Serrenti, meno vicoli per i centri storici dei piccoli comuni


di Fulvio Tocco
La questione delle case abbandonate, o dei ruderi dimenticati, ci induce a pensare che sull’urbanistica dei centri storici qualcosa bisogna cambiare per incentivare le ristrutturazioni e il conseguente utilizzo. Le regole attuali, o le forme di attuazione adoperate, non facilitano i recuperi e i titolari lasciano crollare l’immobile, senza che nessuna istituzione (di fatto) possa impedirglielo, causando ulteriore degrado in un quartiere in cui ci sono già delle case disabitate. Continuando di questo passo, interi quartieri saranno disabitati, e coloro che hanno la responsabilità politica e tecnica non si potranno giustificare dicendo che hanno attuato correttamente la normativa edilizia vigente! La conoscenza degli studiosi e dei tecnici va utilizzata anche per suggerire delle nuove soluzioni per cambiare in meglio e non per la conservazione (anche se legale) dello status quo che porta al degrado edilizio prima e allo svuotamento di interi quartieri dopo. Per i centri storici, abbiamo bisogno di meno vincoli, tempi più brevi e regole più flessibili per i cittadini che devono ristrutturare la propria casa. Se in un comune sono presenti numerosi immobili transennati, cadenti o semplicemente in stato di abbandono da oltre trent’anni, è anche vero che ci sono persone che, avendo più di un’abitazione, trascurano i propri stabili favorendone la fatiscenza prima del tempo. Il disinteresse di questi può comportare dei rischi per il legittimo titolare e per i cittadini che abitano nelle case adiacenti.  Addirittura, c’è la probabilità di dover pagare il risarcimento nel caso di danni. Ma neanche questa forma di responsabilità spinge i possessori al recupero (o alla vendita) dell’immobile, evidentemente c’è qualcosa che non va nella normativa vigente. Sulla questione, prima che sia troppo tardi, abbiamo bisogno di una vera e propria svolta nel concetto urbanistico dei piccoli comuni. Di conseguenza i sindaci, che hanno consolidato un interessante patrimonio di saperi sul tema, dovranno farsi carico di sottoporre l’argomento in sede regionale affinché si trovino le formule per incentivare i possessori (o i nuovi acquirenti) al riuso degli immobili disabitati. Il recupero degli edifici vuoti è un tema centrale per le zone interne e per i piccoli comuni. La scommessa è capire come e cosa fare.  E non è solo una questione tecnica. È il cambiamento delle politiche con le quali dobbiamo far rivivere quartieri interi e paesi interi.  La Sardegna, con delle soluzioni originali, può rilanciare i comuni rurali. È una questione di programmazione che deve partire dalla costatazione che non è necessario consumare ulteriormente suolo.  L’urbanistica dei comuni rurali è ancora legata alla Pianificazione attuativa, ma sono modelli da ripensare per evitarne la scomparsa. È un dovere da parte degli Enti locali lanciare l’allarme sulla gravità della situazione (sui fenomeni di spopolamento, di abbandono degli immobili e di chiusura di molte aziende), che potrebbe accentuarsi ulteriormente senza i necessari provvedimenti di contrasto.

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