I serrentesi, con SerrenFest, stanno riscoprendo il valore della partecipazione. La risposta della comunità alla nuova festa - voluta dall’Amministrazione comune, dalla Pro Loco, dal Comitato di San Giacomo, dalla Protezione Civile, da numerose altre realtà organizzate e da tanti cittadini che hanno aperto ai visitatori le loro case - è stata positiva. È la conferma che quando si crea uno spazio condiviso, aperto, inclusivo e costruito dal basso, le energie latenti della comunità tornano a muoversi.

Per il sindaco Pantaleo Talloru, SerrenFest non è solo una festa: è un’occasione in cui le persone si riconoscono, collaborano, si mettono in gioco e riscoprono il piacere di fare qualcosa insieme per il proprio paese. Per gli organizzatori si è trattato di un lavoro impegnativo, portato avanti con dedizione e senso di responsabilità, ma i risultati di questa prima edizione sono stati evidenti: una comunità partecipe, un clima di entusiasmo diffuso e la consapevolezza che Serrenti può crescere proprio a partire dalla forza delle sue relazioni.
Per Andrea Campo, presidente della Pro Loco, il vero valore di SerrenFest risiede nella collaborazione tra associazioni, gruppi e cittadini. «SerrenFest - dice ancora Andrea Campo - è stato molto più di una festa dei pistoccheddus de cappa, degli asparagi, della trachite, del pane o dei ravioli: è stato un racconto collettivo di ciò che Serrenti sa essere e sa fare.

Soddisfazione è stata espressa anche da Franco Puggioni, cassiere della Pro Loco, che si è speso con grande energia per ottenere il consenso dei proprietari delle case campidanesi ad aprire i loro portoni ai visitatori e per assicurare il sostegno di sponsor importanti. Franco, inoltre, si è assunto l’impegno di garantire il funzionamento del forno comunitario, insieme a Fabio Matta, Stefano Tumminia e Giancarlo Furcas, coordinando la produzione del pane agli asparagi offerto ai visitatori. Un lavoro intenso, portato avanti con competenza e spirito di servizio, che ha dato un risultato eccellente e molto apprezzato dal pubblico.
Entusiasmo condiviso anche da Tore Melis, amministratore e fondatore del Comitato permanente di San Giacomo e Sant’Anna, sostenitore della prima ora di un’iniziativa capace di coinvolgere l’intero paese e di valorizzare la creatività dei serrentesi. Una creatività che si è espressa nella realizzazione del Museo dei prototipici in acciaio da parte di Rossano Putzu, nella Sala cinema di Marino De Bois dedicata alla tradizione cinematografica serrentese e nel Parco di Monti Mannu, restituito alla comunità come spazio di incontro dall’instancabile Angelo Lisci.

Questa stessa creatività è emersa con forza anche nella partecipazione delle massaie alla preparazione dei pistoccheddus de cappa: dolci identitari ottenuti da pochi ingredienti, ma frutto di un sapere antico che si tramanda nel tempo e che rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura serrentese. Le maestre Francesca Lisci, Piras Iolanda, Marina Musio, Rita Ennas, Claudia Tiddia, Serenella Sanna, Rosanna lisci, Claudia Musio e Giulia Musio hanno mostrato una maestria capace di affascinare e incuriosire i visitatori, trasformando ogni gesto in un racconto vivo della tradizione. Le stesse maestre si sono già accordate per garantire che i dolci non manchino nelle prossime edizioni, confermando il loro impegno nel custodire e condividere questo patrimonio identitario.
Per quanto riguarda i servizi garantiti nei due giorni di SerrenFest, è intervenuto anche Silvano Pasci, presidente della Prociv, una delle presenze più costanti e affidabili in ogni iniziativa locale. Pasci ha ricordato l’impegno assunto dal gruppo: offrire ai visitatori un servizio di accoglienza puntuale e ordinato presso la Vetrina della terra cruda. Un impegno che - come ha sottolineato - è stato pienamente mantenuto grazie al lavoro coordinato dei volontari e alla loro capacità di gestire con professionalità i flussi di pubblico durante l’offerta ristorativa.

Il contributo della Prociv ha rappresentato un tassello fondamentale per la buona riuscita della manifestazione, confermando ancora una volta quanto il volontariato organizzato sia essenziale per la sicurezza, l’ospitalità e il buon funzionamento degli eventi comunitari.
Significativa è stata la presenza della Pro Loco di Segariu, che si conferma tra le realtà più attive della Sardegna. Il gruppo ha proposto diversi laboratori, tra cui quello dedicato alla valorizzazione della fregola sarda, preparata con grande maestria direttamente davanti ai visitatori, suscitando grande interesse.

L'animazione sul piazzale della Vetrina della Terra Cruda è stata assicurata dal Gruppo Culturale Alessandra Sorcinelli, che ha portato una ventata di simpatia e allegria, contribuendo a rendere l’atmosfera ancora più accogliente e partecipata. SerrenFest è stata anche tanta musica e tanto folk, con coreografie coinvolgenti che hanno dato colore e ritmo alle due giornate, rafforzando il clima di festa e di condivisione.
Tanti sono stati gli espositori e gli artisti animatori presenti a SerrenFest. Gli stand hanno messo in evidenza la produzione dei pistoccheddus de cappa, dei legumi, dell’asparago, del formaggio e della birra, offrendo ai visitatori un quadro ricco e autentico delle eccellenze locali.

Curiosa e molto apprezzata è stata la presentazione, per la prima volta, della birra prodotta da Daniele Bandino. Accolta con entusiasmo e buonumore, ha riscosso un successo tale che, dopo la serata del 2 maggio, il giovane produttore ha dovuto “chiudere bottega” per il tutto esaurito.
Un segnale chiaro: la prima edizione di SerrenFest non è stata solo una vetrina delle tradizioni, ma anche un’occasione capace di stimolare nuove iniziative e incoraggiare i giovani a mettersi in gioco con creatività e coraggio.
Alla conclusione della festa, il presidente della Pro Loco Andrea Campo — anche a nome delle associazioni coinvolte — ha espresso parole di sincero ringraziamento. Ha ricordato come SerrenFest sia nato dal desiderio di creare qualcosa di nuovo, capace di raccontare storia, tradizioni ed eccellenze di Serrenti. La risposta è stata positiva: tanta partecipazione, entusiasmo e presenza di compaesani e visitatori.

Campo ha riconosciuto che non tutto è stato perfetto e che alcune criticità sono fisiologiche in una prima edizione, ma proprio da queste si cresce. Il vero valore della manifestazione è stato nella collaborazione tra associazioni, gruppi e cittadini ad esperienze autentiche.
SerrenFest è stato il racconto di una comunità che si apre, si riconosce e cammina insieme. Una festa che si attendeva da tempo, come naturale completamento della grandiosa celebrazione di Santa Vitalia e di quella di San Giacomo, nate dalla cultura rurale di altre epoche storiche. SerrenFest si inserisce in questo solco, rinnovandolo: un ponte tra tradizione e presente, capace di unire la comunità e di restituire a Serrenti il gusto di ritrovarsi attorno alle proprie radici.
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