San Gavino, il caseificio chiude ma i 28 dipendenti non saranno licenziati


I sindacati: “Il territorio perde un’altra opportunità di sviluppo”

di Gian Luigi Pittau
   Dopo la mazzata per la possibile chiusura della fonderia, la mancata riapertura del mattatoio comunale, l’economia del paese continua a perdere importanti posti di lavoro. Lo storico caseificio di San Gavino, di proprietà da qualche anno della Tre A di Arborea, chiuderà entro l’estate anche se nessuno dei dipendenti diretti perderà il posto di lavoro. Lo assicura la stessa azienda che si dice pronta a garantire l’occupazione degli attuali dipendenti. «Lo stabilimento di San Gavino - fa sapere l’azienda -  chiuderà entro l’estate ma nessun lavoratore perderà il posto di lavoro. A tutti i 28 lavoratori è stata infatti offerta la possibilità di restare in azienda, nel centro distributivo di Monastir o presso lo stabilimento di Arborea, dove porteranno valore aggiunto in termini di professionalità ed esperienza sul campo. Non escludiamo il ricorso a lavoratori stagionali il cui inserimento verrà stabilito, come accade ogni anno, a seconda dell’andamento della produzione». Ma da parte delle segreterie dei sindacati confederali c’è molta preoccupazione perché continua l’emorragia di posti di lavoro del Medio Campidano. Lo rimarca Gabriele Virdis, sindacalista della segreteria della Flai Cgil: «Alcuni lavoratori sono stati già trasferiti nello stabilimento di Arborea e l’azienda ha garantito l’occupazione degli attuali dipendenti, ma nel nostro territorio si perde un’altra realtà importante e il sogno della provincia verde rimane tale. Siamo preoccupati per i lavoratori stagionali che corrono il rischio di rimanere senza lavoro e il nostro territorio continua ad essere mortificato. Con la chiusura del caseificio si perde un’altra opportunità di sviluppo e di lavoro nel settore agroalimentare anche se è importante che gli attuali posti di lavoro siano salvati». È perplesso anche Emanuele Incani, segretario provinciale della Fai Cisl: «Il trasferimento di quattro lavoratori è già iniziato a dicembre ed altri cinque sono stati trasferiti ora a gennaio. In questo modo lo stabilimento di San Gavino viene smobilitato e ci saranno disagi per gli spostamenti per gli altri lavoratori per i quali abbiamo chiesto un’indennità o un trasporto comune. Questo è l’ennesimo scacco per un territorio che si sta spopolando e non capiamo la strategia di chiudere il caseificio di San Gavino che ha prodotto grandi introiti all’azienda con la lavorazione del latte ovino e caprino, considerato un’eccellenza in tutta Italia. La Tre A vuole centralizzare tutto su Arborea ma avrebbe fatto bene a investire anche su San Gavino». Ma l’azienda Tre A spiega i motivi di questa decisione: «Lo stabilimento di San Gavino chiude per effetto della nuova congiuntura economica, aumento delle materie prime e dei costi energetici con le inevitabili ripercussioni su tutta la filiera, che ha avuto riflessi su tutte le aziende del settore lattiero-caseario e la decisione è stata presa in base ad attente e responsabili valutazioni di economicità, necessarie per favorire il bene attuale e prospettico della cooperativa, dei soci e di tutti i dipendenti. Il taglio delle referenze è stato generalizzato e non ha colpito soltanto i prodotti lavorati a San Gavino: quest’operazione non impedirà alla cooperativa di continuare a crescere sui mercati e a generare valore per il territorio, continuando a lavorare e distribuire prodotti di eccellenza in Italia e nel mondo».

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