San Gavino Monreale: Daniel, il bambino nato senza mani e piedi, incontra Leao e gli altri giocatori del Milan


di Gian Luigi Pittau
  Dalla Germania al rientro in Sardegna per coronare un sogno. Così Daniel Solinas, un bel bambino di 7 anni emigrato nella città di Oldenburg e nato a San Gavino Monreale nel 2018 con una grave malformazione a tutti e 4 gli arti, senza piedi e mani, ha potuto incontrare i giocatori del Milan per un momento emozionante che non dimenticherà mai. Con lui erano presenti la mamma di San Gavino Eika Concu (32 anni), il padre Giuseppe Solinas (33 anni), originario di Guspini, la sorellina Aurora di 3 anni e i volontari dell’associazione Charlibrown, che ha permesso l’incontro al Thotel di Cagliari, dove erano alloggiati i giocatori rossoneri.  «Quando mio figlio Daniel ha visto Leao - racconta la mamma Erika - gli è andato incontro tutto contento e ha urlato il suo nome. I giocatori Gabbia, Bartesaghi, Ricci, Leao, Rabiot sono stati molto carini con Daniel: lo hanno abbracciato, gli hanno chiesto come si chiamava e se volesse fare la foto. I calciatori ci hanno firmato le magliette e hanno scambiato qualche parola con Daniel. Mio figlio usa le protesi alle gambe, ha anche degli ausili per le braccia ma non le usa perché preferisce fare tutto senza. Naturalmente usa anche la sedia a rotelle perché non sempre la protesi gli sta bene e spesso ha dolori. Durante la gravidanza la mia ginecologa tedesca mi ha sempre detto che Daniel era in salute. Ho fatto tante ecografie tra cui tre in 3D e non mi ha mai detto di questa anomalia. Nostro figlio non ha una sindrome specifica, ma ha un’agenesia a entrambe le gambe, per fortuna non ha né problemi al cuore né al cervello». Il sogno di incontrare i giocatori del Milan si è realizzato grazie all’associazione Charlibrown come racconta la presidente Manuela Ambu: «È stata un’emozione immensa vedere Daniel felice, mentre incontrava i suoi idoli e viveva una giornata che porterà nel cuore. Daniel affronta ogni giorno tante sfide legate alla sua condizione: per questo il suo sorriso, oggi, per noi vale tutto. È una piccola grande vittoria.  E ci ha riempito il cuore anche vedere papà Giuseppe felice: un papà che ogni giorno affronta prove importanti e che, per una volta, si è concesso un momento di gioia vera. Ringraziamo di cuore Erika e Giuseppe per permetterci da anni di essere al loro fianco. Un ringraziamento anche al Milan, sempre vicino alla nostra associazione e ai nostri bambini, con un’umanità e una disponibilità straordinarie». I genitori sardi sono emigrati per quel lavoro che troppo spesso in Sardegna rimane un miraggio: «Mio marito Giuseppe - racconta Erika - lavora in una piccola fabbrica di gelato da più di 7 anni. Io al momento non lavoro ma penso nel breve tempo di poterlo fare ora che Daniel è ben inserito a scuola col tempo prolungato fino alle 16 mentre Aurora va al nido. Daniel ha un carattere forte, è molto testardo: ama giocare con le Lego e disegnare. Ha iniziato la prima classe a fine agosto: si trova in una scuola molto organizzata con le classi che sono di 6 bambini.  Fanno tutte le terapie nell’orario scolastico e vari sport tra cui nuoto una volta a settimana». Così papà Giuseppe e mamma Erika seguono sia Aurora sia Daniel in tutti i suoi progressi e nei piccoli gesti della vita quotidiana: «Ogni giorno ringraziamo la vita per averci fatto il dono più grande, quello di essere i suoi genitori. Daniel ha scelto noi per accompagnarlo in questo lungo cammino della vita e noi ne siamo grati. Si conosce il vero significato della vita con un bambino diversamente meraviglioso. Per noi ogni giorno è una festa. Essere i genitori di Daniel ci ha reso coraggiosamente forti per questo ogni giorno siamo grati alla vita». Così Daniel ha realizzato il suo sogno e nel suo cuore c’è spazio non solo per il Milan ma anche per la squadra del Cagliari, simbolo della Sardegna per tanti emigrati e tanti appassionati di grandi campioni come Gigi Riva.

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