Settembre 2010; una data che i senorbiesi tarderanno a dimenticare e su don Alberto Pistolesi tante ancora saranno le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Per tutti rimarrà impresso il volto di un sorriso, amato dai giovani verso i quali vale più uno sguardo d’affetto che mille discorsi. Di questo valore cogliamo lo spessore attraverso le parole di due ragazzi, due studenti di scuola superiore i quali durante la loro infanzia e prima giovinezza, in oratorio e nella comunità parrocchiale hanno vissuto e sperimentato la fede, l’empatia e il carisma relazionale di don Alberto. [caption id="attachment_94490" align="alignleft" width="493"]
Samuele e Daisy[/caption]
Loro sono Samuele e Daisy, il portamento di due adolescenti che si affacciano nel mondo degli adulti, e nel loro spirito la malinconia si legge negli occhi. Vive in loro ciò di cui hanno fatto esperienza, nell’immagine ancora fresca del tempo passato e con le numerose incognite per il futuro, per quel che sarà la loro vita e il loro impegno di cristiani nel mondo.
«Don Alberto era già conosciuto - ci dice Samuele - perché come parroco aveva fama di efficace animatore. Il suo sorriso è ciò che maggiormente mi è rimasto impresso e la presenza qui a Senorbì - per me come per buona parte dei ragazzi durante quei due anni - è stata assolutamente indimenticabile. L’ho visto per l’ultima volta quest’estate, in occasione di una delle sue uscite con il gruppo di Sinnai, nelle piscine Ranoplà di Ortacesus»
«Io non ricordo la prima volta perché era troppo piccola - prosegue Daisy - ma ricordo bene di aver preparato con lui il sacramento della prima confessione. Era bello andare in chiesa; aveva il dono di catturare l’attenzione e coinvolgerti nella vita parrocchiale. Lui ha inaugurato l’oratorio; c’era la domenica oratoriale ed era una giornata straordinaria. Era come se si rinvigorisse la mia fede e aspettavo gli incontri della pastorale giovanile. Riusciva a suscitare la fiducia in me stessa e si accorgeva di qualsiasi nostra difficoltà; riconosceva gli sguardi».
«In famiglia - aggiunge Samuele - abbiamo ripensato al fatto che per i giovani nati nella seconda metà degli anni Novanta la sua presenza è stata dirompente poiché ha saputo offrire loro un’alternativa ai pomeriggi vuoti e alle serate perse a far nulla nella strada coinvolgendoli in attività ricreative, viaggi - sono stati a Bergamo e Milano - incontri, campi scuola. Riusciva a convincere i nostri genitori quando ve ne era necessità. Dopo la messa, usciva insieme ai fedeli e sul sagrato salutava tutti. Oggi ci avrebbe detto di non arrenderci; Don Nicola in questi giorni ha parlato con noi e ci ha riferito che quando capitava che con don Alberto, fra loro, discutessero di questa pandemia, lui sosteneva - con lucida consapevolezza - che i segni della crisi vi erano già da prima che il virus facesse la sua comparsa. Don Alberto ci mancherà, molto».
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