“Amici questo gruppo nasce per salvaguardare Ingurtosu, il nostro grande borgo minerario caduto in rovina. Un luogo ricco di fascino e di storia ma con sempre più frane e discariche transennate e di edifici storici abbandonati”. Con questo messaggio che ha creato subito grande emotività in chi in quel borgo ci è nato e vissuto per anni, qualche giorno fa Caterina Pinna, ingurtosaia doc, ha dato vita su facebook al gruppo social “Salviamo Ingurtosu”. Centinaia e centinaia in poche ore le richieste di adesione giunte agli amministratori del gruppo. Tutte naturalmente avvolte in un inevitabile amarcord e accompagnate da struggenti e melanconici messaggi. “Ingurtosu nel cuore” scrive Patrizia da Roma , “Ingurtosu è la nostra storia e potrebbe essere il nostro futuro e quello dei nostri figli” messaggia Maria Luisa.
Inutile negarlo l’encomiabile iniziativa di Caterina Pinna è indirizzata non solo a far si che attraverso i social possa esserci per chi ha vissuto la straordinaria epopea mineraria anche se in modo solo virtuale una bella rimpatriata, ma è anche indirizzata a smuovere le coscienze e la sensibilità di chi, colpevolmente, per troppi anni ha permesso che una borgata come Ingurtosu ricca di un fascino particolare diventasse l’attuale tristissima ghost town.
Il futuro e la possibile rinascita di Ingurtosu corre dunque sui binari dei social?
Colpevolmente trascurato dalla classe politica, da Igea e dal Parco Geominerario, probabilmente si.
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