San Gavino, mostra d'arte al femminile


Organizzata e curata dall'artista Fernando Marrocu, con il patrocinio dal Comune di San Gavino, la mostra d’arte si è svolta dal 3 all'8 dicembre, nei locali di Casa Mereu, nella via Diaz di San Gavino. Dodici artiste Anna Cara di Pabillonis, Anna M. Piras di Villacidro, Betty Farchi, Antonella Manca di Villacidro, Lara Atzori di Pabillonis, Marie Atzeni di Baradili (ma residente in Francia), Maria Grazia Scanu di Guspini, Loredana Zara di Carbonia, Patricia Pardon francese, Serenella Sanna di Villacidro, Rosalba Cadoni di Carbonia, hanno esposto le loro opere pittoriche, ceramiche e scultoree. All’inaugurazione della mostra hanno presenziato il critico d'arte Giuseppe Marras, l'assessora alla cultura e alle pari opportunità Silvia Mamusa ed il prof. Toto Putzu, che è intervenuto su un tema attuale e di ampio respiro, ovvero l'importanza delle donne nella storia dell'arte mondiale. Dopo i saluti e i ringraziamenti del curatore della mostra, Fernando Marrocu, esperto d'arte, ceramista e pittore sangavinese (ma anche villacidrese d'adozione), il prof. Marras nelle sue considerazioni ha sottolineato come negli ultimi tempi il Medio Campidano stia vivendo un periodo felice per l'arte al femminile, poiché nella nostra terra si vede una vera e propria esplosione di creatività artistica, ancor più evidente se si opera un confronto col passato, quando le donne erano quasi del tutto assenti dalla produzione artistica ed anche i nostri avi maschi, oberati dal lavoro e da problemi più pressanti, derivanti dalla povertà, non avevano tempo da dedicare all'arte. Il critico ha poi offerto una descrizione tecnica delle opere esposte, muovendosi con disinvoltura attraverso le quattro stanze allestite, evidenziando l'eterogeneità degli stili, delle tecniche e dei soggetti rappresentati. Si è così notato come nell’opera di pittorica, a cavallo tra espressionismo e figurazione, della pittrice Lara Atzori prevalga la denuncia sociale e una satira molto pungente, mentre nelle tele di Antonella Manca, realizzate col pastello, emerga la delicatezza e lo stupore dei volti rappresentati. Le opere evidenziano approcci e sensibilità molto diverse tra loro, passando dalla tecnica accademica all'apertura verso modelli e stili provenienti dalle sperimentazioni contemporanee. Giuseppe Marras ha apprezzato in modo particolare le opere della ritrattista Anna Maria Piras, i cui volti si avvicinano all'iperrealismo, ambito in cui lo studio della luce da parte dell’artista si rivela essere un elemento dominante. Ha poi sottolineato come anche le opere più figurative tra quelle presenti siano comunque sempre espressione dei sentimenti e delle stesse esistenze delle artiste. Nell'esposizione si passa così dallo stile intimistico ed intrigante dei paesaggi romantici di Maria Grazia Scanu alle originali figure femminili di Patricia Pardon, di cubista memoria, per giungere ai tre quadri realizzati con stile figurativo dal gusto espressionistico onirico e materico di Simonetta Gallese ed arrivare alla cromia gioiosa di Serenella Sanna, che nella sua opera pittorica libera la sua trascinante voglia di vivere, che si esprime in un’atmosfera festosa, resa con un'esplosione di colori, unita ad una piena libertà espressiva delle forme. Nelle opere esposte dall’artista è così evidente la sua progressione verso gli altri e la pienezza esistenziale del flusso vitale, di bergsoniana memoria. Giuseppe Marras, nel descrivere i volti dolcissimi nelle opere della ceramista Loredana Zara, ha messo in luce come la ricerca artistica prevalga su elementi popolari, come la tegola, ed evidenzi una perfezione formale di matrice neoclassica. Per concludere, sono stati analizzati i dipinti della pittrice Marie Atzeni, residente in Francia dall'infanzia, che rispecchiano il suo grande amore per la Sardegna, per suoi paesaggi e le sue tradizioni, nonostante la sua lunga lontananza dall’isola. Marras, nel parlare delle maschere realizzate da Rosalba Cadoni, ha infine effettuato una sintetica storia della maschera, partendo da quelle puniche e autoctone, ancor più antiche, che in Sardegna avevano in origine un carattere religioso, per poi passare alle maschere teatrali della commedia dell’arte prima e del carnevale poi, sottolineando come anche le opere in esposizione contengano elementi della tradizione, liberamente reinterpretati secondo la creatività dell’artista.

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