Serramanna, il tributo e la bellezza


di Angelo Atzori
A distanza di qualche mese dalle elezioni amministrative, il dibattito politico entra nel vivo delle scelte per l’interesse della collettività. Fra i diversi punti all’ordine del giorno discussi durante l’ultimo Consiglio comunale del 2021, uno di essi riguardava la determinazione delle addizionali comunali Irpef. A quanto pare, sarebbe stata introdotta la formula degli scaglioni di reddito e in ragione delle aliquote corrispondenti per questo 2022, ci si aspetta, ancorché di modesta entità, un aumento di imposta rispetto all’anno precedente. Per i serramannesi, il rincaro andrà a incidere per lo più sulla fascia di reddito dai 15 ai 28 mila euro. Secondo quanto si apprende, ma l’importo ovviamente è ancora tutto da verificare, si prevedono circa settantamila euro di maggiori entrate per il Comune. Nulla di particolarmente significativo rispetto alle tante voci che compongono il bilancio di un’amministrazione comunale ma, si sa, sul concetto di prelievo fiscale in generale, tema scottate, si destano le più svariate opinioni. Una, celebre, che tutti ricordiamo, risale a oltre quindici anni fa. Venne manifestata dal compianto Tommaso Padoa Schioppa, ministro delle Finanze, fra i massimi esperti in materia, che definì le tasse una cosa bellissima; il prestigioso economista ne mise in luce la natura più profonda e nobile. In quest’ottica, tutti i contribuenti, chi più chi meno, assumono un ruolo di primo piano per la realizzazione del benessere nella comunità. Niente da eccepire, figuriamoci. Tale massima si potrebbe applicare anche nel nostro caso? Se così fosse, ci permetteremmo un’osservazione. Quando si parlerà di Imu, paghi della bellezza già contemplata per l’Irpef, si potrebbe immaginare che i contribuenti saranno ormai ben lieti di vedersi sollevati dalla riflessione su considerazioni di natura estetica. O no?  

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