiesta per l’incasso delle indennità pregresse, una maggiore puntualità nei pagamenti e che gli stessi vengano eseguiti con periodicità annuale. Una situazione alla quale la politica regionale sempre troppo servile e mai abbastanza rivendicativa nei confronti del potere romano ha mai voluto porre rimedio. Il problema degli indennizzi e la tempistica di erogazione degli stessi su base annuale è stata infatti solo sfiorata nel patto sulle servitù militari firmato nel dicembre scorso da Pigliaru e dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti. «Arbus per esempio - tiene a precisare il vicesindaco Michele Schirru - oberato di servitù militari nell’area di Capo Frasca per oltre 1400 ettari di territorio passa da un indennizzo di circa 1.300.000 euro ad appena 480.000 euro. Tagli e tempi di pagamenti davvero inaccettabili». Un vero salasso per le casse comunali che attraverso l’utilizzo di questi indennizzi poteva programmare, così come prevede la normativa a parziale risarcimento delle aree militarizzate, importanti opere pubbliche. Un vero e proprio passo indietro rispetto alle aspettative fortemente alimentate con gli accordi di fine anno. Lo stato italiano sembrerebbe non volerne proprio sentire di alleggerire la presenza militare in Sardegna. Insomma nessun atto di buona volontà, anzi lo stato da sempre nei confronti dell’isola “ padre-padrone” gioca al rialzo: zittisce le proteste e decurta con forza e arroganza in modo unilaterale quei già miseri indennizzi.
Gianni Vacca
Servitù militari nell’isola
Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo soggetto a vincolo di servitù militare. A questi vanno aggiunti in occasione delle esercitazioni uno specchio di mare interdetto alla navigazione e alla pesca di oltre 20 mila chilometri quadrati. Dieci i comuni interessati: Arbus, La Maddalena, Villasor, Decimomannu, Villaputzu, Perdasdefogu, Villagrande Strisaili, Ulassai, Teulada e Sant’Anna Arresi. Nell’isola sono presenti i poligoni missilistici di Perdasdefogu di 12.700 ettari, le esercitazioni a fuoco di Capo Teulada con 7.200 ettari , l’aeroporto militare di Decimomannu, il poligono per esercitazioni aeree di Capo Frasca che ricade in territorio Arburese per una superficie di 1400 ettari, enormi depositi di Carburanti a Cagliari e numerose caserme e sedi di comandi militari. (g. v.)
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