Pensa e ripensa cercava qualcosa, anche un piccolo gesto per rendersi utile durante questa pandemia. Nessuna competenza sanitaria ma tanta volontà e un cuore votato all’altruismo. Alice Atzei, 31 anni, di Sanluri, si è rivolta ai più piccoli, ai bambini, che, in questo periodo di emergenza, chiusi nelle loro case sono stati dimenticati dalle istituzioni. La Pasqua si avvicinava e lei ha pensato di renderla meno anomala, proponendosi, gratuitamente come “Postina pasquale”. In pratica si è messa a disposizione dei sanluresi per consegnare i doni pasquali: inizialmente erano solo le uova che i nonni e i padrini volevano consegnare a nipoti e figliocci. «In questo periodo di stop lavorativo ho pensato a un piccolo gesto per poter in qualche modo essere utile. Quando ho avuto l’idea mi sono informata c sulla possibilità di realizzarla e, armata di guanti, mascherina e disinfettante mi sono proposta alla gente con un post su facebook», racconta Alice.
Non se l’aspettava un tale successo.
Arrivava nelle case suonava il campanello ed esordiva: “Sono Alice e ti porto il dono di…”
Racconta Alice: «I nonni mi contattavano, mi consegnavano le uova in sicurezza e io le portavo alle case dei nipoti. Non avvisavo, tanto erano in casa. Suonavo, spiegavo chi ero e lasciavo sull’uscio di casa le uova, spesso erano accompagnate da un biglietto. A volte mi è capitato di vedere in lontananza il sorriso dei bambini oppure, dopo la consegna richiudendomi alle spalle la porta d’ingresso, ho sentito le urla festanti dei più piccoli. Tutti attimi che mi hanno riempito il gioia».
Le richieste di recapitare i doni non si sono però limitate alle sole uova pasquali. Sono arrivate anche proposte di consegna di altri regali, soprattutto dolci fatti in casa e qualche altro presente come i libri.
Alice non si è tirata indietro. «Erano i dolci pasquali fatti con il cuore. Visto che quest’anno non si potevano assaporare insieme tante mamme hanno preparato i vassoi per consegnarli alle famiglie dei loro figli. Molte di loro però volevano fare una sorpresa e avevano difficoltà a spostarsi. Mi ha colpito l’attenzione e la cura delle confezioni preparate artigianalmente ma eleganti e di buongusto e soprattutto i biglietti di accompagnamento ricchi di amore e speranza. Ho visto negli occhi la felicità di chi si apprestava a fare il dono ma anche tanta gioia e commozione da parte di chi riceveva l’inaspettato pensiero».
Tra il sabato e la domenica di Pasqua Alice non si è fermata un attimo, ha perso il conto di quante consegne ha fatto: «Faceva anche caldo, ritiravo le uova e consegnavo velocemente, ma non sempre ci riuscivo. Perché nessuno dei “clienti” aveva fretta. La maggior parte voleva trattenersi a parlare, a raccontarsi. Ho notato che da parte di tutti c’è proprio la voglia di incontrarsi, di riprendere i contatti umani».
Un’esperienza che anche ad Alice ha dato tanto: «Nel lavoro che faccio non ho contatti con il pubblico, questa mia iniziativa mi è piaciuta tantissimo proprio per i risvolti umani sicuramente amplificati dalla situazione che stiamo vivendo. Il mio è stato un piccolo gesto che con quel dono ha fatto sentire più vicine tante famiglie».
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