L’uso delle leguminose in agricoltura riduce la dipendenza da fertilizzanti sintetici, la cui produzione è energivora e ad alta emissione di CO₂
di Fulvio Tocco
Mentre altrove si discute della mancata presenza di Pucci al Festival di Sanremo, oggi a San Gavino si è parlato di qualcosa di molto più concreto per il futuro della Sardegna. Laore, l’Agenzia Regionale per la Gestione e l’Erogazione degli Aiuti in Agricoltura, ha organizzato un incontro dal titolo “La filiera corta delle leguminose”, che ha richiamato una sessantina di operatori agricoli, tutti sinceramente interessati al tema. E non potrebbe essere altrimenti. I legumi sono una risorsa preziosa per tutti: pubblica amministrazione, produttori, allevatori e consumatori. Spesso ce ne dimentichiamo, ma sono insostituibili nell’alimentazione umana e zootecnica, e svolgono un ruolo fondamentale nella salute dei terreni agricoli. Dopo anni di concimazioni chimiche, le leguminose aiutano a rinaturalizzare i suoli, fissano carbonio, migliorano la fertilità e contribuiscono a rendere i terreni più protetti dagli incendi estivi.
C’è poi un aspetto economico che non va trascurato: più legumi coltiviamo in Sardegna, meno concimi azotati dobbiamo importare. E questo significa un beneficio diretto per la bilancia commerciale sarda.
Tutti conoscono ormai i vantaggi dei legumi nella dieta umana. È evidente, quindi, che produrli è interesse di tutti: per l’ambiente, per la salute, per l’economia. Eppure, nonostante questo, molti agricoltori non li coltivano perché non riescono a ottenere un reddito adeguato. Il risultato è che, se non li produciamo noi, li importiamo. Ecco perché non si può rinunciare ad un “Piano straordinario di valorizzazione” proposto dalla stessa pubblica amministrazione sia essa regionale che provinciale.
Da qui nasce una necessità chiara: servono incentivi mirati in aggiunta a quelli esistenti. Non un piano qualunque, ma un Piano straordinario di valorizzazione delle leguminose, costruito dal basso, condiviso con i produttori e le organizzazioni di categoria. Un progetto che sostenga concretamente, a burocrazia quasi zero, chi decide di investire in queste colture, riconoscendo il loro valore ambientale e sociale oltre che produttivo.
La Sardegna possiede tutte le condizioni per diventare un modello nazionale nella filiera delle leguminose. Non è un’utopia: lo ha già dimostrato in passato quando, prima che scelte politiche miopi e dannose sconquassassero il sistema istituzionale regionale, penalizzando territori, imprese e cittadini, fu ideato e realizzato il progetto agro-eco- ambientale "Vivere la Campagna". Nell’ultima annualità aderirono 1.368 imprese agricole dei 28 comuni del Medio Campidano, un risultato che testimonia quanto il tessuto produttivo fosse pronto e motivato.
Perché questo accada di nuovo serve una scelta politica forte, una strategia condivisa e la volontà di rimettere al centro l’agricoltura come leva di sviluppo. L’incontro di oggi va nella direzione giusta. Le parole del coordinatore di Laore, Francesco Sanna, confermano che ci sono competenze, visione e disponibilità a costruire un percorso concreto. Ora serve il passo successivo.
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