Sandrino Carboni, bomber dell’Arbus degli anni settanta


di Fulvio Tocco
[caption id="attachment_116503" align="alignleft" width="346"] Sandrino Carboni[/caption] Colgo l’occasione per mettere in evidenza per i lettori de La Gazzetta del Medio Campidano un goleador che quando metteva la palla in rete non sapeva trattenere le lacrime dalla commozione. Per Sandrino Carboni era una reazione perfettamente normale per alleviare la tensione ed esprimere le sue emozioni. I tifosi dell’Arbus conoscevano questa sua sensibilità e puntualmente contraccambiavano sommergendolo di applausi sul campo di gioco.  

LA PASSIONE PER IL CALCIO

«La mia grande passione per il calcio nacque in un campetto che si trovava a fianco del Cimitero di Bonaria nella città di Cagliari. Io abitavo in via Milano per cui potevo beneficiare di quello spazio senza limitazione alcuna. Con un bel gruppo di amici, quasi tutti tra i 10 e i 12 anni di età, ci allenavamo tutti i santi giorni dalle 15 del pomeriggio sino all’imbrunire. Tra i più bravi ricordo: Gianni Ambrosini, Sergio De Gioannis, Alberto Alberti (Dumbeto), Franco Cappone, Sandro Piras, Gianfranco Pira e Roberto Fiorillo. Eravamo talmente appassionati che avevamo dedicato al calcio anima e corpo. Facevamo parte del Nagc (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori). Ci allenavamo molto per il piacere di farlo. Partecipavamo ai tornei dei Salesiani e di altre associazioni e ne uscivamo sempre vincitori per cui alla fine, gli organizzatori dei tornei, non ci invitavano più».

UN OSSERVATORE SPECIALE

«Durante gli allenamenti avevamo un osservatore speciale, il signor Carlo Sanna, ricordo che era figlio di un ferroviere, appassionatissimo di calcio, e ci "studiava" con grande attenzione dai bordi del campo. Grazie a lui fui ingaggiato dalla “Gennargentu Pacini”, presidente della società era Memmo Pacini il titolare dell’azienda che produceva i liquori. Da quel momento ogni ragazzo del gruppo andò per la sua strada. Memmo Pacini, fu uno dei pionieri del calcio sardo, dirigente appassionato che ha contribuito alla crescita del movimento calcistico dilettantistico regionale».

CONVOCATO PER LA RAPPRESENTATIVA REGIONALE

«All’ età di 17 anni, nell’anno 1967, sono stato convocato per la categoria "Allievi" per il primo allenamento della rappresentativa regionale da tenersi sello stadio “Amsicora” di Cagliari. Per me fu una grande emozione. E anche in questo caso non posso dimenticare di ringraziare uomini speciali come il Prof Siddi, Cenzo Soro e Carlo Pilleddu: erano i pilastri veri della Federazione».

AL MACOMER CALCIO

«Dopo alcuni campionati con la “Gennargentu Pacini ”, all’età di 17 anni, m’ingaggiò il “Macomer” che giocava in promozione. Ricordo che quei dirigenti quasi quasi mi “sequestrarono” pur di portami al “Macomer”. A quella società occorreva un prima punta di valore. In quella squadra incontrai Mariano Berria e Tonino Putzolu, due calciatori assai affermati. Alloggiavo al Motel dell’Agip e mi davano 250mila lire al mese. All’epoca era una bella cifra. Giocavo di prima punta e feci due campionati ad alto livello vincendo ogni anno la classifica dei cannonieri».

L’INDIMENTICABILE ACCOGLIENZA DEGLI ARBURESI

«Alla soglia dei vent’anni, in un campionato dei primi anni Settanta, venni ingaggiato dall’Arbus che giocava in promozione ad alti livelli. In questo comune sono stato accolto con grande affetto. Trovai un ambiente meraviglioso e di buon cuore: una combinazione formidabile che non si trova dappertutto. Io cercavo di contraccambiare impegnandomi al massimo sul campo. Loro si accorgevano di questo per cui, spesso mi coinvolgevano anche nelle loro iniziative private fuori dal campo».

PRIMA PUNTA NELL’ARBUS PER CINQUE CAMPIONATI DI FILA

«Per farla breve ci rimasi per 5 campionanti di fila segnando 72 goal: una bella tabellina di marcia. In quel periodo giocavo al calcio e lavoravo nel Ristorante Su Zaffaranu nel comune di Assemini, diretto dalla mia Compagna Maria, anch’essa cittadina di Arbus. Era un’epoca in cui guadagnavo abbastanza bene, possedevo una macchina di lusso, per cui i compensi che ricevevo dal calcio, negli ultimi anni cercavo di distribuirli tra i giocatori locali che ne avevano bisogno. Durante la mia permanenza nella squadra dell’Arbus ho avuto a che fare con tre presidenti: Dottor Frogia, Guglielmo Morelli e Angelo Diana».

L’ONORE D’INDOSSARE LE SCARPE DA CALCIO “PANTOFOLA D'ORO”

«Del periodo che giocavo nella squadra dell’Arbus, voglio ricordare un episodio poco noto, curioso e significativo: il rapporto privato che avevo col presidente Angelo Diana. In un momento di pausa mi rivolsi a lui chiedendogli un nuovo paio di scarpe da calciatore. Lui, senza tergiversare, mi rispose: “Se mi fai 10 goal ti comprerò le scarpe”. Io risposi per andare a segno però mi occorrono le scarpe nuove. Nell’arco di pochi giorni mi fece avere le scarpe da calcio italiane “Pantofola d'Oro”: Erano realizzate artigianalmente in pelle di alta qualità, utilizzando tecniche abbastanza sperimentate. All’epoca erano famose per essere eccezionalmente comode e indossate da calciatori professionisti e dilettanti di tutto il mondo. Erano scarpe adatte sia per terreni morbidi e per quelli compatti. Il presidente mi disse di averle pagate la bellezza di 290 mila lire. Parlo del Campionato di promozione 1975/76. Il campionato lo vinse il Carbonia. Nella partita Carbonia - Arbus io segnai 3 reti. I giornali isolani avevano titolato un articolo “Carbonia contro Carboni”. Segna Carboni! Io l’anno non solo rispettai il desiderio del Presidente Diana ma di reti ne misi a segno 17».

DAI DILETTANTI AGLI AMATORI

«Man mano che mandavo avanti l’attività di quel ristorante, l'attività quotidiana mi assorbiva talmente tanto che trovavo difficoltà ad assicurare la presenza agli allenamenti calendarizzati dalla società "Arbus calcio" ed andai a giocare, ancora per un anno, al “Villacidro”. Alla prima partita realizzai il goal vincente dell’uno a zero contro il Decimoputzu. Fu una festa. A fine campionato però smisi di giocare tra i dilettanti ma non abbandonai il calcio. Partecipai esclusivamente ai tornei occasionali: il mondo amatoriale di chi va a giocare con gli amici dopo il lavoro. In questo mondo ho potuto praticare il calcio, divertendomi, fino a 45 anni».

UNA DEDICA SPECIALE

«Se non ti dispiace, vorrei approfittare di questa vetrina che mi offri con la Gazzetta del Medio Campidano per ricordare il presidente dell'"Arbus calcio" Angelo Diana. Lui non c’è più, ma sento il dovere di dirgli che conservo ancora quelle scarpe della “Pantofola d'Oro”, pulite e rimesse a nuovo; le ho collocate in una bacheca. Per me sono un bene prezioso e vorrei donarle alla sua famiglia con la dedica seguente: “Caro Presidente mi avevi comprato le scarpe che ti domandai e tu come contropartita mi chiedesti almeno 10 goal. Quell’anno ne realizzai 17. Caro Presidente, missione compiuta! Ciao, ti voglio bene!”». Con queste parole Sandrino Carboni, calciatore eclettico e carismatico dell’Arbus degli anni Settanta, ha voluto rendere omaggio ai tifosi e a un presidente che stimava tanto per essere stato accolto non solo come giocatore di calcio ma come amico.

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