Arbus, Sant’Antonio 2021: andata e ritorno in solitudine


di Gianni Vacca Cinzia Mereu
Anche quest’anno la 325 edizione della festa di Sant’Antonio con la quale Arbus e un intero territorio  rendono  onore al Santo “Antoi de Padua”, il Santo che porta il Bambin Gesù in braccio e nella mano sinistra un giglio, “su lillu”, simbolo di purezza che protegge gli  innamorati, il matrimonio, la famiglia, gli orfani e i detenuti, si terrà causa la perdurante  situazione di emergenza sanitaria che impone ancora il divieto di assembramento e l’obbligo di distanziamento esclusivamente attraverso le funzioni religiose.  “La parrocchia San Sebastiano Martire rende noto che i giorni dei festeggiamenti religiosi in onore di Sant’Antonio da Padova saranno il 13- 19-20-21-22”. Naturalmente, come lo scorso anno, “non operativo” il  comitato nominato dal parroco don Daniele Porcu “Passu passu cun tui Antoni Santu” che avrebbe dovuto organizzare e curare  di concerto con le autorità ecclesiastiche la parte concernente gli intrattenimenti civili.  Una decisione sicuramente non presa a cuor leggero vista la devozione che gli arburesi e l’intero territorio nutrono per questo Santo costretto per il secondo anno consecutivo a percorrere senza fedeli, senza pubblico e senza le tradizionali traccas al seguito i 33,5 km che separano la chiesa di San Sebastiano abituale dimora del Santo a quella eretta secoli fa quindi abbattuta e poi ricostruita a metà del secolo scorso posta nella borgata di Sant’Antonio di Santadi. [caption id="attachment_87222" align="alignnone" width="960"] Sant'Antonio simulacro e processione in una delle passate edizioni[/caption] Mancheranno naturalmente sia alla partenza che al rientro del Santo i suoni, i colori e la folla di due interi paesi, Arbus e Guspini, che con devozione si riversano in strada al passaggio del Santo. Niente Banda Musicale, niente traccas e niente launeddas. Mancheranno anche i cavalieri e i tantissimi figuranti che nel loro costume tradizionale portano il saluto e la devozioni di numerosi centri dell’isola. Il Santo verrà adagiato sul cassone di un’auto e accompagnato sempre in auto dalle sole autorità civili, militari ed ecclesiastiche ma senza la presenza dei fedeli. La partenza del Santo è prevista sabato 19 dopo la Santa Messa che verrà celebrata in forma contingentata in Piazza Immacolata con inizio alle ore 19 mentre il rientro del Santo dalla borgata di Santadi, come da programma, avverrà martedì 22 dopo la Santa Messa delle ore 18.  Le funzioni religiose verranno celebrate da don Daniele Porcu parroco della parrocchia San Sebastiano e da don Eliseo Lilliu responsabile della borgata di Santadi. Sant’Antonio sarà  onorato con le funzioni religiose sia ad Arbus sia  nella frazione di Sant’Antonio di Santadi dove all’interno della chiesetta a lui dedicata è presente una statua del Santo. Saranno celebrate numerose messe e presumibilmente saranno effettuate le tradizionali benedizioni del pane e degli ammalati e quella molto significativa del lunedì che culminerà presumibilmente con la benedizione dei campi, rito che ricorda come la  grande devozione al Santo abbia chiare origini contadine. Tra le ricorrenze presenti nella nostra isola la festa di Sant’Antonio è collocata per longevità al terzo posto, immediatamente dopo Sant’Efisio che risale al 1657 e a Sant’Antioco le cui celebrazioni al Santo Patrono Martire della Sardegna sembrerebbero risalire al 1519.        Gianni Vacca  

Arbus orfano della sua festa: due anni senza sant’Antonio

Da un anno e mezzo le nostre vite sono cambiate, hanno preso ritmi diversi, costrette ad imparare a convivere con le restrizioni che la pandemia impone. Tutto si è congelato, in attesa di tempi migliori, e le innumerevoli feste e tradizioni centenarie che la Sardegna vanta si sono dovute fermare di fronte al COVID. Abbiamo assistito a una festa di sant’Efisio nuova, silenziosa, lontana dagli sfarzi e i colori che Cagliari offre il primo maggio per rendere omaggio al suo santo più importante. Non ci sono state la cavalcata sarda, il carnevale di Tempio e nessuna discesa de su componidori assieme alle spericolate pariglie. Anche Arbus ha dovuto rinunciare ai grandi fasti della sua festa più grande, quella di Sant’Antonio, che da oltre trecento anni riscalda il cuore degli arburesi, unendoli in uno dei pellegrinaggi più lunghi d’Europa. Una ricorrenza sentitissima dunque nell’ex paese minerario, che raccoglie tutta la comunità. Uomini, donne, bambini e anziani, assieme alle svariate associazioni e al Comitato Sant’Antonio collaborano attivamente per la buona riuscita di una festa, che negli ultimi anni ha assunto una risonanza sempre maggiore. Gruppi folk da tutta l’isola, ma anche tanti turisti, oltre a tanti arburesi emigrati, giungono ad Arbus la mattina della partenza del santo verso Sant’Antonio di Santadi, per godersi quello che forse è uno dei momenti più emozionanti dei quattro giorni di festeggiamenti, che si svolgono tendenzialmente nella seconda metà di giugno. Fiumi di fiori invadono la via principale del paese al passaggio del simulacro, accuratamente posati dal gruppo de “sa ramadura” e carri a buoi e traccas a motore seguono il cocchio nel suo lungo viaggio. [caption id="attachment_87225" align="alignnone" width="960"] Gioiosa preparazione de "sa ramadura" edizione 2019[/caption] La pandemia ha interrotto la crescita che la festa stava attraversando negli ultimi anni, ma non ha certamente fermato una tradizione secolare come quella del pellegrinaggio del santo. Già lo scorso anno ci si è impegnati affinché la statua raggiungesse, seppur in macchina e in solitaria, la vicina frazione di Santadi, per far poi ritorno nella chiesa di San Sebastiano il martedì successivo. Anche quest’anno purtroppo le limitazioni impediranno di riportare la festa ai suoi vecchi albori, nella speranza che tuttavia la tradizione non si interrompa mai e che il prossimo anno si possa tornare a celebrare con gioia e devozione Sant’Antonio. Nell’attesa che i tempi migliorino non ci resta che augurarci soltanto una cosa: attrus’annus mellusu cun salluri.            Cinzia Mereu  

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